Il 23 marzo 2026 segna uno dei momenti più turbolenti per il prezzo dell’oro degli ultimi decenni. Il metallo giallo, dopo aver toccato massimi storici a gennaio sopra i 5.500 dollari l’oncia, è entrato in una fase di brusca correzione, con perdite superiori al 20% dai picchi e la peggior settimana dagli anni ’80. In poche settimane sono stati bruciati tutti i guadagni accumulati nel 2026, riportando il prezzo in area 4.200-4.400 dollari. Al momento la quotazione spot viaggia sui 4.446 dollari l’oncia.
Per molti italiani che conservano oro fisico come gioielli, lingotti o monete, come anche per gli investitori, al momento la domanda è cruciale quanto inevitabile: vendere ora per evitare ulteriori perdite oppure attendere un rimbalzo?
Perché il prezzo dell’oro sta scendendo (anche con le crisi geopolitiche)
Il calo dell’oro è particolarmente controintuitivo perché avviene in un contesto di forti tensioni internazionali, in particolare in Medio Oriente. Tradizionalmente, l’oro è considerato un “bene rifugio”, capace di salire proprio nei momenti di crisi. Ma questa volta il mercato sta reagendo diversamente.
Il primo fattore chiave che dobbiamo considerare è la politica monetaria. Le aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve si sono ridimensionate a causa dell’inflazione ancora elevata e del rialzo del petrolio. Tassi più alti rendono meno attraente l’oro, che non produce rendimento, un fattore che spinge gli investitori verso obbligazioni e asset remunerativi.
Pesa poi il rafforzamento del dollaro, perché un biglietto verde forte tende a deprimere il prezzo dell’oro, rendendolo più costoso per chi compra in altre valute e riducendo così la domanda a livello mondiale.
Ma dietro la discesa della quotazione dell’oro ci sono anche aspetti tecnici. Dopo il rally eccezionale del 2025, con rendimenti superiori al 60%, molti investitori stanno prendendo profitto. E a questo si aggiungono vendite forzate legate a margin call e deleveraging, che hanno accelerato la discesa.
E, paradossalmente, anche le tensioni geopolitiche stanno contribuendo al ribasso del prezzo dell’oro. Colpa dell’impennata del petrolio, che ha rafforzato le aspettative di inflazione e quindi di tassi più alti, creando un effetto negativo sull’oro.
Le previsioni degli analisti sull’oro: crollo temporaneo o inversione?
Le stime degli analisti restano divergenti. Alcune banche d’investimento mantengono una visione rialzista nel medio periodo. Goldman Sachs, ad esempio, ha indicato un target di circa 5.400 dollari l’oncia per fine 2026, quindi ben al di sopra dei livelli attuali. Altri scenari sono più cauti. Secondo analisi di mercato, in uno scenario di crescita sostenuta e tassi elevati l’oro potrebbe perdere tra il 5% e il 20% nel 2026. Alcuni modelli quantitativi ipotizzano invece un ritorno a valori molto più alti nel lungo termine, anche sopra i 6.000 euro entro fine anno, ma si tratta di proiezioni altamente speculative.
Conviene vendere oro oggi?
Per chi possiede oro fisico in casa, la decisione dipende soprattutto dall’orizzonte temporale. Chi ha acquistato molti anni fa resta comunque in forte guadagno e vendere oggi può rappresentare una scelta prudente se si teme un ulteriore calo nel breve periodo. Ma l’oro resta storicamente una riserva di valore di lungo termine e vendere durante una fase di forte correzione potrebbe significare uscire nel momento sbagliato.
Diverso il discorso per gli investitori finanziari, per cui il ragionamento è più tattico. Se l’oro rappresenta una quota significativa del portafoglio e ha generato forti profitti negli ultimi anni, una parziale presa di profitto può avere senso per riequilibrare il rischio. Al contrario, liquidare completamente le posizioni potrebbe far perdere i benefici di un eventuale rimbalzo, soprattutto se il ciclo dei tassi dovesse cambiare.