Cosa ci dicono i dati Censis 2018 sull’Italia?

Il 52° Rapporto Censis sull’Italia delinea un paese impaurito e vecchio: aumenta il divario tra Nord e Sud, ma i veri problemi riguardano i giovani.

Cosa ci dicono i dati Censis 2018 sull'Italia?

L’atteso cambiamento miracoloso promesso dalla politica non c’è stato, oltre la metà degli italiani afferma che non è vero che le cose siano cambiate sul serio. E adesso è scattata la caccia al capro espiatorio: dopo il rancore, è la cattiveria che diventa la leva cinica di un presunto riscatto”.

Parole del direttore generale Massimiliano Valerii, che così ha parlato accompagnando la presentazione del 52° Rapporto Censis: l’Italia secondo l’ultima indagine dell’istituto di ricerca socio-economica è un paese impaurito, incattivito e sempre più vecchio.

Ecco dunque che, nonostante i numeri che parlano di una immigrazione che diminuisce, aumenta tra gli italiani la paura e la diffidenza verso gli stranieri. Oltre all’aumento del divario tra il Nord e il Sud, quello che più spaventa sono i dati riguardanti i giovani: l’Italia è un paese vecchio dove i ragazzi sono sempre di meno e senza lavoro.

Il rapporto Censis sull’Italia

Il primo dato che emerge in maniera prepotente dal Rapporto Censis è quello di un paese spaccato. La prima divisione appare nel fatto che aumentano i consumi delle fasce più abbienti, mentre il ceto medio è più preoccupato a risparmiare e spende meno.

Poi c’è il divario tra il Nord e il Sud che si fa sempre più marcato. Mentre nelle regioni settentrionali la crisi sembrerebbe essere alle spalle, sia al Centro che nel Mezzogiorno il Pil ristagna. Conseguenza principale di questo stallo è un continuo fenomeno migratorio sia interno che verso l’estero.

Male poi il discorso istruzione. Oltre alla spesa dello Stato che è tra le più basse in Europa, in Italia i laureati compresi tra i 30 e i 34 anni sono il 26,9%, mentre la media dell’Unione Europea è del 39,9%.

In generale però appare catastrofico tutto il discorso legato ai giovani. Il primo fattore è numerico, con la fascia tra i 15 e i 34 anni che rappresenta soltanto il 20,08% della popolazione.

Poi c’è il discorso del lavoro: tra il 2007 e il 2017 il numero degli occupati tra i 25 e i 34 anni si è ridotto del 27,3%, mentre trovano poco spazio nel mondo del lavoro anche i laureati. Per un paese dove la spesa pensionistica aumenta sempre di più, il futuro appare plumbeo a riguardo.

Un paese impaurito e aggrappato ai social

Oltre ai freddi numeri, il Censis ha disegnato anche un quadro quasi psicologico dell’Italia. In generale serpeggia una grande delusione, con l’89% di chi è al momento con un basso reddito che è convinto di non potere migliorare la propria posizione.

Disillusione anche per quanto riguarda la politica con scarsa fiducia per la ripresa economica. L’unico modo per avere successo quindi, soprattutto tra i giovani, è legato alla crescita della propria popolarità sui social.

In questa situazione di sostanziale disagio, ecco che il Censis parla di “sovranismo psichico” che sfocia anche in una sorta di cattiveria. Bersaglio perfetto sono quindi gli stranieri, con l’immigrazione che viene percepita come un fattore negativo (63%), che toglie il lavoro agli italiani (58%) e che aumenta la criminalità (75%).

Guardando al futuro in Italia a dominare sembrerebbe essere quindi la paura, che porta a dover identificare costantemente dei nemici (immigrati o Europa) per sfogare tutta la delusione e il rancore sociale per una situazione personale che viene percepita come difficile da migliorare.

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