Corporate bond: cosa sono e come funzionano le obbligazioni societarie

Isabella Ciuca

14/07/2022

19/07/2022 - 10:02

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Cosa sono le obbligazioni societarie? Quali sono le loro caratteristiche e i principali rischi?

Corporate bond: cosa sono e come funzionano le obbligazioni societarie

Come sappiamo, le obbligazioni sono strumenti finanziari attraverso i quali Stati e imprese possono raccogliere denaro per soddisfare il proprio fabbisogno di liquidità. Nella prima tipologia rientrano i titoli di Stato (o governativi), mentre nella seconda troviamo i titoli societari (o corporate bond). Vediamo insieme nel dettaglio cosa sono e come funzionano i corporate bond.

Cosa sono i corporate bond

Le obbligazioni corporate vengono emesse da società private (principalmente banche o imprese industriali) che hanno bisogno di denaro per ampliare o diversificare la propria attività imprenditoriale e, come vedremo più avanti, possono essere classificate in base a diversi criteri. Chi sottoscrive un’obbligazione corporate diventa di fatto creditore della società emittente e, alla scadenza del titolo, ha il diritto di ricevere il capitale versato inizialmente (nominale) maggiorato di una quota interessi a titolo di remunerazione per il proprio impiego.

La capacità dell’impresa emittente di ripagare le proprie obbligazioni dipende dalla sua capacità di generare ricavi e di essere profittevole; di solito i corporate bond sono ritenuti più rischiosi rispetto ai titoli governativi e, dunque, offrono interessi maggiori per compensare questo rischio aggiuntivo. Allo stesso tempo, i corporate bond sono meno rischiosi dei titoli azionari in quanto un’azienda dovrà sempre ripagare il proprio debito (compresi i bond) prima degli azionisti.

Soprattutto nei paesi con mercati finanziari molto sviluppati, i corporate bond sono una delle fonti di liquidità principali per le imprese, insieme ai prestiti bancari. Molto spesso, per le aziende risulta più conveniente finanziarsi mediante debito piuttosto che attraverso l’equity, anche per evitare una diluizione dell’azionariato.

I corporate bond possono essere classificati:

  • in base alla struttura del cash flow: zero coupon, a tasso fisso o variabile;
  • in base alla tipologia: plain vanilla (obbligazioni tradizionali), strutturati (il cui rimborso o la cui remunerazione è legata all’andamento di altre attività finanziarie, come ad esempio le obbligazioni convertibili), subordinati (titoli il cui rimborso deve avvenire in seguito alle emissioni senior secondo un ordine predeterminato in base al grado di subordinazione);
  • in base al rating: investment grade (meno rischiosi), high yield (più rischiosi), senza rating;
  • in base alla tipologia di emittente: finanziari (emessi da società finanziarie) o industriali (emessi da società industriali);

Dopo aver elencato le classificazioni, vale la pena ricordare i principali rischi a ci sono esposti i corporate bond: il rischio di credito, il rischio di tasso, il rischio valutario e il rischio liquidità.

Come sappiamo, il rendimento di un bond dipende dalla remunerazione richiesta in contropartita del rischio legato all’investimento e sarà tanto più elevato quanto maggiori saranno i rischi citati sopra. In particolare, il rischio valutario o di cambio, è il rischio che la valuta di denominazione si deprezzi (cioè scenda), mentre il rischio liquidità è il pericolo di non poter rivendere velocemente il titolo a un prezzo equo e aumenta al crescere della scadenza del titolo e in momenti di incertezza e scarsa visibilità sui mercati. Vediamo più nel dettaglio cosa sono il rischio di credito e il rischio di tasso.

Una misura sintetica del rischio di credito: il rating dei corporate bond

Abbiamo visto che i titoli societari possono essere classificati in base a diversi criteri. Uno dei principali è sicuramente il rating, cioè la valutazione dell’emittente in base alla sua capacità di far fronte alle obbligazioni. Le società sono valutate in base alla loro bontà creditizia da agenzie indipendenti (le più famose sono Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch) che emettono un giudizio sintetico sotto forma di lettere e/o numeri in base a delle scale predeterminate. I titoli con rating migliore si chiamano «Investment Grade» mentre quelli con rating peggiore e, dunque, più rischiosi, sono invece i titoli cosiddetti «High Yield».

I rating influenzano molto il mercato e gli operatori nelle loro scelte di investimento: queste valutazioni, infatti, sono essenziali per l’investitore, che deve conoscere la qualità e la stabilità dell’azienda che ha deciso di finanziare. Le agenzie possono anche modificare il proprio giudizio su un emittente; se è giudizio migliora si parla di upgrading, se peggiora si parla invece di downgrading. Le società con rating elevato riescono a trovare capitali più facilmente e a prezzi decisamente più vantaggiosi (in termini di remunerazione che devono offrire agli investitori) rispetto a quelle con valutazioni peggiori.

Questo non vuol dire che non sia possibile o conveniente acquistare obbligazioni con un rating peggiore: semplicemente non è consigliabile a tutti. In base al suo profilo di rischio e alle sue conoscenze finanziarie, l’investitore o il suo consulente decideranno come e in che misura esporre il portafoglio al rischio di credito.

Ricordiamo che il rischio di credito può dipendere anche dal mercato: nelle fasi di espansione del ciclo economico sarà più limitato, mentre nelle fasi di recessione sarà più accentuato.

Oltre al rating, un’altra misura del rischio di credito è rappresentata dai cosiddetti credit spread (premi al rischio). Il credit spread rappresenta la differenza tra il tasso di interesse di un titolo poco rischioso (ad esempio, un corporate investment grade) e uno più rischioso (ad esempio, un corporate high yield) con caratteristiche analoghe in termini di scadenza, liquidità, eccetera. DI solito, in fasi di rallentamento dell’economia, si dice che i «credit spread» si allargano, cioè aumenta il differenziale di rendimento richiesto tra un titolo più rischioso e uno meno rischioso. Al contrario, quando l’economia è in salute, il differenziale si «restringerà».

Per coprirsi dal rischio di credito è di norma consigliabile diversificare il proprio portafoglio. Gli investitori più esperti potranno servirsi anche dei credit derivatives, come i credit default swap.

Il rischio di tasso

I titoli obbligazionari sono sensibili alle variazioni nella curva dei tassi di interesse, soprattutto quelli a tasso fisso.
Come noto, la correlazione tra tassi e rendimento è inversa: un aumento dei tassi di interesse, infatti, comporta un deprezzamento dei titoli obbligazionari. Un variazione al rialzo dei tassi, ad esempio, ha due effetti: il primo è positivo ed è l’effetto reinvestimento, cioè la possibilità di investire la propria liquidità liberata a tassi più alti; il secondo è negativo ed è l’effetto prezzo, cioè il valore dei titoli diminuisce visto che sono scontati a tasso più alto.

Una valida misura del rischio di tasso di un corporate bond (e di un bond in generale) è la duration, cioè la scadenza media ponderata dei flussi di cassa attesi per quel titolo. A una duration elevata corrisponde una maggiore sensibilità del prezzo del titolo al variare inaspettato del tasso. Viceversa, quanto più la duration è bassa, tanto minore sarà la volatilità del prezzo legata ad una variazione dei tassi. Per coprirsi dal rischio di tasso (hedging) è possibile utilizzare derivati quali future su tassi, opzioni, swap.

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