Criptovalute e rischi speculativi: il monito del commissario Consob Cornelli

Pietro Pisello

23 Novembre 2024 - 05:27

“Se un giorno dovesse scoppiare la bolla delle criptovalute, nessuno venga a chiedere risarcimenti”. Così Federico Cornelli, Commissario Consob.

Criptovalute e rischi speculativi: il monito del commissario Consob Cornelli

“Se un giorno dovesse scoppiare la bolla delle criptovalute, nessuno venga a chiedere risarcimenti”. Con queste parole il Commissario Consob, Federico Cornelli, ha espresso un chiaro avvertimento agli investitori durante il convegno "Le scelte degli investitori italiani tra consulenza e sostenibilità”, svoltosi oggi presso la sede della Consob a Roma.

Il monito giunge in un momento tutt’altro che casuale, con Bitcoin e le altre criptovalute che stanno accumulando record su record, un trend accelerato dall’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.
Cornelli ha descritto il fenomeno delle criptovalute come un mercato altamente speculativo, privo di fondamenta solide: “I bitcoin e le altre criptovalute non hanno un debitore sottostante”.

Il boom delle criptovalute tra gli Italiani

Il convegno, si legge nel comunicato stampa della Consob del 22 novembre, è stato anche l’occasione per analizzare i dati di due studi recentemente pubblicati dalla stessa Autorità: il Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane e il Rapporto sulla relazione consulente-cliente. Tra i dati più significativi, emerge che tra il 2022 e il 2023 la percentuale di italiani che possiedono criptovalute è più che raddoppiata, passando dall’8% al 18%. Tuttavia, questa crescita non è accompagnata da un’adeguata consapevolezza dei rischi associati.

Il report sottolinea come molte scelte di investimento si basino su informazioni approssimative o poco approfondite, spesso ottenute in maniera superficiale. In questo contesto, i social network si sono affermati come la principale fonte di riferimento per il 36% degli investitori, superando sia la carta stampata sia le piattaforme web tradizionali, che insieme raccolgono il 34%. Questa dinamica rappresenta un cambiamento significativo nel modo in cui gli italiani si informano in ambito finanziario. Tuttavia, emerge una forte correlazione tra l’uso prevalente dei social per ottenere informazioni finanziarie e alcune categorie di investitori: in particolare, i giovani, le donne e coloro che dispongono di una più bassa alfabetizzazione finanziaria o minori risorse economiche. Questo fenomeno, secondo gli esperti, aumenta il rischio di esposizione a informazioni poco attendibili, amplificando così la vulnerabilità di questi gruppi.

Un’allerta già lanciata in passato

La Consob non è nuova a dichiarazioni di allarme nei confronti delle criptovalute. L’acquisto di questi asset, sottolinea l’Autorità, espone gli investitori al rischio di perdere completamente il capitale.
A conclusione dei lavori, il Segretario Generale della Consob, Nadia Linciano, ha evidenziato la centralità dell’educazione finanziaria: “Dobbiamo fare uno sforzo maggiore per ampliare i canali attraverso cui diffondiamo i nostri contenuti, in modo da raggiungere un pubblico sempre più vasto”.

L’intervento di Cornelli e i dati presentati durante il convegno offrono un quadro chiaro: l’interesse per le criptovalute è in forte crescita, ma è accompagnato da una pericolosa mancanza di conoscenza e da una dipendenza sempre maggiore da fonti di informazione non sempre affidabili. La Consob rinnova il suo impegno nella tutela degli investitori e lancia un avvertimento: le criptovalute non sono un investimento per tutti, e chi vi si avventura senza adeguate competenze deve essere pronto ad assumersi pienamente i rischi.

Sempre più interesse da parte delle Istituzioni

Negli ultimi anni, Bitcoin e le altre criptovalute sono state sempre più sottoposte a vincoli normativi e fiscali, che avrebbero teoricamente dovuto ridurne l’attrattività. In passato, la legge fiscale italiana equiparava questi strumenti alle valute estere, piuttosto che come strumenti speculativi. Tuttavia, il panorama è cambiato radicalmente, soprattutto con le mosse normative e fiscali promosse dai recenti governi.
Tra le misure più rilevanti vi è stata l’introduzione di specifiche imposte sulla loro detenzione, come l’Ivaca: l’imposta sul valore delle cripto-attività, pari al 2% dell’intero valore delle valute digitali, insieme alla tassazione del capital gain al 26%, al pari degli strumenti finanziari tradizionali.

Ora, però, il dibattito si è intensificato ancora di più, con la proposta di legge avanzata dal governo che prevede un innalzamento dell’imposta sulle plusvalenze derivanti dalle criptovalute al 42%. Una misura che, se approvata, rappresenterebbe un significativo aggravio fiscale e un ulteriore tentativo di disincentivare l’adozione e la detenzione di questo tipo di asset.