Cosa rivelano i documenti USA desecretati sul golpe di Pinochet e l’assassinio di Allende

Enrica Perucchietti

28 Agosto 2023 - 10:00

Washington ha declassificato due documenti dell’8 e 11 settembre 1973 che confermano la consapevolezza statunitense dell’imminenza del colpo di Stato del generale Augusto Pinochet.

Cosa rivelano i documenti USA desecretati sul golpe di Pinochet e l’assassinio di Allende

«Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare, mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati decidere da soli».

Così, l’allora Segretario di Stato, Henry Kissinger, si espresse durante una riunione del 27 giugno 1970 in cui si esaminavano interventi segreti statunitensi in Cile.

I documenti desecretati

L’ombra dell’ingerenza straniera e del tradimento dei princìpi democratici si allunga ancora una volta sulla scena politica internazionale, questa volta con la rivelazione dei documenti desecretati dagli Stati Uniti che gettano una luce sinistra sul coinvolgimento degli USA nel colpo di Stato che pose fine all’esperienza democratica di Salvador Allende in Cile nel 1973.

Il coinvolgimento dell’allora presidente Richard Nixon, e del Segretario di Stato, Henry Kissinger, nel piano per mettere fine all’esperienza socialista di Unidad Popular è da molto tempo più di un semplice sospetto, ed è stata confermata dal precedente materiale uscito sempre dagli archivi statunitensi.

L’8 e l’11 settembre 1973, poche ore prima del golpe contro Allende, il presidente Richard Nixon ricevette due rapporti dal Cile. Il loro contenuto è rimasto segreto per quasi mezzo secolo.

Solo venerdì sera, a due settimane dal 50° anniversario dell’evento, Washington ha declassificato e pubblicato parti di questi rapporti quotidiani preparati per Nixon.

I fatti indicano «la possibilità di un intervento militare nel breve periodo. Il fermento è concentrato nella Marina, il cui personale è nervoso per l’imminente nomina di un nuovo capo. Gli uomini della Marina che cospirano per destituire il governo reclamano il sostegno di Esercito e Aeronautica», si legge nel documento dell’8 settembre, diffuso dall’ambasciatrice statunitense a Santiago, Bernadette Meehan.

Secondo il rapporto, di fronte alla minaccia incombente, Allende, fino alla fine, ritenne che la soluzione potese essere politica. Nel testo dell’11 settembre, si legge: «Il presidente Allende spera che di poter evitare lo scontro».

Purtroppo, si sbagliava: poche ore dopo, gli aerei delle Forze armate avrebbero bombardato La Moneda, dando inizio al regime di Augusto Pinochet.

I rapporti emersi dai documenti declassificati offrono una prospettiva allarmante, pienamente in linea con la storia del Paese, su come gli Stati Uniti abbiano svolto un ruolo attivo nel sostegno e nell’orchestrazione del colpo di Stato perpetrato da Pinochet.

No può che suonare ipocrita, infatti, la dichiarazione del portavoce della Casa Bianca, che, a distanza di 50 anni, parla di impegno per la promozione della democrazia e dei diritti umani. L’ennesimo esempio di retorica politica che nasconde i veri interessi dietro le quinte: «La declassificazione dei documenti - precisa un comunicato - è un processo complesso e multi-agenzia in cui il governo degli Stati Uniti tiene conto di numerosi fattori, tra cui la sicurezza nazionale, la protezione della fonte, ed eventuali rischi e benefici derivanti dalla divulgazione di informazioni specifiche».

Il ruolo di Washington e della CIA

Come anticipato, questa rivelazione giunge dopo anni di sospetti e di indizi che già facevano pensare a un ruolo significativo degli Stati Uniti nel golpe cileno. Anche altri documenti declassificati durante la presidenza di Bill Clinton avevano ampiamente provato come Washington e la CIA tentarono di rovesciare Allende, fin dall’inizio degli anni ’70.

I documenti declassificati in passato hanno confermato che la caduta di Allende avvenne con un sostanziale beneplacito e una partecipazione economica delle autorità statunitensi dell’epoca. Tuttavia, la conferma di questi sospetti tramite la pubblicazione dei nuovi documenti getta una luce ancora più cruda sulla ferita dell’interventismo straniero e dell’uso manipolativo del potere in nome dell’ideologia e dell’interesse nazionale.

La dichiarazione dell’ambasciata statunitense a Santiago sulla complessità del processo di declassificazione e sull’attenzione alla sicurezza nazionale suona come una scusa vuota per giustificare la lunga durata di questo segreto.

La sicurezza nazionale non dovrebbe mai essere usata come pretesto per nascondere la verità e sottrarsi alla responsabilità storica. L’opinione pubblica mondiale ha il diritto di sapere quale ruolo abbiano avuto gli Stati Uniti nel sovvertire un governo democraticamente eletto, rovesciando l’autodeterminazione di un popolo e causando sofferenze immani.

L’ammesso coinvolgimento economico e il beneplacito degli Stati Uniti nella caduta di Allende non solo gettano ombre sul concetto di autodeterminazione delle nazioni, ma svelano anche il doppio gioco di una superpotenza che si ergeva e si erge tuttora a paladina della libertà e della democrazia, mentre in realtà operava e opera per difendere i propri interessi economici e geopolitici a spese degli ideali umani più fondamentali.

La storia ha dimostrato ripetutamente che l’ingerenza esterna negli affari interni di una nazione può avere conseguenze disastrose, causando instabilità politica, violazioni dei diritti umani e sofferenze per le persone comuni. L’esperienza cilena è un esempio doloroso di come le decisioni prese a tavolino da potenze straniere possano alterare irreparabilmente la traiettoria di uno Stato e della sua popolazione.

La pubblicazione dei documenti desecretati è un promemoria doloroso della necessità di vigilare costantemente sui pericoli dell’ingerenza straniera e di lottare per i princìpi della democrazia e dell’autodeterminazione nazionale.