Così l’Australia rischia di restare schiacciata dalle tensioni Usa-Cina

Federico Giuliani

26 Novembre 2023 - 06:37

L’Australia, partner chiave degli Usa nell’Indo-Pacifico, vanta importanti relazioni economiche con la Cina. Ecco cosa rischia Canberra a prendere posizione nella sfida tra Washington e Pechino.

Così l’Australia rischia di restare schiacciata dalle tensioni Usa-Cina

Una nuova Ucraina nell’Indo-Pacifico? Sembra eccessivo tratteggiare i contorni di uno scenario del genere. Eppure, l’Australia rischia di ritrovarsi in mezzo allo scontro di due giganti: gli Stati Uniti da un lato, la Cina dall’altro.

Se Washington rappresenta un solido alleato militare, politico e valoriale di Canberra, allo stesso tempo Pechino ne è il principale partner commerciale. Non è un caso che Anthony Albanese, primo ministro dell’isola, abbia salutato “il miglioramento delle relazioni tra i due Paesi”, riferendosi ovviamente ai rapporti tra Australia e Cina.

Rapporti deterioratisi nel corso degli ultimi anni a causa di accuse di spionaggio, della scelta australiana di escludere l’azienda cinese Huawei dalla rete 5G del Paese, dal feroce scontro sulle origini della pandemia di Covid-19 e, last but not least, dall’aumento delle tensioni tra gli Usa e il Dragone, che hanno costretto sempre di più l’Australia a schierarsi da una parte contro l’altra.

L’Australia tra due fuochi

L’Australia ha capito a proprie spese che adottare una posizione netta e intransigente nella lotta tra Stati Uniti e Cina comporta più rischi che vantaggi. Il governo australiano, ad esempio, ha accettato di far parte dell’Aukus, un patto di sicurezza stipulato da Canberra nel 2021 con Regno Unito e Stati Uniti. Così facendo, l’isola ha accettato di trasformarsi nell’alfiere occidentale nel contenimento cinese nell’Indo-Pacifico, con tutte le responsabilità e conseguenze annesse.

Innanzitutto, l’accordo ruota attorno all’impegno australiano di finanziare il più grande programma militare nella storia del Paese, comprendente l’acquisto di una piccola flotta di sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, integrati da almeno tre sottomarini americani di classe Virginia, oltre ad altre intese di natura tecnologica e militare. Costo previsto: 240 miliardi di dollari da spalmare da qui ai prossimi anni. Una cifra inizialmente non pesata a sufficienza, diventata poi un macigno che ha spinto diversi funzionari australiani a parlare di piano costoso. Come se non bastasse, diventando una sorta di testa di ponte degli Usa, l’Australia si è esposta alla feroce reazione di Pechino.

Il rischio economico di Canberra

Albanese, consapevole della situazione economica dell’Australia, ha cercato di ricucire i rapporti con la Cina. Il leader australiano è recentemente volato oltre la Muraglia per incontrare il suo omologo cinese Xi Jinping. La missione economica sembrerebbe essere riuscita, a giudicare dal fatto che Pechino abbia revocato la gran parte dei blocchi commerciali imposti nel 2020 nei confronti di Canberra, in una mossa costata a quest’ultima circa 20 miliardi di dollari australiani in esportazioni “congelate” di materie prime e alimentari. “La Cina è il nostro principale partner commerciale. Rappresenta più del 25% delle nostre esportazioni, e un posto di lavoro su quattro è legato al settore del commercio. Si tratta quindi di una relazione importante”, ha dichiarato Albanese con buona pace dei dossier geopolitici statunitensi.

Nel 2021, giusto per capire le cifre in ballo, il commercio bilaterale tra i due Paesi è stato pari a circa 231,2 miliardi di dollari, con un aumento del 35,1% su base annua, e con le importazioni cinesi dall’Australia che hanno raggiunto 164,82 miliardi di dollari, in aumento del 40,6% rispetto al 2020. Come se non bastasse, le economie dei due Paesi sono altamente complementari. Pensiamo ai minerali dell’Australia e alla fame cinese di questi beni. Le materie prime australiane, in particolare i prodotti alimentari e agricoli (carne bovina, vino, orzo e frutti di mare, solo per citarne alcuni), le risorse naturali (carbone e gas) e la lana, attirano l’appetito della Cina, mentre le ricche riserve australiane di minerali critici, in particolare litio e minerale di ferro, rendono Canberra un partner commerciale strategico e significativo per Pechino. Con buona pace di Washington.

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