Il MEF ha sciolto le riserve: Lorenzo Mariani è l’uomo scelto per guidare il colosso della difesa Leonardo. Ma chi è e quanto guadagna?
(Fonte immagine: ImagoEcomica) - Il risiko delle nomine pubbliche giunge al suo capitolo finale e, come ampiamente previsto dai rumors di Piazza Affari, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ufficializzato la svolta ai vertici di Leonardo. Oggiil nome di Lorenzo Mariani svetta in cima alla lista depositata dal Tesoro per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione. Una scelta che segna un ritorno alla «linea industriale» pura dopo la parentesi tecnica di Roberto Cingolani, e che punta a consolidare il ruolo dell’Italia nello scacchiere della difesa europea.
Ma chi è davvero l’uomo che prenderà il timone della ex Finmeccanica e, soprattutto, a quanto ammonta il suo «pacchetto» retributivo in un momento così delicato per le finanze pubbliche e le strategie geopolitiche?
Chi è Lorenzo Mariani? Il curriculum
Classe 1964, laureato in Ingegneria Elettronica con lode nel 1990 e con un passato da ufficiale nella Marina Militare, Lorenzo Mariani non è affatto un volto nuovo nei corridoi di Piazza Monte Grappa. Il suo è il profilo del «manager di mestiere», cresciuto a pane e radar, che ha scalato le gerarchie dell’industria bellica nazionale e internazionale.
La sua carriera è legata a doppio filo a MBDA, il consorzio missilistico europeo di cui Leonardo detiene il 25%. In MBDA, Mariani ha ricoperto il ruolo di Amministratore Delegato per l’Italia e di Executive Group Director Sales and Business Development. Proprio la sua capacità di generare ordini e gestire commesse multimiliardarie (in un periodo di corsa globale al riarmo) lo ha reso il candidato naturale per la successione a Cingolani. Prima dell’ultima parentesi in MBDA, era stato Condirettore Generale di Leonardo, dimostrando di conoscere la macchina industriale del gruppo fin nei minimi ingranaggi.
Dietro ogni grande nomina di Stato si cela un delicato equilibrio di pesi e contrappesi, e quella di Lorenzo Mariani a capo di Leonardo non fa eccezione. Definirla una scelta esclusivamente «tecnica», basata sul pur eccellente curriculum in MBDA, sarebbe un esercizio di ingenuità analitica. La sua ascesa al posto di Roberto Cingolani è, a tutti gli effetti, il risultato di un nuovo assetto di potere interno alla coalizione di governo, con fili diretti che portano a Palazzo Chigi e, soprattutto, a via XX Settembre.
Quanto guadagna il nuovo CEO di Leonardo?
Sebbene i dettagli esatti del nuovo contratto di Mariani verranno ratificati solo dopo l’assemblea degli azionisti del prossimo maggio, le politiche di remunerazione del gruppo e i precedenti storici permettono di tracciare un identikit economico molto preciso.
In assenza di comunicazioni ufficiali su variazioni della policy, il compenso di Lorenzo Mariani dovrebbe ricalcare quello del suo predecessore Cingolani. Secondo l’ultima Relazione sulla Remunerazione di Leonardo, l’Amministratore Delegato percepisce una remunerazione fissa di 1.000.000 di euro annui. Questa cifra è così ripartita: 80.000 euro come compenso per la carica di amministratore e 920.000 euro come Retribuzione Annua Lorda (RAL) per la carica di Direttore Generale.
A questa base fissa si aggiungono i piani di incentivazione a breve e lungo termine (MBO e LTI), legati al raggiungimento di target finanziari e industriali, che possono raddoppiare l’emolumento complessivo, portandolo a sfiorare i 2 milioni di euro in caso di performance eccellenti. Nel suo precedente incarico come Condirettore Generale, Mariani percepiva una remunerazione fissa di circa 850.000 euro, il che rende la nomina a CEO non solo un avanzamento di carriera, ma anche un significativo scatto reddituale.
Cosa cambia con Mariani alla guida di Leonardo?
La nomina di Mariani non è solo una questione di poltrone, ma un segnale strategico preciso inviato ai mercati. Se Cingolani ha impresso una spinta verso la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale applicata alla difesa, Mariani dovrà trasformare queste visioni in ordini concreti e ricavi.
Sotto la sua guida, Leonardo è chiamata a gestire partite cruciali come il consolidamento della difesa terrestre, con la joint venture con Rheinmetall per i carri armati pesanti come primo banco di prova.
C’è poi da accelerare sulla Michelangelo Dome, il sistema di difesa aerea multi-dominio, su cui il Governo ha chiesto maggiore controllo e velocità di esecuzione.
Ma non solo. Mariani dovrà navigare tra le partnership con Thales e Airbus, con l’obiettivo di mantenere l’indipendenza tecnologica italiana pur restando nel cuore della difesa UE.
Gli analisti prevedono che il nuovo CEO si concentrerà su una gestione meno «politica» e più focalizzata sull’efficienza operativa e sulla massimizzazione del portafoglio ordini, che ha già raggiunto livelli record negli ultimi due anni. Per Leonardo, l’era Mariani promette di essere quella della concretezza industriale, in un mondo che non smette di chiedere, purtroppo, tecnologie per la difesa sempre più avanzate.
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