Comprare casa, in questa città servono 13 anni di stipendio

Emanuela Ceccarelli

22 Agosto 2026 - 16:47

Servono fino a 13 anni di stipendio per comprare casa in Italia. I dati Tecnocasa evidenziano il divario tra salari e prezzi immobiliari a Milano, Roma e Firenze.

Comprare casa, in questa città servono 13 anni di stipendio

In alcune città d’Italia comprare un appartamento richiede fino a 13 anni di stipendio interamente messo da parte. Questo è quello che emerge dai dati forniti dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, che ha analizzato il rapporto tra il costo medio degli immobili usati e le retribuzioni annue lette attraverso le rilevazioni Istat.

L’analisi svolta ipotizza uno scenario teorico in cui l’intero reddito da lavoro viene destinato esclusivamente al saldo dell’immobile, mettendo in questo modo in luce una distanza sempre più marcata tra l’andamento dei salari e le quotazioni del mercato residenziale in Italia. In particolar modo sono tre le città italiane che si attestano come le più dispendiose per quanti vogliono acquistare la loro prima casa.

Quanto costa comprare casa a Milano, Roma e Firenze: i dati sulle annualità

Negli ultimi anni è apparso sempre più evidente il divario tra le retribuzioni medie e i listini immobiliari, soprattutto nei grandi centri urbani. Nel confronto basato su un appartamento tipo di 85 metri quadrati, Milano si conferma come la città più cara d’Italia. Nel capoluogo lombardo per l’acquisto di un’abitazione occorrono 12,9 annualità di stipendio, con prezzi medi che sfiorano i 4.466 euro al metro quadro e una domanda sempre più elevata. La città ha infatti una particolare attrattiva per i capitali esteri, che tendono a investire notevolmente sul territorio, mantenendo i valori del capoluogo in linea con quelli delle grandi metropoli europee.

Seguono poi Roma, dove servono 9,2 anni di retribuzione per poter acquistare una proprietà. Nella Capitale la dimensione geografica e la forte frammentazione del mercato creano ampie disparità tra i quartieri centrali o di pregio e le aree periferiche. Come a Milano, anche qui la domanda resta particolarmente alta, grazie soprattutto all’elevata concentrazione di dipendenti pubblici e del settore terziario.

La terza posizione vede Firenze con 9,1 anni di stipendio per l’acquisto di un immobile. Il capoluogo toscano risente di una configurazione urbanistica compatta che limita l’espansione e di un impatto massiccio delle locazioni turistiche brevi nel centro storico. A causa di questo fenomeno si riduce la quota di alloggi destinati alla residenza stabile e si spingono verso l’alto i prezzi di vendita anche nei quartieri semicentrali.

Nonostante i prezzi a dir poco proibitivi, in queste città la domanda di abitazioni rimane elevata. Vivere nelle aree centrali significa infatti avere un accesso più immediato a servizi, università e opportunità di lavoro. A fronte di una disponibilità limitata di immobili, questa forte domanda continua a esercitare pressione sui prezzi di vendita, rendendo le zone centrali particolarmente costose.

Stipendio medio di 1.500 euro e costo del mattone: il divario tra le regioni italiane

La simulazione dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa non considera tuttavia le spese di sussistenza quotidiane, evidenziando maggiormente il peso del fattore casa sul reddito dei lavoratori. A fronte di una retribuzione media netta in Italia stimata intorno ai 1.500 euro al mese nel 2024, il costo medio al metro quadro presenta forti oscillazioni sul territorio nazionale.

Nelle regioni settentrionali i valori superano spesso i 3.000 euro al metro quadro, mentre in diverse aree del Sud Italia le quotazioni si mantengono stabili al di sotto dei 1.500 euro al metro quadro. Questa disparità incide sul tempo teorico di accumulo del capitale, che passa da meno di sette anni nei contesti periferici ad oltre 12-15 anni nei poli metropolitani ed economici più dinamici.

In una situazione in cui i prezzi per un immobile di media metratura superano regolarmente i 200.000 euro nei capoluoghi, l’accesso alla prima casa diventa complesso per chi non dispone di risorse pregresse o di un patrimonio familiare a supporto. Proprio per questo motivo, una quota crescente di nuclei familiari e giovani lavoratori è spinta verso il settore locativo.