Coronavirus: 4 fattori che renderanno la Cina ancora più forte

Anche in presenza di una “rilocalizzazione”, il sistema cinese potrebbe uscire rafforzato dalla pandemia. Vediamo perché.

Coronavirus: 4 fattori che renderanno la Cina ancora più forte

Mentre in Europa e Stati Uniti le economie sono in pieno “lockdown”, e solo ora si inizia ad intravedere la luce di una fantomatica “fase 2”, la Cina sta cercando lentamente di tornare alla normalità, o quanto meno ad una “nuova normalità”.

Secondo le rilevazioni contenute nel China Economic Activity Index del Financial Times, l’economia del Dragone attualmente è a circa il 70% del potenziale di inizio anno, contro i 50 punti fatti registrare nella seconda metà di febbraio.

Coronavirus: contagi negli Usa a 760 mila

Il Coronavirus, spostatosi da est a ovest, finora ha contagiato oltre 2,4 milioni di persone nel mondo. L’epicentro al momento è rappresentato dagli Stati Uniti, dove la diffusione dei contagi ha confermato la traiettoria costa orientale-occidentale.

In totale, i contagiati negli Stati Uniti sono quasi 760 mila, oltre nove volte il totale cinese. Questo nonostante gli Stati Uniti abbiano avuto più tempo di tutti per prepararsi all’arrivo della pandemia.

Mentre tra Cina e Stati Uniti è già scoppiata la guerra sulle responsabilità della nascita del virus, da Pechino è partita un’operazione di “soft power” per provare a migliorare la sua immagine agli occhi del mondo. Quella che è stata definita “la diplomazia delle mascherine” o la “politica della generosità” prevede la fornitura di materiale sanitario a un po’ tutto il mondo.

Secondo le rilevazioni del Financial Times, soltanto la “Jack Ma Foundation”, l’ente benefico del fondatore di Alibaba, ha donato 100 mila mascherine, 20 mila kit diagnostici e mille tute protettive ad ognuno dei 39 paesi africani colpiti dal contagio.

Coronavirus potrebbe rafforzare la Cina

Nonostante l’asseto globale che emergerà nella fase post-Coronavirus sarà per forza di cose profondamente diverso dall’attuale, e la Cina potrebbe soffrire di questo nuovo ordine, dal commento settimanale elaborato da Carmignac emergono quattro fattori positivi per il paese asiatico:

  • l’impatto del virus sul comparto servizi che, rappresentando una percentuale maggiore del Pil in occidente (80-85% contro il 60% cinese), è destinato a penalizzare Stati Uniti e Europa in termini di crescita. “È normale che le economie occidentali stiano subendo maggiormente l’impatto del lockdown da un punto di vista macroeconomico rispetto alla Cina”, rileva Carmignac.
  • Nonostante assisteremo ad una “rilocalizzazione” (la quantità delle importazioni statunitensi di prodotti messicani sta aumentando), il valore economico dell’approvvigionamento globale, e in particolare quello della Cina, non scomparirà. “Anzi, a nostro avviso, sarà proprio l’opposto”.
  • In terzo luogo, c’è la questione del turismo cinese all’estero che, finora, “ha rappresentato un grosso costo per il saldo delle partite correnti del Paese. Il fatto che i turisti cinesi non viaggiano più oltreoceano aiuta a compensare in qualche modo l’impatto sul bilancio causato dal calo delle esportazioni di merci”.
  • Infine, “mentre la situazione economica, sanitaria e politica generale del mondo occidentale si sta deteriorando, la pressione dei deflussi di capitali in Cina si è chiaramente ridotta, fattore che è sicuramente una preoccupazione in meno per Pechino”.

Quindi, conclude Carmignac, “nonostante sicuramente vi saranno molti commenti negativi sulla la Cina, non ci sorprenderebbe se il Paese uscisse più rafforzato da questo periodo, almeno in termini relativi”.

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