İbrahim Erdemoğlu valeva 5,3 miliardi di dollari nel 2023. Oggi ne vale poco più di uno. Aveva avvertito lui stesso che le azioni della sua azienda erano troppo care.
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Capita raramente che il proprietario di un’azienda quotata si presenti davanti ai giornalisti per dire che le sue azioni costano troppo. İbrahim Erdemoğlu lo ha fatto, in una serie di interviste in cui ha sostenuto apertamente che la valutazione di mercato della sua SASA Polyester era stata gonfiata oltre ogni ragionevolezza.
Aveva ragione. Il che non gli è servito a nulla, perché tra chi ha pagato il conto del successivo ridimensionamento c’è soprattutto lui. Nel 2023 Erdemoğlu era l’uomo più ricco della Turchia secondo Forbes, con un patrimonio di 5,3 miliardi di dollari. Oggi il suo patrimonio si aggira intorno a 1 miliardo e nella classifica dei miliardari turchi è scivolato al 28° posto. In tre anni sono evaporati oltre 4,3 miliardi di dollari, più dell’80% del totale.
Chi è İbrahim Erdemoğlu
Il nome è poco conosciuto fuori dalla Turchia, ma l’ascesa è quella di un manuale di storia industriale anatolica. Erdemoğlu è il fondatore di Merinos Halı, tra i maggiori produttori di tappeti del Paese, e presiede il consiglio di amministrazione di Erdemoğlu Holding.
Il salto di scala arriva nel 2015, quando insieme al fratello Ali acquisisce il 51% di SASA Polyester per circa 102 milioni di dollari. SASA produce poliestere e fibre sintetiche, cioè la materia prima di gran parte dell’industria tessile turca, e ha sede ad Adana. Negli anni successivi i due fratelli rafforzano la presa fino a superare complessivamente il 75% del capitale.
Per un decennio quell’investimento si rivela una delle migliori operazioni della finanza turca recente. Poi cambia il vento.
Il ruolo dell’inflazione turca
Negli anni successivi alla pandemia la Turchia ha attraversato una crisi valutaria e inflattiva senza paragoni in Europa, con i prezzi al consumo cresciuti a ritmi che in alcune fasi hanno superato l’80% annuo. In quelle condizioni tenere i risparmi in lire significa vederli sciogliersi, e milioni di risparmiatori turchi hanno cercato rifugio altrove: valuta estera, oro, immobili e Borsa.
La Borsa Istanbul è così diventata una destinazione di massa, non tanto per convinzione sui fondamentali delle aziende quotate, quanto per la necessità di parcheggiare denaro in qualcosa che non fosse contante. SASA, con la sua storia di crescita e un titolo dal prezzo unitario basso e quindi accessibile, si è trasformata in una delle azioni più scambiate e più amate dagli investitori retail. Il prezzo è salito ben oltre quello che i conti dell’azienda giustificavano. Ed è a quel punto che il proprietario ha preso la parola per dirlo. Di norma chi controlla una società quotata ha ogni interesse a sostenere la narrativa del titolo, non a smontarla. Erdemoğlu ha fatto il contrario, dichiarando pubblicamente che la valutazione di mercato di SASA era artificialmente gonfiata. Il mercato ha ignorato l’avvertimento finché ha potuto, e quando la correzione è arrivata è stata brutale.
I numeri del crollo
Il titolo SASA valeva circa 10 lire a inizio 2023. Nella seduta del 4 settembre 2026 scambiava intorno a 2,25 lire, con una perdita di circa il 19% negli ultimi dodici mesi e una discesa che nel confronto con i massimi delle 52 settimane supera il 50%. La capitalizzazione si aggira sui 118-123 miliardi di lire, con l’indebitamento della società stimato in area 143 miliardi di lire, quindi superiore al valore di mercato dell’intera azienda.
Mentre il titolo saliva, SASA ha investito oltre 1,5 miliardi di dollari nella costruzione di nuovi impianti produttivi. Un piano ambizioso, deciso in una fase in cui la domanda sembrava solida e il capitale costava poco in termini reali. Poi il ciclo si è invertito. Il rallentamento globale dell’industria tessile e la compressione dei margini nel settore chimico hanno ridotto i rendimenti attesi da quegli investimenti, lasciando l’azienda con impianti nuovi, debito elevato e ricavi che crescono più della redditività.
Perché il patrimonio è sceso più del titolo
Quando quasi tutta la ricchezza di una persona è concentrata nelle azioni di una sola società, il patrimonio non segue il titolo ma lo amplifica. Erdemoğlu ha inoltre venduto una parte delle proprie azioni SASA, e quelle cessioni si sono sommate al deprezzamento di quelle rimaste.
Consideriamo anche che le classifiche Forbes sono espresse in dollari, mentre SASA quota in lire. Negli anni in cui la lira ha perso terreno sul dollaro, un patrimonio anche stabile in valuta locale si è ridotto nella conversione. Le due dinamiche, calo del titolo e calo della valuta, si sono moltiplicate tra loro.
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