Cosa succede se nessuno va a votare?

Giorgia Bonamoneta

29/08/2022

30/08/2022 - 10:19

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Cosa succede se nessuno vota il 25 settembre 2022? Non c’è quorum da raggiungere alle elezioni politiche, ma una forte astensione ha delle conseguenze sulla stabilità del Parlamento.

Cosa succede se nessuno va a votare?

L’astensionismo è un fenomeno molto presente in Italia, con variazioni a seconda delle elezioni. In generale, è stato notato che l’astensionismo è in crescita e le ultime elezioni amministrative locali hanno confermato il dato. A partire dal 1979, l’astensionismo è andato crescendo e a partire dagli anni ’80/’90 la volontà di non votare è aumentata. In alcuni contesti è evidente che l’astensionismo è di tipo attivo, cioè una forma di protesta politica.

Il dato più alto di astensione dal dopoguerra è quello relativo alle ultime elezioni politiche del 2018, quando si è toccata quota astensione del 27,07%. È evidente che, seppur molto alta, un Parlamento si sia comunque delineato, ma con estrema difficoltà, come ci racconta proprio la recente storia del nostro Paese.

Ma cosa succede se nessuno andrà a votare il 25 settembre 2022? Partiamo dal presupposto che è impossibile che l’affluenza sia pari a zero, si possono però immaginare alcuni scenari possibili del non voto esteso.

Non andare a votare perché «tanto non cambia nulla»

Quante volte abbiamo sentito «non voto perché non cambia mai niente», «non mi sento rappresentato», «è tutto un magna magna» e considerazioni simili? Spesso, molto spesso. Infatti ogni anno sempre più italiani scelgono di non andare a votare. Nel 1976 la percentuale di astensione fu del 7%, i votanti raggiunsero quindi quota 93%. Mentre alle elezioni politiche del 2018 i votanti furono il 73% e gli astenuti il 27%. Bisogna però tenere in considerazione che la presenza al seggio, anche se si produce una scheda bianca o una scheda nulla, è comunque calcolata nell’affluenza, ma il conteggio delle schede bianche è tenuto in considerazione per capire il contesto sociale.

L’astensionismo è una scelta che le persone aventi diritto al voto possono praticare a seconda che non si sentano rappresentate, che pensino che il loro voto non sia utile al Paese o per una forma di “non voto” attiva, quindi una disapprovazione delle forze politiche candidate. L’astensionismo è fisiologico in ogni Paese e la percentuale può variare a seconda delle condizioni sociali e della storia recente.

Attenzione però: non votare perché non ci si sente rappresentati può portare la politica a non interessarsi di quella categoria, poiché «tanto non vota». Un discorso simile può essere fatto per l’astensionismo dei giovani, che oggi è molto alto rispetto a quello degli over 35. I giovani non si sentono rappresentati, la politica non rappresenta i giovani e si finisce in un circolo vizioso di astensionismo e disinteresse.

Se nessuno vota cosa succede

In caso di elevato astensionismo, che potremmo identificare come la maggioranza della popolazione che non si presenta al voto - perché l’astensionismo completo è impossibile - può accadere che il Parlamento si formi comunque, ma che il governo non abbia la stabilità per portare a compimento nessuna proposta. Bisognerebbe poi tenere in considerazione la stabilità del Paese. Un astensionismo attivo, cioè di opposizione, comporterebbe un alto numero di proteste, scioperi e un generale malcontento che renderebbe necessario ridiscutere, se non addirittura andare nuovamente al voto, per riportare l’ordine.

Secondo la relazione del 2022 per la partecipazione dei cittadini alla politica, i principali motivi per cui le persone non vanno a votare sono la generale sfiducia e insoddisfazione nelle istituzioni (27%) (secondo i dati Istat del 2021 gli italiani hanno una fiducia del 3,3 nei partiti politici e del 4,6 nel Parlamento italiano in una classifica che va da 1 a 10), il 16% non vota per motivi di salute, il 14% perché lontano da casa e il 13% perché preferisce svolgere attività di svago piuttosto che andare a votare.

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