Chi vende obbligazioni teme il ritorno degli anni ’70, con livelli di inflazione che hanno raggiunto il 14%. Sotto la nuova amministrazione Trump, le scelte politiche in materia di commercio, immigrazione e fiscalità rischiano di esercitare pressione sull’inflazione, riducendo lo spazio di manovra della Fed che potrebbe addirittura aumentare i tassi nel corso del 2025.
Inflazione Usa
Fonte Labour of Statistics
A scommettere sul crollo imminente del mercato obbligazionario è il noto investitore Stanley Druckenmiller, protagonista insieme a Soros dell’attacco alla sterlina che nel 1992 fruttò oltre $1 miliardo. Conosciuto per la sua capacità di anticipare trend economici non attesi attraverso la comprensione macro degli eventi, Druckenmiller ha dichiarato di essere short sulle aspettative di inflazione della Fed.
Come dargli torto, dopo gli ultimi dati sull’inflazione mensile negli States che mostrano una crescita stabile dello 0,2% da quattro mesi consecutivi. Nei 12 mesi fino a ottobre, l’indice dei prezzi al consumo CPI è aumentato del 2,6% dopo essere salito del 2,4% a settembre.
Inflazione mensile US
Fonte Bureau of Labor Statistics
Perché Stanley Druckenmiller vende obbligazioni Usa
Nel corso di un evento organizzato dal New York Times, Druckenmiller ha dichiarato di aver scommesso al ribasso sulle obbligazioni Usa con il 15%-20% del suo portafoglio, nella convinzione di un peggioramento dell’economia nei prossimi mesi e anni.
“As long as Xi Jinping is running China I have no interest” in investing in country, Druckenmiller says, despite recent rally and excitement from Tepper, others.
Druckenmiller says he “loves” Japan and Argentina has a “brilliant leader” and is a “great investment opportunity.”
— Gregory Zuckerman (@GZuckerman) October 1, 2024
La sua posizione riflette lo scetticismo sull’efficacia della politica della Fed e sul timore che l’inflazione possa tornare ai livelli degli anni ’70-80, per effetto dell’aumento del debito federale, dei tagli alle tasse e di dazi sulle importazioni. In uno scenario di questo tipo, la Federal Reserve potrebbe essere costretta ad alzare nuovamente i tassi, in contrasto con le aspettative prevalenti attualmente prezzate dallo strumento FedWatch del CME.
Fedwatch Cme Group
Fonte Cme Group
Dunque, perché Druckenmiller sta vendendo obbligazioni Usa? Come insegna Warren Buffett, quando gli investitori devono scegliere se investire in obbligazioni piuttosto che in azioni devono valutare la convenienza. Quando il reddito fisso offre bassi rendimenti, le azioni valgono di più. Nelle ultime settimane, l’andamento del Treasury a 10 anni è stato anomalo, con rendimenti passati inspiegabilmente dal 3,74% del 1° ottobre al 4,38% (dopo essere sceso dal 4,64% di maggio). La causa di questo rally è la vittoria di Trump, che ha provocato un aumento del premio di inflazione e del rendimento reale. Proprio quest’ultimo è determinante per stabilire la convenienza tra uno strumento di investimento e l’altro ed è alla base dell’analisi finanziaria: maggiore è il tasso di sconto applicato al flusso atteso degli utili societari, più basso è il valore degli utili che verranno rilasciati, determinando un calo del prezzo delle azioni. L’eccessivo ottimismo del mercato potrebbe portare a un brusco aggiustamento quando la Fed sarà costretta a una nuova stretta monetaria. In quel caso, il rendimento delle obbligazioni salirà in modo repentino, con conseguente crollo del valore dei titoli.
La strategia (più probabile) di Druckenmiller
L’ipotesi alla base della strategia di Druckenmiller è un crollo del mercato obbligazionario, con un significativo aumento dei rendimenti. Sebbene non abbia dichiarato apertamente su quali scadenze si sia concentrata la sua scommessa, possiamo fare alcune ipotesi.
Generalmente, l’inflazione e le variazioni dei tassi di interesse non influenzano in egual modo i titoli lungo la curva dei rendimenti. Sebbene i tassi di interesse a breve termine risentono quasi immediatamente degli effetti di qualsiasi azione della Fed, sono i titoli a lungo termine a subire le maggiori variazioni di prezzo per effetto dell’inflazione.
Druckenmiller potrebbe aver scommesso contro i Treasury a 10 o 30 anni, aspettandosi che la curva dei rendimenti diventi ancor più ripida, con tassi a lungo termine in aumento per riflettere un’inflazione strutturalmente più alta.
Una strategia un po’ meno rischiosa della precedente, potrebbe essere una posizione short su scadenze a 5-7 anni, che presentano una minore volatilità rispetto ai titoli a lunga scadenza. Anche in questo caso, Druckenmiller punta a ottenere rendimenti elevati in uno scenario di inflazione fuori controllo.
Infine, una quota del suo short potrebbe essere riservata ai TIPS per scommettere sul fatto che il mercato sta sottovalutando la velocità con cui la Fed sarà costretta ad intervenire sui tassi (al rialzo) per tenere a bada l’inflazione.
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