L’iniziativa senza precedenti di Thierry Breton contro la piattaforma social X e il suo proprietario, Elon Musk, si è rivelata un vero e proprio boomerang per l’Unione europea, accusata dal portavoce del candidato repubblicano Donald J. Trump di interferire nella campagna elettorale americana. Lunedì 12 agosto, Thierry Breton, commissario europeo per il Mercato interno, ha inviato l’ennesimo avvertimento a Elon Musk, affermando che l’intervista programmata per lo stesso giorno tra l’ex presidente Donald Trump e il patron di Tesla sulla piattaforma social X avrebbe potuto violare le nuove leggi europee progettate per contrastare la diffusione di contenuti dannosi online, il Digital Service Act (DSA). Nella lettera diffusa sui social, Breton ha evidenziato che l’evento in diretta su X tra Musk e Trump deve rispettare le leggi dell’Unione Europea. Ha sottolineato l’obbligo di Musk, in qualità di gestore di una grande piattaforma online, di trovare un equilibrio tra la «libertà di espressione» e l’eventuale «amplificazione di contenuti dannosi» che potrebbero avere «conseguenze negative sul dibattito pubblico e sulla sicurezza».
Ue nel panico dopo la lettera di Breton
La dura replica della campagna di Donald Trump, che ha accusato l’Ue di essere contro la libertà di parole e di espressione e di interferire negli affari Usa, oltre ad alcune dure prese di posizione da parte degli organi di stampa statunitensi, hanno spinto l’Ue a prendere le distanze dall’iniziativa del suo stesso commissario europeo, con Ursula von der Leyen che ha dichiarato di non «saperne nulla» della lettera inviata dal fedelissimo del presidente Emmanuel Macron. La lettera di Breton a Musk, resa pubblica su X, scrive Tim Higgings sul Wall Street Journal, "coinvolge direttamente il politico francese nelle dinamiche della campagna presidenziale statunitense a meno di 100 giorni dalle elezioni.
Allo stesso tempo, fornisce nuovi argomenti alle aziende tecnologiche americane, che si sono spesso lamentate dell’eccessivo interventismo dell’Ue, preoccupata per le interferenze elettorali e altre problematiche sociali«. Breton, riporta il Washington Examiner, deve temere che il governo degli Stati Uniti consideri possibili multe contro la piattaforma di Musk per quello che sono:»semplicemente un’altra tassa nell’ambito della campagna palesemente protezionista dell’UE contro le aziende tecnologiche americane. Sia i democratici che i repubblicani stanno considerando ritorsioni contro questa campagna".
Il vicolo cieco di Breton e la legge orwelliana del Digital Service Act
Ora il commissario europeo Thierry Breton, lasciato solo persino dalla presidente Ursula von der Leyen, è finito in un vicolo cieco. Difficilmente l’Ue potrà iniziare una guerra contro la piattaforma dell’uomo più ricco del mondo se non è unita nella volontà di mettere un bavaglio a X, come ha ampiamente dimostrato. Se ne riparlerà dopo le elezioni americane. C’è da attendersi un’offensiva qualora Kamala Harris dovesse vincere: ma anche se Elon Musk non dovesse non avere molti amici a Washington dopo novembre, il governo degli Stati Uniti sarà cauto nel consentire all’UE di stabilire un nuovo standard protezionistico a spese di X.
Quanto al Digital Service Act (DSA), l’Ue vuole imporre ulteriori misure contro la libertà di parole e di espressione sul web. Nel suo programma elettorale, infatti, Ursula von der Leyen ha dichiarato che l’UE deve fare di più per «proteggere la nostra democrazia». E come intende l’Unione Europea proteggere la democrazia? Semplicemente limitando la libertà di parola su Internet e costringendo le piattaforme social e le aziende Big Tech a rimuovere i contenuti che la stessa Commissione Europea ritiene scomodi. "Proporrò un nuovo Scudo europeo per la democrazia. Come parte di questo, lavoreremo per contrastare la manipolazione e l’interferenza delle informazioni straniere online, basandoci sugli esempi di Viginum in Francia o della Swedish Psychological Defence Agency. Quest’ultima è più di una semplice task force contro le fake news: è un’agenzia composta da psicologi e membri dei servizi segreti, guidata da Henrik Landerholm, ex ufficiale dell’esercito ed ex ambasciatore svedese negli Emirati Arabi Uniti. E la dice lunga sulla direzione che intende prendere l’Ue. Molto probabilmente dopo le elezioni Usa.