Cooperazione regionale con vista globale: la Cina guida l’agenda multipolare della Sco

Federico Giuliani

11 Febbraio 2024 - 07:15

Nei giorni scorsi in Cina si è riunito il Consiglio dei coordinatori nazionali degli Stati membri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco). Ecco i piani del gruppo.

Cooperazione regionale con vista globale: la Cina guida l’agenda multipolare della Sco

Sviluppare decisioni congiunte per rafforzare l’interazione in ambiti rilevanti come politica, sicurezza, commercio ed economia, nonché nei campi culturali e umanitari. Sono questi i temi toccati in occasione dell’ultimo Consiglio dei coordinatori nazionali degli Stati membri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), riunitosi dal 29 gennaio al 1 febbraio scorsi a Pechino, in Cina, sotto la presidenza del Kazakhstan.

Nello specifico, i partecipanti hanno esaminato le bozze delle strategie del gruppo da qui al 2035 oltre che, si legge sul sito ufficiale della Sco, i preparativi “per le riunioni dei Capi di Stato del Consiglio della Sco e del Consiglio dei Ministri degli Esteri della Sco”. Detto altrimenti si è trattato di un summit volto a gettare le fondamenta per prossimi e ancor più rilevanti meeting, ai quali prenderanno parte leader del calibro di Xi Jinping, Narendra Modi e Vladimir Putin, con l’obiettivo di ampliare l’agenda multipolare dei rispettivi governi.

Del resto la storia della Sco è chiara: stiamo parlando di un’organizzazione intergovernativa fondata da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan a Shanghai nel 2001. Originariamente costituita come forum di rafforzamento della fiducia per smilitarizzare i confini, gli obiettivi del gruppo si sono via via ampliati fino ad includere una maggiore cooperazione militare e la condivisione dell’intelligence tra i membri. Che, intanto, sono cresciuti fino a comprenderne nove: accanto ai cinque fondatori, troviamo anche Uzbekistan, India, Pakistan e Iran (con l’Afghanistan nei panni di osservatore). Ma che cos’è realmente la Sco? E quali obiettivi si prefigge di raggiungere?

I lavori dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai

Negli ultimi anni la Sco ha focalizzato la sua attenzione su iniziative economiche regionali, come la Nuova Via della Seta proposta dalla Cina e l’Unione economica eurasiatica della Russia. Gli esperti sono divisi: c’è chi afferma che l’organizzazione è emersa come un baluardo anti-americano in Asia centrale, e chi ritiene che gli attriti tra i suoi membri impediscano la nascita di un gruppo forte e unito. Certo è che il pil complessivo dei partecipanti del club ha raggiunto circa i 25.000 miliardi di dollari, pari a quasi il 25% del pil globale, e cioè una cifra oltre 13 volte a quella registrata ai tempi della fondazione della stessa Sco.

Come stabilito nel suo statuto, l’organizzazione funziona come un forum per rafforzare la fiducia e le relazioni di vicinato tra i Paesi membri e promuovere la cooperazione in molteplici settori, dalla politica al commercio, dall’economia ai trasporti. Uno degli obiettivi primari dell’organizzazione consiste tuttavia nel promuovere la cooperazione su questioni legate alla sicurezza, ovvero a dire combattere i cosiddetti “ tre mali ”: terrorismo, separatismo ed estremismo.

La Sco, è importante sottolinearlo, adotta decisioni prese per consenso e tutti gli Stati membri devono sostenere il principio fondamentale di non aggressione e non interferenza negli affari interni. In ogni caso, la Sco ha un’influenza rilevante nel contesto sempre più strategico dell’Asia centrale, dove passa la Belt and Road cinese (o quel che ne rimane) e si snodano le principali rotte energetiche mondiali.

Diversi stati membri – in particolare Kazakistan, Russia e Turkmenistan – possiedono alcune delle più grandi riserve mondiali di petrolio e gas naturale, tanto che in passato i leader partecipanti ai summit hanno più volte discusso della creazione di un “mercato energetico unificato” per le esportazioni di petrolio e gas, promuovendo al contempo lo sviluppo regionale attraverso accordi energetici preferenziali.

Interessi multipolari

La cooperazione energetica non è che un aspetto degli scambi economici tra i membri della Sco. La Cina, ad esempio, ha proposto la creazione di una Banca di sviluppo inter-Sco nel 2010 come versione regionale più piccola della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.

Fin dalla sua nascita, inoltre, il gruppo ha trasceso le differenze tra i Paesi membri in termini di ideologia, sistema sociale e percorso di sviluppo, e ha raccolto la massima forza collettiva nell’affrontare le sfide comuni (ricalcando, di fatto, il concetto di comunità umana dal futuro condiviso diffuso da Pechino).

C’è chi ha definito l’organizzazione un fattore stabilizzante, avendo la Sco collaborato con altre organizzazioni internazionali e regionali, come le Nazioni Unite e l’Asean, e partecipato attivamente alla governance globale, contribuendo allo sviluppo e alla sicurezza internazionali. Ma c’è anche chi a Occidente - come gli Stati Uniti - ha sottolineato una preoccupazione non da poco: attraverso la Sco, la Cina starebbe stabilendo relazioni diplomatiche con nazioni terze che potrebbero supportare la proiezione di potenza oltre i suoi confini.

Secondo Washington, addirittura esisterebbe il rischio significativo che Pechino possa sfruttare le sue relazioni con i Paesi del gruppo per limitare la capacità delle forze armate statunitensi di operare in Asia centrale. La realtà, al momento, ci dice che l’organizzazione è l’ennesima piattaforma che racchiude il “mondo altro”, lo stesso mondo che vorrebbe modificare la governance globale considerata eccessivamente a trazione occidentale. Al netto delle divergenze tra i singoli membri, i piani di sviluppo di ogni Stato partecipante sono per adesso in linea con l’agenda multipolare della Sco. Di fatto sempre più un megafono regionale eurasiatico dei Brics.

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