Conti deposito, le banche stanno per tagliare i rendimenti per colpa della Bce

Lorenzo Raffo

4 Settembre 2024 - 15:58

Le condizioni previste nei contratti in essere potrebbero essere modificate, a favore logicamente dell’emittente. Il tutto però è ben regolato.

Conti deposito, le banche stanno per tagliare i rendimenti per colpa della Bce

È un quadro in piena evoluzione quello dei conti deposito, generosi negli ultimi due anni (sebbene meno di quanto rendano molti bond) ma che stanno per diventare inevitabilmente più frugali in previsione di tagli dei tassi da parte della Bce.

C’è allora da domandarsi se non sia il caso di cogliere le occasioni che il mercato offre ancora. Certamente sì per la clientela più prudente – ancorata a questa proposta cautelativa rispetto ad altri strumenti finanziari – ma con la consapevolezza che le condizioni offerte oggi potrebbero essere modificate nel tempo, il che vale soprattutto per i depositi con scadenze lunghe.

Il rapporto tra conti deposito e Banche centrali

C’è infatti la variabile dei tassi applicati, nel caso dell’euro, da parte della Bce.

Dato ormai per scontato che scenderanno è inevitabile che chi si collocasse su un conto deposito su scadenze per esempio a tre anni si avvantaggerebbe rispetto alle condizioni future dei rendimenti. Avrebbe in altre parole fatto Bingo? No, perché gli istituti bancari si riservano nelle clausole sottoscritte di riadeguare le condizioni alle evoluzioni del mercato. Spesso chi sottoscrive i documenti di adesione non lo sa ma così è.

Conto deposito, cosa dice la Banca d’Italia

Inutile girare intorno al problema. La Banca d’Italia ha precisato infatti con una nota del 28 marzo 2017, quello che è il cosiddetto “jus variandi” (non spaventatevi!), ovvero la possibilità di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali applicate alla clientela. Ha precisato però che, nel rispetto di quanto stabilito dalle norme sulla trasparenza e dall’art. 118 del TUB, gli intermediari possono variare le condizioni contrattuali con la clientela solo se questa facoltà è stata prevista nel contratto e sempre che esista un “giustificato motivo”.

Chi lo verifica? È competenza dell’autorità giudiziaria.

Conti deposito, si cambia solo se…

Finora tutto è chiaro. Lo è ancor più se si tiene conto di due condizioni fissate dalle norme in vigore:

  • gli intermediari devono proporre la modifica unilaterale in modo chiaro e con preavviso di almeno due mesi;
  • il cliente, nei due mesi, può decidere se continuare il rapporto o recedere dal contratto senza penalità.

Attenzione a cosa si sottoscrive

C’è tuttavia un aspetto di cui tenere conto: è quello della precondizione – come detto - che l’intermediario bancario abbia previsto tale clausola nel contratto proposto al cliente. Inevitabilmente c’è quasi sempre ma si consiglia comunque di verificare. Bisogna infatti tenere conto di un fatto: le banche più generose sono spesso minori e quindi alla ricerca di correntisti per aumentare le masse gestite. Potrebbero perciò (ma i casi sono pochi!) accettare il rischio di tassi in discesa e proporre condizioni a loro meno favorevoli con il passare del tempo.

Chiudere e rinegoziare, quando conviene

Se il correntista decidesse di chiudere la sua posizione verrebbe inevitabilmente contattato per una rinegoziazione del conto deposito. È successo già in presenza di un aumento dei tassi negli ultimi due anni ma nel caso opposto con molte probabilità gli spazi di manovra sarebbero ben minori. Vale tuttavia sempre la pena trattare o – in alternativa – trovare un’altra banca più munifica.

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