Crisi energetica, la Germania sola contro tutti in Ue: la strategia di Berlino per boicottare la riforma del mercato elettrico

Stefano Rizzuti

23 Febbraio 2023 - 15:59

La Commissione Ue presenterà a marzo la proposta di riforma del mercato elettrico, ma la Germania tentenna: Berlino sta preparando un piano per evitare le nuove regole e boicottare Francia e Spagna?

Crisi energetica, la Germania sola contro tutti in Ue: la strategia di Berlino per boicottare la riforma del mercato elettrico

La crisi energetica non è finita. E i suoi effetti, soprattutto, dureranno molto più a lungo di quel che pensiamo. Non tanto quelli diretti, come l’aumento dei prezzi, ma bisogna pensare a tutte le conseguenze indirette causate dagli scombussolamenti sul mercato energetico dell’ultimo anno. Un esempio concreto lo potremo vedere molto presto, con la riforma del mercato elettrico dell’Ue.

La Commissione europea presenterà la sua proposta di riforma il 14 marzo: la presidente Ursula von der Leyen illustrerà il piano per cambiare le regole attualmente in vigore. Ritenendo che quelle odierne non siano più valide in un mondo completamente cambiato rispetto a solamente un anno fa. Bisogna quindi cambiare strategia, stare al passo coi tempi.

Eppure la strada è già salita, ancor prima di iniziare a percorrerla: la Germania, sempre e comunque trainante nell’Ue, è riluttante. La posizione di Berlino non è ancora stata decisa, ma i primi segnali - come spiega Euractiv - sono tutt’altro che incoraggianti: il governo tedesco vorrebbe schierarsi contro la posizione comunitaria, aprendo uno scontro con chi, come Francia e Spagna, vuole a tutti i costi una riforma.

Perché serve una riforma del mercato elettrico in Ue

La necessità di una riforma si base su un semplice assunto: il mondo è completamente cambiato negli ultimi anni e, soprattutto, dal 2021 a oggi. Le rinnovabili sono la principale fonte energetica e diventeranno sempre più dominanti. E poi è cambiato tutto sul gas: con la crisi energetica, dettata dalla guerra in Ucraina, i prezzi hanno toccato livelli record. Ora sono riscesi, è vero, ma i valori sono ancora altissimi rispetto al passato. In più i costi sono completamente differenti rispetto a quando sono state pensate le regole oggi in vigore: le rinnovabili oggi sono molto meno care, mentre il gas lo è di più.

Come sarà la riforma e chi la vuole assolutamente

A spingere maggiormente per una riforma europea del mercato elettrico sono Francia e Spagna, spalleggiate da tanti altri Paesi come la Grecia. L’Italia, per il momento, non ha preso una posizione drastica sul tema, ma quasi certamente sarà favorevole a un cambio delle regole.

Il piano della Commissione si concentra su alcune priorità. Il nuovo meccanismo deve certamente rendere la bolletta dell’elettricità meno dipendente dai prezzi dei combustibili fossili. Bisogna, poi, investire nelle rinnovabili e garantire maggiore sicurezza degli approvvigionamenti. Infine è necessario creare alternative migliori sul gas, sia attraverso gli stoccaggi che con una diversa gestione della domanda.

Chi non vuole la riforma: Germania sola contro tutti?

Il Paese più contrario alla riforma del mercato elettrico, tra i big dell’Ue, è sicuramente la Germania. Secondo Berlino i prezzi record sono il risultato solamente di fattori esterni e straordinari, ovvero la guerra iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina e il conseguente stop alle forniture.

La crisi, dunque, non dipende da fattori di mercato e non sarebbe quindi stabile e duratura, secondo il governo tedesco. Peraltro il ministro dell’Economia, Robert Habeck, ritiene che l’Europa abbia uno dei sistemi di mercato migliori al mondo e servirebbe soltanto una riforma minima, un adattamento in vista delle nuove sfide del futuro.

Riforma del mercato elettrico Ue, cosa farà la Germania

La Germania ha aperto una consultazione nazionale sulla riforma, coinvolgendo tutti gli esperti del settore. L’obiettivo del governo tedesco è di porsi al centro del processo europeo, con l’obiettivo di preservare i suoi interessi. Berlino ha definito delle priorità: la prima riguarda gli incentivi agli investimenti nelle rinnovabili. La necessità è quella di capire come finanziare questo passaggio verso le nuove fonti.

In sostanza l’obiettivo è evitare che il prezzo di questo passaggio venga fatto ricadere sui consumatori. Inoltre bisogna garantire fonti alternative a quelle rinnovabili, che non sempre sono certe: idrogeno e gas, secondo la Germania, devono restare, anche se in percentuale ridotta rispetto a oggi.

Sul fronte dell’elettricità bisogna avere più flessibilità dal lato della domanda e più capacità di affrontare la questione a livello locale, considerando che oggi in Germania esiste un’unica zona tariffaria, nonostante importanti differenze di produzione tra le diverse aree del Paese.

Per il governo centrale ogni zona dovrebbe riuscire a produrre localmente la sua elettricità. E anche su questo si apre una sfida con l’Ue perché, come ha avvertito Habeck, la Commissione ha già comunicato che presenterà una sua proposta sulle zone tariffarie al più tardi entro il 2024. E quando succederà Berlino deve farsi già trovare pronta.

Riforma del mercato elettrico, si apre uno scontro in Ue?

La prima tappa del processo verso la riforma del mercato elettrico arriverà nell’estate del 2023. Ma solamente in un momento successivo la Germania prenderà la sua decisione. Il rischio, però, è che sia troppo tardi per Bruxelles e, soprattutto, per chi vuole assolutamente la riforma. Francia e Spagna, quindi, ma anche altri Paesi come la Grecia. Che vorrebbero chiudere la partita entro le elezioni europee della primavera del 2024.

Berlino cerca un’asse in Ue: i possibili alleati

La prudenza tedesca, in realtà, non è proprio un’eccezione. In Ue lo scetticismo sulla riforma del mercato elettrico potrebbe essere ben più diffuso. Dubbi vengono espressi anche da Danimarca, Estonia, Finlandia, Lussemburgo, Lettonia e Paesi Bassi. Con il Lussemburgo, in particolare, che spera di convincere la Germania a creare un’alleanza contro la riforma.

Questo gruppo di Paesi ha già espresso i suoi dubbi in una lettera inviata alla Commissione, sostenendo che le nuove regole devono essere mirate e puntare a una vera transizione verde, evitando una ricaduta sui consumatori. Va bene cambiare i meccanismi, quindi, ma senza una vera rivoluzione.

La Germania vuole evitare un nuovo caso ’price cap’

Proprio il Lussemburgo avverte la Germania, paventando il rischio che Berlino finisca isolata e intrappolata nella rete di Francia e Spagna. Il timore è che si ripeta quanto già avvenuto con il price cap sul gas, quando una forte alleanza tra più della metà dei Paesi Ue ha portato il governo tedesco a cedere e farsi andar bene un meccanismo che non gli piaceva. Stavolta la Germania riuscirà a mettere i bastoni tra le ruote a Francia, Spagna e alla Commissione?