Cosa c’è dietro la corsa all’oro delle banche centrali

Federico Giuliani

26 Novembre 2024 - 07:31

Ci sono Paesi che intendono diversificare le riserve per ragioni finanziarie o strategiche. Altri che forse, sotto sotto, temono un’incombente crisi in arrivo...

Cosa c’è dietro la corsa all’oro delle banche centrali

Le banche centrali di tutto il mondo continuano ad acquistare oro come se non ci fosse un domani. Gli effetti di questo singolare shopping hanno spinto alle stelle i prezzi del prezioso metallo, aumentati di circa il 30% dall’inizio dell’anno (a ottobre avevano raggiunto quasi quota 2.700 dollari l’oncia) e di circa il 48% rispetto al gennaio 2022 (e questo nonostante gli aggressivi aumenti dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve).

Che cosa sta succedendo? Ogni banca centrale ha le proprie ragioni. Ci sono Paesi che intendono diversificare le riserve per ragioni finanziarie o strategiche, altri che forse, sotto sotto, temono un’incombente crisi in arrivo, altri ancora che lo fanno come contrappeso per proseguire nel complesso processo di de-dollarizzazione (pensiamo ai Brics) e, infine, ci sono governi che accumulano oro per semplice «prestigio».

Certo è che nel terzo trimestre del 2023, le banche centrali mondiali avevano acquistato circa 800 tonnellate d’oro e ora detengono più o meno un quinto di tutto l’oro mai estratto al mondo. Emerge, dunque, una sostanziale differenza rispetto al passato, quando le stesse banche centrali erano principalmente venditrici nette di oro e non acquirenti. Dalla crisi finanziaria globale del 2008 sono tuttavia cambiate le carte in tavola e la suddetta tendenza è in aumento costante.

Scudo dorato

L’oro – inutile girarci intorno - ha dimostrato di essere un bene rifugio che mantiene il suo valore elevato - e addirittura lo aumenta - durante i periodi di crisi e di instabilità. Che si tratti di turbolenze politiche, di scossoni economici, o peggio, di crisi finanziarie globali, questo metallo tende a mantenere il proprio valore indipendentemente da ciò che accade nel pianeta.

Basta fare un tuffo nel recente passato. All’inizio del 2022, quando è scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina, il prezzo dell’oro è aumentato di circa il 6%. L’incertezza globale aveva trascinato il suo prezzo verso l’alto, così come era accaduto negli anni ’70, nel bel mezzo della Guerra Fredda, con un incremento addirittura di oltre il 700% tra il 1976 e il 1980.

L’oro, inoltre, è una valida copertura contro l’inflazione, ne è impermeabile e mantiene il suo potere d’acquisto nel lungo periodo (a differenza delle banconote, o meglio, della cartamoneta).

Cacciatori d’oro

Ogni Paese, dicevamo, ha motivi diversi per acquistare oro. In una recente conferenza della London Bullion Market Association tenutasi a Miami, in Florida, i banchieri centrali di Messico, Mongolia e Repubblica Ceca hanno spiegato le loro ragioni. Joaquin Tapia, direttore delle riserve internazionali presso la Banca del Messico, ha citato “tassi più bassi, tensione politica, elezioni negli Stati Uniti e molta incertezza” come ragioni per un potenziale aumento della quota di oro nel suo Paese.

Enkhjin Atarbaatar, della Banca centrale della Mongolia, ha invece espresso preoccupazione circa l’accesso affidabile al dollaro statunitense. Marek Sestak, della Banca nazionale ceca, si è limitato a confermare il piano di aumentare le riserve auree a 100 tonnellate, rispetto alle attuali 44,8 tonnellate.

In ogni caso, l’oro è un elemento che rafforza la fiducia nella banca centrale soprattutto durante potenziali crisi finanziarie. Non sappiamo, ovviamente, cosa ci riserverà il futuro. È però evidente che stiamo attraversando una fase di profonda instabilità economica e geopolitica.