Coronavirus, creato un nuovo composto chimico che lo blocca: di cosa si tratta?

Un nuovo composto chimico sembra essere in grado di bloccare la replicazione del coronavirus, al via le sperimentazioni sulle cellule umane. Ecco di cosa si tratta.

Coronavirus, creato un nuovo composto chimico che lo blocca: di cosa si tratta?

È stato sviluppato un nuovo composto chimico che riesce a bloccare il coronavirus. Si tratta di un particolare peptide che è in grado di legarsi al virus responsabile della COVID-19 e di bloccarne il processo di replicazione e dunque il processo d’infezione. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sul sito ufficiale del MIT e nel database online BiorXiv, adesso si sta attendendo una revisione da parte di altri scienziati prima che lo studio venga pubblicato su una rivista scientifica.

Questo nuovo composto è stato ottenuto attraverso un sofisticato modello computazione specifico per le interazioni proteiche, che è riuscito a scoprire le molecole che maggiormente si legano alla proteina S o Spike, quella che dona al virus la tipica forma a corona e con cui forza le cellule per entrarvi, agganciandosi ai recettori ACE2, presenti sulle pareti cellulari.

Un nuovo composto chimico blocca il coronavirus

I ricercatori, provenienti dal Media Lab e dal Center for Bits and Atoms, due suddivisione del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT), anziché focalizzarsi sulla ricerca degli anticorpi monoclonali, come stanno facendo molti altri laboratori di ricerca, hanno voluto individuare e sviluppare un nuovo peptide, ossia dei piccoli frammenti proteici in grado d’interagire con la proteina Spike.

Per la ricerca è stato utilizzato un complesso modello, già sperimentato per dei precedenti studi che riguardavano l’interazione tra due proteine e il rafforzamento del loro legame. Il nuovo composto chimico è stato ottenuto scomponendo il recettore ACE2 in tanti piccole sezioni, al fine d’individuare tutte quelle che erano in grado di legarsi con la proteina del coronavirus.

La selezione dei peptidi

Durante lo studio sono stati individuati 25 possibili candidati, che soddisfavano 3 requisiti fondamentali:

  • essere capaci di legarsi in modo stabile alla proteina S;
  • essere in grado di legarsi anche a proteine S di altri ceppi;
  • non potersi legare a proteine, chiamate in gergo integrine, che generalmente interagiscono con il recettore ACE2.

I 25 “prescelti” sono stati uniti a un’altra proteina chiamata “ubiquitina ligasi E3” e sono stati testati sulle cellule umane, delineate da un pezzetto della proteina S, chiamato dominio di legame del recettore (RBD), il punto in cui avviene l’unione tra coronavirus e cellula umana.

Tra i 25 candidati è stato scelto un peptide composto da 23 amminoacidi, che dopo essere stato perfezionato attraverso l’ingegneria genetica è in grado di ottenere un tasso di degradazione superiore al 50%. Adesso questo nuovo composto sarà testato in un laboratorio di massima biosicurezza in cellule umane infettate dal coronavirus, per verificare l’effettiva efficacia contro il virus. Se durante la sperimentazione si avranno dei risultati positivi il virus potrà essere somministrato agli uomini.

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