Climatologo confessa: «ecco cosa devo fare per essere pubblicato»

Enrica Perucchietti

11 Settembre 2023 - 10:00

Il noto scienziato Patrick Brown afferma di aver deliberatamente omesso che l’80% degli incendi è provocato dall’uomo in un articolo sul cambiamento climatico pubblicato su «Nature».

Climatologo confessa: «ecco cosa devo fare per essere pubblicato»

“Sono appena stato pubblicato su Nature perché mi sono attenuto a una narrazione che sapevo sarebbe piaciuta agli editori. Non è così che dovrebbe funzionare la scienza".

È questo l’incipit di un articolo intitolato «Ho omesso tutta la verità per pubblicare il mio documento sul cambiamento climatico», pubblicato su The Free Press.

L’autore è il noto scienziato Patrick T. Brown, un docente presso la Johns Hopkins University, che sostiene che le principali riviste accademiche del mondo respingono quegli articoli che non «supportano determinate narrazioni».

Nell’articolo, il climatologo spiega di aver deliberatamente tralasciato l’elemento chiave nell’articolo sui cambiamenti climatici che ha appena pubblicato su una prestigiosa rivista, per assicurarsi che redattori lo pubblicassero.

Qual è l’elemento che ha omesso per farsi pubblicare su una rivista prestigiosa come Nature?

Che l’80% degli incendi è provocato dall’uomo.

È qua che Brown rivela il segreto di Pulcinella che aleggia come uno spettro sulla cittadella accademica, turbando i sonni degli scienziati.

Il mondo dei media, riviste scientifiche comprese, si concentra «in modo ossessivo sul cambiamento climatico come causa principale» degli incendi boschivi, compresi gli incendi che hanno devastato Maui l’8 agosto scorso. Molti resoconti sugli incendi alle Hawaii, per esempio, hanno imputato la causa al cambiamento climatico che avrebbe contribuito al disastro, creando le condizioni che ne avrebbero causato la rapida diffusione.

Questo approccio «deforma gran parte della ricerca scientifica sul clima», spiega Brown nell’articolo, perché spinge gli autori che vogliano essere pubblicata, ad autocensurarsi e a omettere dettagli veritieri fondamentali per la ricerca.

“Ciò è importante perché è di fondamentale importanza per gli scienziati essere pubblicati su riviste di alto profilo; in molti modi, sono i guardiani del successo professionale nel mondo accademico. E gli editori di queste riviste hanno reso abbondantemente chiaro, sia con ciò che pubblicano sia con ciò che rifiutano, che vogliono documenti sul clima che supportino alcune narrazioni preapprovate, anche quando tali narrazioni vanno a scapito di una più ampia conoscenza per la società”, scrive Brown.

Secondo Brown, «il cambiamento climatico è un fattore importante» ma «non è nemmeno lontanamente l’unico fattore che merita la nostra attenzione esclusiva».

Un portavoce di Nature ha replicato a queste accuse, dichiarando che «tutti i manoscritti presentati vengono considerati in modo indipendente sulla base della qualità e della tempestività della loro scienza».

Brown ha anche spiegato che altri articoli da lui scritti che non avallano a una certa narrazione sono stati «respinti incondizionatamente dagli editori di prestigiose riviste, e ho dovuto accontentarmi di sbocchi meno prestigiosi».

“Abbiamo bisogno di un cambiamento culturale nel mondo accademico e nei media d’élite che consenta un dibattito molto più ampio sulla resilienza sociale al clima.

I media, ad esempio, dovrebbero smettere di accettare questi documenti per oro colato e indagare su ciò che è stato lasciato fuori”.

Un invito prezioso affinché la comunità scientifica si spogli dei dogmi che la stanno soffocando e che l’hanno trasformata in una vera e propria religione, che per garantire la propria infallibilità, perseguita gli eretici e silenzia le voci divergenti. Quelle voci che potrebbero invece condurla fuori dall’oscurantismo che ha abbracciato.