Cos’è la Setta Ramtha e qual è il pensiero di chi la segue

Chiara Esposito

23/05/2022

23/05/2022 - 10:29

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Storia e credenze del gruppo americano a cui aderivano i coniugi morti suicidi a Spinello.

Cos'è la Setta Ramtha e qual è il pensiero di chi la segue

La setta Ramtha è al centro del dibattito dell’opinione pubblica dopo il caso dei coniugi trovati morti sabato 21 maggio nella città di Spinello.

I due sembrano essersi suicidati per fede nel piccolo paesino che, stando alle credenze degli adepti Ramtha di cui facevano parte, era un luogo benedetto di salvezza contro la fine del mondo. Spinello, piccola frazione di Santa Sofia in provincia di Forlì-Cesena, infatti conta solo 200 abitanti ed è per i seguaci del gruppo una terra promessa e meta di pellegrinaggio.

Moglie e marito, ex dipendenti del Senato in pensione, hanno scelto di lasciare un’ultima traccia ai loro figli, che per primi avevano allertato le autorità non ricevendo notizie da ore.

Quel che emerge dalle prime ricostruzioni però ci porta inevitabilmente a volerne sapere di più, a indagare le ragioni e le origini di quel credo che ha portato la coppia a compiere quest’atto tanto estremo. Ecco quindi uno sguardo più approfondito sul gruppo a cui erano affiliati.

Cos’è la Setta Ramtha: breve storia e credenze

La convinzione che la fine del mondo sia vicina è alla base delle credenze della setta Ramtha, fondata negli Usa nel 1988 dalla medium J.Z Knight.

In realtà il nome del movimento, che sarebbe più corretto identificare come una setta spirituale americana dal sapore new age, è Scuola di Illuminismo di Ramtha (Rse) e vede le sue origini vicino a Yelm, una piccola cittadina degli Stati Uniti nello Stato di Washington.

La capostipite, il cui vero nome è Judith Darlene Hampton, è una presunta medium che per l’appunto sarebbe in contatto diretto con l’entità di Ramtha (letteralmente «colui che è illuminato»). Questa figura mistica, stando alle fonti disponibili, è descritta come un guerriero di 35.000 anni vissuto ai tempi del mito di Atlantide.

A renderlo un Maestro degno di venerazione sarebbe poi stata un’illuminazione. Il contatto improvviso della donna con Ramtha, frutto di un risveglio nel 1977, permette di conoscere, grazie all’intermediazione, le volontà divine.

A partire dalle prime canalizzazioni, la medium ha raccolto un vasto seguito e ha scelto di guidare gli studenti nell’esecuzione di «esercizi spirituali» attraverso tecniche di meditazione. La guru Knight ha così aperto la Scuola nel 1988 e definisce la scuola come un’accademia radicata «nell’esperienza del sé».

Il numero degli «studenti» nel 2011 ammontava a 5.000 con collegamenti da tutto il mondo: dagli Stati Uniti all’Europa all’Australia fino alla Nuova Zelanda.

Tra le convinzioni più radicate, ovviamente abbracciata anche dai coniugi, c’era quella della fine del mondo come momento rivelatore per i «fedeli». Nonostante il fallimento della profezia Maya, il fulcro portante delle teorie della setta, il gruppo ha mantenuto la sua convinzione di una società prossima all’apocalisse facendone un monito autoctono. A dare sostegno e nuova linfa a questa concezione probabilmente c’è la vicinanza del gruppo con quello di QAnon.

Cosa collega i due coniugi alla setta

Il collegamento con l’Italia arriva con la nascita di una branca della Scuola di illuminazione che qui si presenta come «un’accademia della mente che offre ritiri e laboratori a persone di tutte le età e culture». Uno dei due coniugi era anche un riferimento per i raduni romani.

La scena che gli inquirenti si sono trovati davanti una volta giunti nell’abitazione a Spinello è però ciò che ha dato luogo ai veri collegamenti con la setta in questione. I due coniugi, secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, avrebbero lasciato un biglietto in camera da letto indirizzato ai figli.

Proprio in quel foglietto si sottolineerebbe l’appartenenza al gruppo che aveva annunciato la fine del mondo. Ulteriore conferma sarebbe poi arrivata dalle dichiarazioni raccolte da TgR Emilia-Romagna presso alcune vicine dei coniugi:

«Erano di quel gruppo lì, si erano fatti casa col bunker».

Pur dovendo ancora verificare l’esistenza di un sotterraneo con scorte alimentari, il sindaco di Santa Sofia Daniele Valbonesi ha tristemente riferito all’Ansa i retroscena di questo episodio:

«A fatti così non siamo abituati. Non li conoscevo personalmente ma so che non erano residenti a Santa Sofia, lo sono stati in passato, e ora qui avevano una seconda casa da diversi anni».

Il nome di Spinello era infatti salito alla ribalta già una ventina di anni fa, più precisamente nel 2001, quando la piccola frazione era diventata nota come rifugio di salvezza per la fine del mondo il 21 dicembre 2012. Da allora tantissimi erano stati gli acquisti immobiliari con costruzioni di appositi rifugi.

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