Cosa sta succedendo a Ceuta e perché migliaia di migranti stanno tentando di raggiungerla dal Marocco: le cause della crisi e le responsabilità della Spagna.
Le immagini sono forti: si vedono migliaia di migranti raggiungere a nuoto l’enclave spagnola dal Marocco e, una volta superato il confine del Tarajal, correre verso l’interno della città. Ma, di fatto, sulle ragioni per cui tutto questo stia accadendo non c’è ancora molta chiarezza.
A non aiutare è anche il modo in cui la politica italiana sta trattando la vicenda, prendendo, come spesso accade, un tema di rilevanza internazionale per spostarlo sul terreno della campagna elettorale. Ed ecco quindi che, per il centrodestra, quanto successo a Ceuta non sarebbe altro che la conseguenza di politiche migratorie troppo permissive da parte del premier spagnolo Sánchez e dell’intera Unione europea.
Ma quanto c’è di vero in tutto questo? In questo spazio non vogliamo rispondere alla domanda su di chi sia la colpa, ma soltanto spiegare, al netto di qualsiasi strumentalizzazione politica, tanto a destra quanto a sinistra, quali siano le politiche migratorie della Spagna e qual è il ruolo di Ceuta in tutto questo.
L’obiettivo è fornire gli elementi necessari affinché chi guarda possa comprendere cosa si cela dietro quelle immagini.
Cosa è successo in questi giorni a Ceuta
Al netto delle motivazioni, iniziamo dal fare chiarezza su cosa c’è dietro le immagini di migliaia di migranti che corrono verso Ceuta, attraversando la frontiera e gettandosi in mare per raggiungere a nuoto l’enclave spagnola.
Va detto intanto che la pressione migratoria era aumentata già nei giorni precedenti, con circa 1.500-2.000 persone che, secondo le prime stime diffuse dalle autorità, sarebbero riuscite a raggiungere Ceuta via mare nell’arco di una settimana. La situazione è però precipitata tra il 29 e il 30 luglio, quando migliaia di persone si sono concentrate nella zona marocchina di Fnideq, conosciuta anche come Castillejos, formando una lunga colonna diretta verso il confine.
Molti hanno costeggiato il frangiflutti del Tarajal e si sono gettati in acqua, cercando di aggirare le barriere che separano il Marocco dal territorio spagnolo, mentre altri hanno tentato di superare la recinzione di frontiera, approfittando della pressione esercitata contemporaneamente da migliaia di persone e delle difficoltà incontrate dalle forze di sicurezza marocchine nel contenere il flusso.
Le cifre complessive non sono ancora chiare e risultano molto diverse a seconda delle fonti. Il ministero dell’Interno spagnolo ha inizialmente parlato di alcune migliaia di persone coinvolte, mentre le autorità locali e alcuni mezzi d’informazione hanno fornito stime molto più elevate, distinguendo però non sempre in modo chiaro tra tentativi di ingresso e persone effettivamente entrate a Ceuta.
Quello che sappiamo con certezza è che la città si è ritrovata nel giro di poche ore con migliaia di persone nelle strade, molte delle quali ferite e in condizioni di estrema difficoltà. Il bilancio più grave riguarda però le persone morte durante la traversata che secondo la Guardia Civil sarebbero almeno 19 (o perlomeno sono questi i corpi recuperati).
Quali sono le vere ragioni di quanto successo a Ceuta
È invece più complesso stabilire perché è successo questo a Ceuta, in quanto al momento non esiste una sola causa in grado di spiegare l’arrivo contemporaneo di migliaia di persone, ma più fattori scatenanti.
A oggi la colpa sembra essere stata la diffusione sui social della notizia secondo cui la frontiera con Ceuta fosse aperta o comunque più facilmente attraversabile.
A rafforzare questa convinzione avrebbe contribuito una recente sentenza della Corte Suprema spagnola riguardante il caso di un migrante algerino arrivato a Ceuta a nuoto, quindi senza scavalcare alcuna recinzione; una situazione che secondo i giudici non ha potuto determinare automaticamente il respingimento immediato previsto per chi supera la barriera di frontiera.
Secondo il governo spagnolo e quello marocchino, le reti che organizzano i viaggi dei migranti avrebbero sfruttato questa decisione, presentandola sui social come una sorta di garanzia di poter entrare e restare in territorio spagnolo, contribuendo a generare il caos di queste ore.
Ma non basta ovviamente, perché la situazione è ovviamente più complessa. Alla base permangono le difficoltà economiche e sociali vissute da molti giovani marocchini e algerini. Come ha spiegato Ismail El Makdoubi, presidente dell’associazione Exmenas, per molte di queste persone gettarsi in mare rappresenta “l’unica possibilità”, proprio perché non esistono alternative legali percorribili.
Un altro elemento determinante è il ruolo del Marocco, visto che il controllo degli ingressi a Ceuta dipende in larga parte dalla capacità e dalla volontà delle autorità marocchine di fermare le persone prima che raggiungano la frontiera. È quanto apparso evidente nel 2021, quando Rabat allentò i controlli durante una crisi diplomatica con Madrid, consentendo a migliaia di persone di entrare nell’enclave in poche ore.
Per quanto questa volta non sia stato dimostrato un allentamento deliberato dei controlli da parte marocchina, la crisi è comunque arrivata in un momento delicato nei rapporti regionali: pochi giorni dopo alcuni passi avanti della Spagna sul riconoscimento della nazionalità ai sahrawi nati durante l’amministrazione spagnola e in concomitanza con la visita di Sánchez in Algeria, Paese che ha interrotto le relazioni diplomatiche con il Marocco nel 2021 per le divergenze sul Sahara Occidentale.
Sono circostanze che alimentano i sospetti, ma che al momento non permettono di affermare che Rabat abbia volontariamente favorito gli ingressi.
Cos’è Ceuta e qual è il suo ruolo
Per comprendere quanto sta accadendo è necessario chiarire il ruolo e la posizione di Ceuta, una città autonoma spagnola situata sulla costa settentrionale dell’Africa.
La particolarità sta nel fatto che appartiene politicamente alla Spagna, e quindi all’Unione europea, ma confina via terra con il Marocco (e non con la Spagna). Per questo viene definita un’enclave spagnola, termine con il quale si indica un territorio appartenente a uno Stato, ma situato all’interno o a ridosso del territorio di un altro Paese. Dal punto di vista della Spagna, Ceuta può essere definita anche un’exclave, perché è separata dal resto del territorio nazionale. Giuridicamente e amministrativamente, Ceuta appartiene alla Spagna, che vi esercita pienamente la propria sovranità, mentre il Marocco, pur rivendicandone il territorio, non ha alcun potere di governo sulla città.
Insieme a Melilla, Ceuta rappresenta l’unico confine terrestre tra l’Unione europea e il continente africano. Può quindi essere raggiunta sia tentando di superare le recinzioni di frontiera, sia via mare, aggirando a nuoto il frangiflutti del Tarajal.
È proprio questa posizione geografica a rendere Ceuta uno dei principali punti di accesso all’Europa per chi parte dal Marocco o vi arriva da altri Paesi africani.
Le politiche migratorie di Sánchez
Ma quindi la responsabilità di quanto accaduto a Ceuta è delle politiche migratorie della Spagna? Per rispondere è necessario capire innanzitutto quali decisioni abbia preso il governo guidato da Pedro Sánchez e distinguere le misure rivolte ai migranti già presenti nel Paese da quelle applicate alle frontiere.
All’inizio del 2026 il governo spagnolo ha approvato una regolarizzazione straordinaria che potrebbe riguardare circa 500 mila persone prive di permesso di soggiorno. La misura consente di ottenere i documenti a chi era entrato in Spagna prima del 31 dicembre 2025 e può dimostrare di avervi vissuto per almeno cinque mesi.
La scelta è stata motivata sia con ragioni umanitarie che con esigenze economiche e demografiche, con l’obiettivo di far emergere persone che già vivono e lavorano in Spagna consentendo loro di accedere regolarmente al mercato del lavoro e di contribuire al sistema fiscale e previdenziale.
Non sembra però esserci un collegamento diretto tra questa regolarizzazione e quanto accaduto a Ceuta, come sostenuto da una parte della politica italiana visto che chi entra oggi irregolarmente in Spagna non può beneficiare della misura.
Inoltre, va detto che la regolarizzazione delle persone già presenti sul territorio non ha comportato l’apertura delle frontiere: anzi, la Spagna continua a investire nel controllo degli accessi, attraverso la collaborazione con il Marocco e con altri Paesi africani e nel rafforzamento delle barriere di Ceuta e Melilla.
La politica spagnola segue quindi una doppia impostazione: da una parte regolarizza una parte dei migranti che già vivono e lavorano nel Paese, dall’altra mantiene una linea restrittiva verso i nuovi ingressi.
Questo non significa che le politiche spagnole siano prive di contraddizioni o di errori: in particolare il fatto che Sanchez continui ad affidare una parte rilevante del controllo delle frontiere alla cooperazione con il Marocco e con altri Paesi africani. Quando questi sistemi di contenimento si indeboliscono, per incapacità o per scelta politica, Ceuta e Melilla diventano particolarmente vulnerabili.
La spiegazione più corretta è quindi che quanto successo a Ceuta sia il risultato della sovrapposizione di diversi fattori: ridurre tutto alla politica migratoria permissiva di Sánchez significa semplificare una vicenda molto più complessa.