L’economia della Polonia ha avuto ottimi risultati negli ultimi due decenni, specialmente se confrontata con altri Paesi dell’Europa orientale che si sono liberati dal controllo politico ed economico sovietico negli anni ’90.
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) effettua revisioni semi-regolari delle economie nazionali, note come “Consultazioni dell’Articolo IV”. Ecco alcune osservazioni del FMI sull’economia polacca (Repubblica di Polonia — Consultazione dell’Articolo IV del 2024, gennaio 2025).
La Polonia ha raggiunto una sostanziale convergenza economica all’interno dell’Unione Europea. L’economia si è all’incirca raddoppiata negli ultimi vent’anni. Il PIL reale pro capite, nello stesso periodo, è passato da poco meno del 50% della media dell’UE27 all’80%. La crescita è stata tra le più rapide della storia per un’economia di questo livello di reddito e dimensione, ed è ora la ventesima più grande al mondo in termini reali. Anche gli indicatori sociali sono migliorati notevolmente, con risultati scolastici solidi e tassi di povertà in calo. Inoltre, la disuguaglianza di reddito in Polonia è tra le più basse nei Paesi OCSE.
Una delle sfide per Paesi come la Polonia è rappresentata dalla temuta “trappola del reddito medio”, in cui un’economia attraversa un periodo di crescita della produttività e trasformazione strutturale, ma poi la sua crescita rapida si arresta. Tuttavia, la Polonia sembra seguire il percorso della Corea del Sud, un Paese che ha sofferto meno di molti altri di questa trappola.
Pil pro capite
Fonte: FMI
L’asse orizzontale del grafico misura il tempo a partire dal momento in cui un’economia nazionale ha raggiunto un PIL pro capite di 25.000 dollari. Come si può vedere, la Corea (linea tratteggiata blu) ha continuato a crescere fortemente, e la Polonia (linea rossa continua) ha fatto lo stesso, mentre Paesi come Spagna e Ungheria hanno visto rallentare il proprio tasso di crescita. Bisogna quindi iniziare a pensare all’esperienza di crescita della Polonia come simile a quella della Corea.
Mentre l’economia polacca cresceva, i tassi di povertà sono diminuiti (cosa non sorprendente), così come i tassi di disuguaglianza (cosa un po’ più sorprendente). Sebbene spesso si associ una maggiore crescita economica a una maggiore disuguaglianza, il legame tra le due è fortemente influenzato dalle decisioni politiche.
Livello di disuguaglianza
Fonte: FMI
Ora ci sono previsioni secondo cui, l’anno prossimo, il PIL pro capite della Polonia supererà quello del Giappone. Quindi, oltre a considerare la traiettoria economica della Polonia simile a quella della Corea, bisogna abituarsi a pensare che il tenore di vita medio in Polonia sia simile a quello del Giappone.
Vale la pena fare una precisazione su questi confronti. Per confrontare il PIL tra Paesi che usano valute diverse, bisogna scegliere un tasso di cambio. Le opzioni principali sono due: il tasso di cambio di mercato, che fluttua in base ai volatili mercati valutari globali, oppure un tasso di cambio calcolato in base al potere d’acquisto di una valuta rispetto ai beni commerciabili a livello internazionale. Questo secondo approccio è chiamato “tasso di cambio basato sulla parità del potere d’acquisto” (PPP), ed è calcolato da un gruppo di ricerca della Banca Mondiale.
La scelta tra tassi di cambio di mercato e tassi PPP può fare una grande differenza nei confronti internazionali. Ad esempio, se si confronta il PIL degli Stati Uniti e della Cina usando i tassi di cambio di mercato, il PIL degli USA risulta circa il 50% più grande di quello cinese. Ma se si usa il tasso PPP, allora l’economia cinese è circa il 25% più grande di quella statunitense.
In generale, il tasso di cambio PPP tiene conto del fatto che molti beni e servizi sono molto più economici nei Paesi a basso reddito. Quindi, il potere d’acquisto delle valute all’interno di quei Paesi è maggiore. Una regola pratica è che, quando si confronta il tenore di vita medio tra Paesi, ha senso usare il PIL pro capite convertito al tasso PPP. Ma quando si guarda al peso economico globale, il tasso di cambio di mercato resta molto rilevante.
Tornando alla Polonia, nessun Paese ha la garanzia del successo economico futuro, e il rapporto del FMI discute diversi potenziali ostacoli nel cammino economico polacco. Ma vale la pena ricordare che, negli anni ’90, quando i Paesi dell’Europa orientale uscivano dal controllo sovietico, la Polonia era nota per aver adottato un approccio di “terapia d’urto” per la transizione verso un’economia di mercato, a differenza di altri Paesi che preferivano una transizione più graduale e articolata. Per la Polonia, l’adozione dell’economia di mercato ha dato i suoi frutti.
Questo articolo è ripreso e tradotto da Conversable Economist.