Crack spread ai massimi e dollaro forte. Perché la benzina non scende più?

Redazione Money Premium

13/07/2026

I trader di energia seguono la correlazione inversa tra DXY e greggio come uno dei fattori macro più rilevanti, insieme alle scorte EIA, alla manutenzione delle raffinerie e alle tensioni geopolitiche

Crack spread ai massimi e dollaro forte. Perché la benzina non scende più?

Il Crack spread (Margine Lordo di Raffinazione) rappresenta la differenza tra il valore dei prodotti raffinati (principalmente benzina e diesel) e il prezzo del greggio. Questo indicatore misura la redditività delle raffinerie e costituisce uno dei principali driver dei prezzi finali dei carburanti.

A luglio 2026 il Crack spread rimane vicino ai massimi storici registrati nel 2022 e nel maggio 2026. Questa situazione segnala che, nel breve termine, difficilmente assisteremo a un calo significativo dei prezzi di benzina e diesel alla pompa, anche in presenza di un greggio più debole.

L’impatto del Crack spread sul prezzo dei carburanti

Il prezzo alla pompa è formato da più componenti: il Crack spread, i costi di trasporto e distribuzione, le tasse e l’IVA. Quando il margine di raffinazione resta elevato — si stima che oggi incida per circa il 50% del prezzo finale dei prodotti raffinati — il beneficio di un eventuale calo del WTI o del Brent viene in gran parte assorbito. Di conseguenza, i carburanti continuano a sostenere l’inflazione. Nel paniere europeo, la componente energetica pesa circa il 10%.

L’impatto diretto sul CPI è stimabile intorno allo 0,40%, ma a questo si aggiungono effetti indiretti rilevanti sui costi di trasporto merci, logistica, industria, agricoltura e servizi. Se il Crack spread dovesse permanere sui livelli del 2022 per diversi mesi, l’impatto complessivo sull’inflazione potrebbe arrivare allo 0,8%-1%. I tempi di trasmissione di questi costi all’economia reale variano storicamente tra 2 e 6 mesi. L’ipotesi di Eurostat di un’inflazione europea superiore al 3% fino all’autunno 2026 trova quindi solida conferma nei livelli ancora molto elevati del margine di raffinazione.

Cosa c’entra il dollaro?

Questa dinamica è strettamente legata alla forza del dollaro americano. Il Dollar Index (composto per il 57,6% da EUR, 13,63% JPY, 11,9% GBP, 9,1% CAD, 4,2% SEK corona svedese e 3,6% CHF) agisce come secondo driver principale del mercato energetico. Un dollaro forte rende il petrolio, quotato in USD, più caro per gli acquirenti che usano altre valute. Questo frena la domanda globale di greggio, esercitando pressione ribassista sul WTI e sul Brent.

Quando il greggio scende più rapidamente dei prodotti raffinati (o questi ultimi restano sostenuti da domanda stagionale, scorte basse e interruzioni di fornitura), il Crack spread si allarga ulteriormente, proteggendo o addirittura aumentando i margini delle raffinerie. Al contrario, un dollaro debole spinge solitamente il greggio al rialzo, comprimendo i margini di raffinazione a meno di shortage strutturali di prodotti.

Attualmente il Dollar Index ha realizzato un breakout oltre quota 100,70, ha toccato un massimo relativo a 101,60 e ha effettuato un pullback proprio sul livello di ex-resistenza (ora supporto) a 100,70. La struttura tecnica è rialzista dai minimi del 2011 sui grafici mensili e rialzista anche sui dati giornalieri da maggio 2026.

Perché i prezzi della benzina non scenderanno?

I segnali di brevissimo periodo appaiono neutrali, ma la capacità del dollaro di stabilizzarsi su livelli che in passato erano aree di vendita (come 1,14 su EUR/USD) dimostra una forza relativa ancora elevata, soprattutto contro yen e altre valute. Una conferma definitiva del trend rialzista richiederà solo la rottura di un nuovo massimo oltre 101,60.

La combinazione di un Crack spread strutturalmente alto e di un Dollar Index forte crea un meccanismo che ritarda il calo dei prezzi energetici al consumo. Anche se il greggio dovesse indebolirsi ulteriormente per effetto del dollaro, i margini di raffinazione elevati mantengono sostenuti i listini di benzina e diesel, alimentando pressioni inflazionistiche dirette e indirette nell’area euro.

I trader di energia seguono questa correlazione inversa tra DXY e greggio come uno dei fattori macro più rilevanti, insieme alle scorte EIA, alla manutenzione delle raffinerie e alle tensioni geopolitiche. Finché il dollaro conserverà la sua forza strutturale, sarà complesso assistere a un rapido rientro dei prezzi alla pompa.