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Contratti per Differenza: come fare trading su Cfd

Redazione

13/09/2022

13/09/2022 - 15:18

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I Cfd sono strumenti interessanti, ma è importante ricordare che hanno un elevato livello di rischio. Come funzionano i Cfd? Qual è la loro natura e in cosa consiste il trading su tali strumenti?

Contratti per Differenza: come fare trading su Cfd

Il termine Cfd sta per Contratto per Differenza. Tali strumenti finanziari possiedono alcune caratteristiche peculiari che li rendono interessanti: essi consentono infatti ai trader di prendere una posizione sul prezzo di uno strumento finanziario senza possedere effettivamente l’attività sottostante.

Inoltre, uno degli aspetti più singolari dei Cfd consiste nella possibilità di trarre profitto sia dai mercati in calo che da quelli in rialzo. Ovviamente, il trading di tali strumenti comporta vantaggi e svantaggi che è estremamente importante conoscere a fondo prima di avventurarsi nel mondo degli investimenti.

Cosa sono i CFD?

Come suggerisce il nome, un Contratto per Differenza è un contratto finanziario over-the-counter (Otc) tra due parti (tipicamente definite: “acquirente”, colui che acquista lo strumento, e “venditore”, colui che vende lo strumento) sul movimento del prezzo di un’attività e consiste, infatti, nella differenza tra il prezzo di apertura e di chiusura di un determinato strumento.

I Cfd sono strumenti finanziari derivati, in quanto sono contratti il cui valore dipende da un’attività singola, gruppo di attività o benchmark sottostanti. Infatti, il Contratto per Differenza replica l’andamento finanziario dello strumento sottostante. L’unica differenza tra il prezzo di mercato e quello del Cfd sono lo spread e le possibili commissioni, che corrispondono alla quota aggiunta dall’intermediario finanziario, quale ad esempio un broker, per l’apertura della posizione da parte del trader.

I Cfd sono solitamente negoziati dai trader nel brevissimo termine, in quanto facendo trading su Cfd non si diventa proprietari dell’attività sottostante, ma semplicemente si specula sull’eventualità che il prezzo aumenti o diminuisca.
Esistono Cfd su qualsiasi mercato: azioni, Etf, criptovalute, commodities, indici, ecc.

Analizzando ora un esempio pratico, nel caso in cui un investitore voglia fare trading su azioni, vi sono due possibilità: acquistare azioni reali o Cfd su azioni.

Nel caso in cui tu voglia acquistare 10.000 azioni di una certa banca e il prezzo di tali azioni sia 0,45 EUR, il che significa che l’investimento totale ammonterebbe a € 4.500, escluse le commissioni addebitate dall’ente intermediario, quale un broker finanziario, per l’esecuzione della transazione. In cambio l’investitore riceve un certificato azionario, ossia una documentazione “fisica” legale che attesta la proprietà delle azioni acquistate.

Al contrario, facendo trading su Cfd, non si diventa proprietari dello strumento sottostante, ma appunto si specula solamente sui movimenti di prezzo dello strumento sottostante, quali delle azioni nell’esempio sopracitato, con l’obiettivo di trarre potenzialmente un profitto.

La leva e il trading a margine

I Cfd sono dei cosiddetti strumenti a leva. La leva permette agli investitori, a fronte di un deposito iniziale relativamente piccolo, di ottenere un’esposizione di mercato molto più ampia. In altre parole, espone gli investitori a un potenziale ritorno sull’investimento significativamente maggiore rispetto ad altre forme di trading, a parità di capitale impiegato. Tuttavia è importante ricordare che tali strumenti sono altamente rischiosi e, come amplificano i profitti presunti, aumentano la dimensione delle potenziali perdite.

Il trading con leva viene anche definito trading a margine, in quanto la quantità di denaro necessaria per aprire e mantenere una posizione con leva è definita appunto «margine».

Tornando all’esempio della banca, nel caso in cui un investitore decida invece di investire in Cfd su tali azioni, sarebbe necessaria solo una piccola percentuale del valore totale dell’operazione per aprire una posizione mantenendo lo stesso livello di esposizione.

Ad esempio, nel caso in cui un broker finanziario fornisca una leva di 1:5, ossia del 20%, sarebbe necessario depositare €900 (escludendo le eventuali commissioni e lo spread applicate dall’intermediario) per negoziare lo stesso importo.

Nel caso in cui tali azioni salgano del 10%, raggiungendo un prezzo unitario di 0,495 EUR, il valore della posizione in Cfd equivarrebbe a € 4.950. Ciò comporterebbe un profitto di € 450, che equivarrebbe al 50% del deposito iniziale, rispetto invece ad un rendimento solo del 10% se le azioni fossero state acquistate fisicamente.

Come già sottolineato, è tuttavia importante tenere presente che così come la leva finanziaria, aumenta i potenziali profitti, anche le perdite vengono amplificate allo stesso modo. Infatti, nel caso in cui le azioni di tale banca scendano del 10%, arrivando a un prezzo unitario di 0,405 EUR, il valore della posizione diventerebbe € 4,050. Quindi, con un deposito iniziale di € 900, questa operazione di Cfd registrerebbe una perdita di € 450. Tale perdita corrisponde a -50% dell’investimento originario, rispetto a una perdita del -10% nel caso in cui azioni fossero state acquistate fisicamente.
È pertanto essenziale comprendere come gestire al meglio il proprio rischio.

Il trading su Cfd nella pratica

Al fine di comprendere il funzionamento dei Cfd, è essenziale avere una buona conoscenza di alcuni concetti essenziali che stanno alla base del meccanismo di tali strumenti.

I Cfd sono quotati con due prezzi: il prezzo di acquisto (buy) e il prezzo di vendita (sell). Il prezzo buy è sempre superiore a quello sell e la differenza tra i due è definita spread.

Nel caso in cui un investitore ritenga che il prezzo di una determinata attività aumenterà, costui andrà long, comprando tale strumento con la finalità di trarre profitto dall’eventuale aumento di prezzo.

Al contrario, nel caso in cui si ipotizzi che un’attività diminuirà di prezzo, è opportuno andare short, vendendo tale strumento al fine di trarre profitto dal ipotetico calo di prezzo.
Naturalmente, nel caso in cui i mercati non si muovano nella direzione attesa, si registrerà una perdita.

L’importo del guadagno o della perdita dipendono dalla dimensione della posizione (anche chiamata dimensione del lotto) e dalla dimensione del movimento del prezzo di mercato. I Cfd sono infatti negoziati in contratti standardizzati o lotti, la cui dimensione unitaria dipende dall’attività sottostante negoziata, in quanto i Contratti per Differenza imitano il modo in cui tale attività reale viene negoziata sul mercato.

Per quanto concerne la durata del trade, generalmente le negoziazioni Cfd non hanno una scadenza fissa e la durata dipende dalle preferenze del singolo trader. In generale, i Cfd sono strumenti solitamente utilizzati nel brevissimo termine, al fine di speculare sugli aumenti e sui cali di prezzo.

Nel caso sia interessato ad approfondire la tua conoscenza sui Cfd, ti suggeriamo questo glossario “Trading su Cfd - Definizioni”.

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