Cosa aspettarsi borsa nel 2° trimestre 2025?

Tommaso Scarpellini

1 Aprile 2025 - 18:13

Nuovo trimestre, stesse incertezze: mercati in correzione, stime divergenti, obbligazioni più attraenti delle azioni e il rischio recessione all’orizzonte. Ecco cosa sta accadendo.

Cosa aspettarsi borsa nel 2° trimestre 2025?

Inizia un nuovo quarter, ma di nuovo c’è ben poco. Anzi, potremmo dire che il secondo trimestre del 2025 si apre con le stesse paure e domande lasciate in sospeso dal primo.

I mercati, dopo un avvio d’anno incerto, continuano a oscillare tra aspettative di ripresa e il timore di una correzione più profonda. E così, la domanda che domina oggi la mente degli investitori non è tanto “ci sarà un rimbalzo?”, quanto piuttosto “quando finirà questa correzione?”.

Una domanda che, in fondo, dà per scontato due assunti: il mercato continuerà a scendere (almeno per un po’) e il mercato, prima o poi, tornerà a salire (perché in passato lo ha sempre fatto).

Ma sarà davvero così?

1. Quali sono i target price? O meglio, i bottom price?

In una fase come questa, in cui il sentiment sembra virare verso il pessimismo, parlare di target price potrebbe essere fuorviante. Meglio parlare di bottom price, ovvero il punto in cui la correzione potrebbe arrestarsi. Le principali case d’investimento e ri ricerca stanno iniziando a delineare possibili scenari per rispondere a questa domanda.

Secondo FactSet, in uno scenario recessivo superficiale, l’S&P 500 potrebbe perdere un ulteriore 15%. Ma in uno scenario recessivo profondo, la flessione potrebbe arrivare al 30%. Le stime si basano sull’analisi delle recessioni passate, e sulla risposta dell’S&P 500 di fronte a quelle situazioni. In sostanza, «se la storia dovesse ripetersi», sarebbe presumibile attendersi crolli di questa portata.

Goldman Sachs, invece, utilizza un approccio basato sulla mean reversion dei multipli. Se l’S&P 500 dovesse riportare i suoi P/E ai valori medi degli ultimi dieci anni, pari a 18x, e considerando una contrazione degli utili, la banca stima: In uno scenario recessivo fino a un-29%, con un target a 4.000 punti. In uno scenario espansivo fino ad un-13%, con un target a 4.850 punti. Nel caso in cui invece il P/E segua la media a 5 anni dei P/E, il bottom price sarebbe al -3%, 5.400 punti, mentre in uno scenario recessivo potrebbe scendere fino al -21%, a 4.400 punti.

Da notare: i multipli considerati sono forward P/E.

2. Dopo il bottom, si tornerà a salire in questo quarter?

Anche qui la risposta non è semplice. Ipotizzando che l’attuale scenario macro resti espansivo, con una crescita del PIL USA stimata dalla Fed all’1,8% per il 2025, le previsioni sembrano suggerire che il bottom sia vicino, con un’ulteriore discesa massima del 3%.

Tuttavia, resta il nodo del GDP Now della Fed di Atlanta, che ha recentemente segnalato una possibile contrazione del PIL superiore al 2% già nel Q1 2025. Se ciò venisse confermato dai dati ufficiali, lo scenario potrebbe virare verso un rallentamento più marcato.

A ciò si aggiungono le incertezze geopolitiche e commerciali: su tutte, la politica di dazi proposta da Donald Trump, che potrebbe entrare in vigore già ad aprile. Una variabile di difficile interpretazione che porta molti analisti a parlare di una possibile fase laterale, più che di una vera ripartenza.

3. Quindi, cosa fare adesso?

Un dato su tutti potrebbe offrire un’interessante chiave di lettura: l’Equity Risk Premium (ERP) dell’S&P 500, calcolato come earning yield forward meno il rendimento dei Treasury USA, è oggi negativo.

In altre parole, il rendimento atteso dell’azionario è inferiore a quello dei titoli di Stato, soprattutto sulla parte lunga della curva. È un segnale importante, che può spiegare il recente afflusso di capitali verso l’obbligazionario.

Se i rendimenti reali delle obbligazioni rimarranno superiori all’earning yield delle azioni, la pressione ribassista sull’equity potrebbe proseguire per buona parte del trimestre, specie finché l’inflazione non tornerà sotto controllo e i tassi non si normalizzeranno. Questo sarà dettato sia dall’andamento del mercato azionario, ma prevalentemente dalle scelte di politica monetaria della Federal Reserve: l’abbassamento dei tassi verso valori più contenuti, stimolerebbe l’abbassamento della curva dei tassi di rendimento, ed il completamento dello steepening, comportando un ridimensionamento delll’ERP, e le azioni tornerebbero relativamente economiche.

Pprudenza e selettività

Per trarre delle conclusioni, si può affermare che il secondo trimestre del 2025 si apre all’insegna dell’incertezza, ma anche con potenziali opportunità per chi sa attendere e analizzare con freddezza. I mercati stanno probabilmente scontando uno scenario più debole di quello che la narrativa ufficiale suggerisce, almeno per il momento, e questo potrebbe rappresentare una finestra di recupero.

Se l’economia dovesse mantenersi stabile, come indicano le ultime rilevazioni, i «bottom price» identificati non sarebbero poi così lontani dai livelli attuali; diversamente, in caso di recessione, i «prezzi floor» si allontanerebbero sensibilmente.

E questo è un aspetto certamente positivo; allo stesso tempo, però, non emergono grandi incentivi per acquistare azioni, poiché l’equity risk premium resta negativo a favore dei risk free. Considerando che l’economia non è così debole come percepito dal sentiment dei consumatori, verrebbe quasi da pensare che l’unico motivo per cui le azioni non riescono a recuperare sia proprio l’ERP negativo. Questo potrebbe segnalare l’inizio di una lunga fase di lateralità, destinata a caratterizzare l’S&P 500 indipendentemente dallo scenario economico.