Crisi immobiliare in Germania. Verso l’esproprio di case per i colossi del settore?

Laura Naka Antonelli

19 Settembre 2026 - 18:30

Dopo lo shock della vittoria di AfD in Germania l’attesa è per questo altro voto previsto per domani. A Berlino esplode la frustrazione per la caro affitti.

Crisi immobiliare in Germania. Verso l’esproprio di case per i colossi del settore?

Nuova scossa in arrivo per la Germania di Friedrich Merz, dopo lo shock della vittoria dell’estrema destra di AfD nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt? Stavolta per la crisi immobiliare che sta stremando il Paese, in particolare Berlino?

Proprio domani, domenica 20 settembre 2026, i cittadini della capitale tedesca si recheranno alle urne, per il rinnovo del Parlamento della città-Stato, l’Abgeordnetenhaus. Le elezioni sono state già ribattezzate da qualcuno un referendum sul referendum, in un momento in cui i berlinesi sono alle prese con il problema del caro affitti, scatenato dalla scarsità dell’offerta di abitazioni.

Berlino al voto, la crisi degli affitti diventa il tema centrale

Perché un referendum sul referendum? Semplice: al centro della campagna elettorale c’è, tra le altre cose, il destino del referendum del 2021 sulla proposta di socializzazione delle proprietà delle grandi società immobiliari, che passò con il 59,1% dei votanti, mai attuata, nonostante i voti a favore.

Ed è su questo che punta la sinistra radicale Die Linke. Tra i cavalli di battaglia del partito, c’è l’attuazione dell’esito del referendum sull’esproprio delle proprietà dei colossi immobiliari che, pur passato nel 2021, è rimasto sulla carta.

Se diventasse operativa, la socializzazione degli immobili porterebbe centinaia di migliaia di appartamenti di Berlino sotto il controllo pubblico, a danno dei giganti del settore.

Caro affitti a Berlino, un dossier che l’estrema sinistra sta cavalcando

In attesa delle elezioni di domani, l’attenzione sul caro-affitti, portata avanti dalla candidata del partito Elif Eralp, è alta.

Tra l’altro gli ultimi sondaggi danno Eralp come favorita per sedersi sulla poltrona di sindaco di Berlino, tanto che è da un po’ che, nella capitale tedesca, si parla della possibilità di un “sindaco socialista” che guidi la città.

È stata Eralp stessa ad affermare che, se la confisca delle case dei giganti del mattone si concretizzasse, tra le potenziali vittime della misura spiccherebbe Vonovia, il colosso immobiliare quotato sull’indice Dax della Borsa di Francoforte, proprietario di 138.000 appartamenti a Berlino, molti dei quali in precedenza in possesso dello Stato, prima della privatizzazione di massa che avvenne negli anni 2000.

Nello sbandierare lo slogan “Berlino sociale”, la candidata sta raccogliendo i suoi frutti, come dimostra l’ultimo sondaggio condotto lo scorso 11 settembre da Forschungsgruppe Wahlen: il partito di estrema sinistra ha un consenso infatti pari al 23% nella capitale, superiore al 21% del CDU del cancelliere tedesco Friedrich Merz e al 17% del partito di estrema destra AfD. Tutti i partiti vantano una popolarità superiore rispetto a quelle del partito socialdemocratico SPD e dei Verdi.

Mentre l’AfD continua a portare avanti la sua battaglia contro l’immigrazione, il partito di estrema sinistra sta corteggiando i berlinesi, facendo leva sull’enorme frustrazione dei cittadini per gli affitti che continuano a lievitare, a causa della scarsità dell’offerta di immobili sul mercato: si calcola che Berlino avrà bisogno di 211.000 case entro il 2040.

Boom prezzi case e affitti, cosa è successo in questi ultimi anni a Berlino

Nel frattempo, le inserzioni pubblicitarie sugli affitti sono quasi raddoppiate dal 2014. Peccato che il numero di chi non può permettersi di pagare un affitto sia anch’esso salito, nell’ambito di un trend che è iniziato da molto tempo, visto che del caro affitti si parla in Germania da anni.

Basti pensare che, agli inizi del 2025, venne pubblicata un’analisi stilata dall’Istituto economico della Germania (Institut der deutschen Wirtschaft) che confermò come, già nel quarto trimestre del 2024, gli affitti a Berlino fossero schizzati al ritmo più alto dell’intera Germania. A fronte di un aumento medio degli affitti nella nazione pari al 4,7%, Berlino aveva assistito a un balzo dell’8,5%.

Non solo: tra il 2015 e il 2024 gli affitti richiesti a Berlino sono aumentati dell’85,2%, da €8,50 a €15,74 al metro quadrato.

Il caro affitti è continuato al punto da portare la sinistra di Linke a proporre, oltre all’approvazione del referendum del 2021, dunque alla confisca degli immobili dei grandi giganti tedeschi, altre misure, come il congelamento degli affitti per un anno, seguito da un tetto ai rialzi pari all’1%, e la riduzione forzata degli affitti superiori del 20% rispetto alla media dei prezzi locali.

La rabbia dei berlinesi: Chi può permettersi di pagare una cifra simile?

La rabbia dei berlinesi è palpabile, come dimostrano le manifestazioni che sono state organizzate proprio per protestare contro il boom degli affitti.

Lo scorso 5 settembre, in migliaia si sono riuniti a Berlino per far sentire la loro voce. Tra di loro, come ha riportato Reuters, Mareen Harant, residente della città, che ha detto che “a Berlino si può finire per pagare fino a €1,500 o anche di più al mese per un appartamento di una o due stanze. Chi mai può permettersi di pagare una simile cifra?”

Il referendum del 2021. Merz teme per gli investimenti, e qualcuno parla di bugia populista

Nel referendum del 26 settembre 2021, i berlinesi votarono a favore della proposta di chiedere al Senato di Berlino di preparare una legge per la “socializzazione” (Vergesellschaftung) degli immobili residenziali delle grandi società immobiliari private. Obiettivo: arrivare a circa 240.000 appartamenti sotto gestione pubblica/comune.

Intanto, le critiche alla strategia del partito di estrema sinistra non sono mancate, con il quotidiano Die Welt che ha definito la proposta della socializzazione degli immobili una “bugia populista, sostenendo che, anche sotto il controllo dello Stato, gli affittuari non riceverebbero alcun sollievo reale.

A opporsi strenuamente all’esproprio anche il cancelliere Merz, il cui partito CDU insieme ai socialdemocratici dell’SPD che formano la maggioranza di governo, ha proposto agli inizi di luglio una legge federale volta a proibire agli Stati tedeschi di trasferire sotto il controllo pubblico le proprietà private immobiliari: una decisione presa anche per non spaventare gli investitori che guardano al mercato della Germania. Il movimento a favore dell’espropriazione ha tuttavia reagito subito, parlando di divieto “incostituzionale”.