Cosa manca all’economia dell’India per raggiungere la Cina

Federico Giuliani

12/01/2024

L’India può sbloccare il suo potenziale e diventare una reale concorrente economica della Cina. In che modo? Investendo sulle infrastrutture.

Cosa manca all’economia dell’India per raggiungere la Cina

Nel 2024 l’India potrebbe iniziare a raccogliere i frutti di quanto coltivato negli ultimi due anni, quando quella di Nuova Delhi è stata l’economia in più rapida crescita al mondo.

Per il Fondo Monetario Internazionale (FMI), il pil reale indiano aumenterà di oltre il 6% anche nel corso dei prossimi 12 mesi, quando pure i processi di urbanizzazione e industrializzazione potrebbero raggiungere una fase di decollo rapido. Nello specifico, l’Elefante indiano crescerà poco più della Cina (4-5%), il doppio dell’economia mondiale nel suo insieme (3%) e quattro volte tanto le economie avanzate (1,5%).

In termini generali, l’economia e i dati demografici dell’India assomigliano a quelli fatti registrare da Pechino a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, indicando che per il Paese potrebbero esserci in vista altri due decenni di rapida crescita sostenuta, nonché un enorme aumento associato del consumo di energia.

Molto – compreso il fatto di diventare una vera alternativa economica alla Cina – dipenderà però da come il governo indiano riuscirà a rendere efficiente il sistema infrastrutturale della nazione, senza il quale sarà impossibile uscire dalle sabbie mobili nelle quali, ormai da troppo tempo, si trova Delhi.

I numeri dell’India

Prima di capire se e come l’India sta modernizzando le proprie infrastrutture, può essere utile leggere alcune statistiche riguardanti l’economia del Paese. Innanzitutto, come ha evidenziato la Banca Mondiale, il pil reale pro capite indiano a parità del potere d’acquisto è salito a 7.100 dollari nel 2022, un livello raggiunto dalla Cina nel 2007/08.

Le Nazioni Unite hanno quindi fatto notare che l’età media della popolazione è sì aumentata ma è ancora bassa, a 27,9 anni, ovvero come a Pechino nel 1998, mentre la crescita della popolazione è stata in media dell’1,1% all’anno nei 10 anni compresi tra il 2012 e il 2022, simile a quella cinese nei dieci anni dal 1988 al 1998. E ancora: il consumo di energia indiano ha raggiunto i 26 gigajoule a persona nel 2022, lo stesso dalla Cina nei primi anni ’90, mentre il grave inquinamento atmosferico a Delhi e in altre importanti aree urbane ricorda le città settentrionali della Cina negli anni ’90 e 2000.

Tra le economie di India e Cina, ha scritto Reuters, esistono differenze sostanziali, compreso il clima (le città cinesi sono a latitudini molto più elevate, quindi è necessaria più energia per il riscaldamento ) e le relazioni tra le imprese statali e il settore privato, ma anche importanti somiglianze, tra cui una grande popolazione rurale pronta a migrare verso le aree urbane alla ricerca di un lavoro meglio retribuito, nonché un grande potenziale di industrializzazione ancora da sbloccare. Ricordiamo, inoltre, che i redditi reali indiani sono ancora meno della metà di quelli cinesi e un sesto della media di quelli delle economie avanzate.

Come l’India può colmare il gap con la Cina

L’India può sbloccare il suo potenziale e diventare, finalmente, una concorrente economica della Cina? Sì, a patto che Nuova Delhi, come detto, imiti Pechino e investa ingenti quantità di denaro nella costruzione di infrastrutture efficienti e all’avanguardia. Da questo punto di vista, i prossimi anni saranno una cartina di tornasole per le ambizioni della nazione di diventare un centro di produzione alternativo al Dragone.

Come ha sottolineato il Wall Street Journal, l’infrastruttura scricchiolante dell’India, esemplificata da strade piene di buche e treni inclini agli incidenti, ha tenuto molti grandi investitori lontani dal Paese. L’aggressivo finanziamento del governo guidato da Narendra Modi in specifici piani di potenziamento infrastrutturale potrebbe dissipare alcune di queste ansie.

I primi, timidi esempi non mancano. Nel 2018 Nuova Delhi era un’importatrice di smartphone per un valore che superava i 2 miliardi di dollari. Lo scorso anno, invece, si era trasformata in un’esportatrice degli stessi prodotti, raggiungendo un valore di 11 miliardi di dollari. Circa la metà degli smartphone esportati erano prodotti Apple, secondo la banca di investimento Macquarie, azienda desiderosa di trovare un’alternativa alla Cina.

Da qui ai prossimi anni, dunque, altre grandi multinazionali potrebbero presto imitare il colosso di Cupertino. Anche perché qualcosa, in India, si sta effettivamente muovendo. Il ritmo di costruzione delle autostrade è aumentato di sei volte rispetto ai livelli dal 2002 al 2010, la velocità media dei treni merci è aumentata di oltre il 50% negli ultimi due anni, e il tempo di attesa nei porti è diminuito dell’80% dal 2015, mentre la rete stradale indiana è cresciuta del 40% circa negli ultimi dieci anni per raggiungere i 6,3 milioni di chilometri (la terza più lunga al mondo).

L’attenzione del Paese nel sostenere la sua scadente infrastruttura è insomma fondamentale per attirare dollari nel nascente settore manifatturiero. Un settore che ha rappresentato solo il 13% del suo prodotto interno lordo lo scorso anno, rispetto al 28% per la Cina. Urge cambiare registro per mettere seriamente il Dragone nel mirino.

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