Carta Dedicata a te, una lista per due anni: cosa cambia per NASpI e cassa integrazione

Redazione Lavoro

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Dal 4 novembre si parte con 500 euro, ma la lista vale anche per il 2027 e il decreto non prevede nuove verifiche. Chi è escluso tra NASpI, DIS-COLL, CIG e ADI, e perché saltare il primo acquisto entro il 16 dicembre fa perdere solo la quota 2026.

Carta Dedicata a te, una lista per due anni: cosa cambia per NASpI e cassa integrazione

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Il 4 novembre le carte Dedicata a te si attivano con la prima ricarica da 500 euro. Domanda non ce n’è, e chi le riceve è già stato deciso: la lista l’ha costruita l’INPS sui requisiti posseduti al 3 agosto 2026, il giorno in cui il decreto è uscito in Gazzetta Ufficiale, e i Comuni avevano tempo fino al 13 ottobre per consolidarla. Per NASpI e cassa integrazione il decreto non fissa una data di riferimento, ma gli elenchi sono stati formati e consolidati tra agosto e ottobre, e per il biennio non è previsto un aggiornamento. La foto, in pratica, resta la stessa per due anni.

Perché conta la situazione al 3 agosto

Il decreto interministeriale del 24 giugno 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 3 agosto, stabilisce che i requisiti «debbono essere posseduti alla data di pubblicazione». Il messaggio INPS n. 2906 del 22 settembre mette nero su bianco la data: 3 agosto 2026.

I requisiti sono due: tutti i componenti del nucleo iscritti all’anagrafe comunale e un ISEE ordinario in corso di validità non superiore a 15.000 euro.

Le carte sono 1.177.597 e si assegnano per gradini. Prima i nuclei di almeno tre persone di cui almeno uno «nato entro il 31 dicembre 2012», poi quelli con almeno un componente «nato entro il 31 dicembre 2008» (la formula è quella del decreto, ripresa identica dal messaggio INPS), infine gli altri nuclei di almeno tre persone; dentro ogni gradino passa avanti chi ha l’ISEE più basso. Se avanzano carte, i Comuni possono attribuirle, sempre pescando dall’elenco INPS, a nuclei «anche unipersonali» in effettivo stato di bisogno.

NASpI, DIS-COLL e cassa integrazione: chi è fuori

L’articolo 2 del decreto esclude i nuclei in cui almeno un componente «risulti percettore» di NASpI o DIS-COLL, di indennità di mobilità, di prestazioni dei fondi di solidarietà per l’integrazione del reddito, di cassa integrazione o di qualsiasi altra forma di integrazione salariale o di sostegno alla disoccupazione involontaria erogata dallo Stato. Ne basta uno. Se nel nucleo c’è anche solo una persona in NASpI, resta fuori l’intera famiglia.

L’altro blocco riguarda le misure contro la povertà: niente carta ai nuclei con percettori di Assegno di inclusione, Carta acquisti o di qualunque altra misura di inclusione sociale o sostegno alla povertà che preveda un sussidio economico nazionale, regionale o comunale.

Le date, però, non sono le stesse per tutti. Residenza e ISEE si guardano al 3 agosto. L’esclusione per ADI e Carta acquisti è riferita alla «data di entrata in vigore» del decreto, che il testo non indica; per NASpI e cassa integrazione non c’è nessun riferimento temporale espresso. Alla fine ha contato il modo in cui l’INPS ha elaborato gli elenchi, aperti ai Comuni dal 24 settembre. Chi pensa di essere stato escluso per errore ha come interlocutore il Comune: secondo il messaggio INPS i rapporti con i beneficiari sono gestiti dai Comuni e, solo per l’operatività della carta, da Poste Italiane.

Resta aperto il caso del Supporto per la formazione e il lavoro (SFL), che né il decreto né il messaggio INPS nominano. Si può discutere se rientri tra le misure «di inclusione sociale» con sussidio economico, ma un chiarimento ufficiale non è arrivato. A chi lo percepiva in estate conviene chiedere al Comune come è stata trattata la propria posizione, che il nucleo sia in elenco oppure no.

Chi ha perso o ritrovato il lavoro dopo l’estate

Il lavoro cambia in fretta, la lista no. Una premessa vale per entrambi i casi: il decreto non contiene norme su revoche, ripescaggi o aggiornamenti dell’elenco per fatti successivi alla sua formazione. Le conclusioni che seguono si basano su questa assenza, non su una regola espressa.

Chi è rimasto fuori perché era in NASpI o in cassa integrazione quando l’INPS ha elaborato le liste, e nel frattempo ha trovato un impiego, non ha nel decreto una strada per essere ripescato: gli elenchi non si riaprono per il 2026-2027.

Chi invece è in lista e ha perso il posto dopo, entrando in NASpI in autunno, non trova nel decreto una norma che gli tolga la carta. L’elenco è stato consolidato una volta sola e, come si vede più sotto, anche per la quota 2027 il decreto non prevede nuovi controlli. In caso di dubbi, anche qui l’interlocutore è il Comune.

La stessa lista anche nel 2027

Rispetto agli anni scorsi è questa la novità. Il messaggio INPS parla di «una sola lista di beneficiari della prestazione che sarà valida per entrambe le annualità». La seconda quota arriverà sulla stessa carta a partire da aprile 2027, «con le medesime modalità» del 2026, e il decreto non prevede una nuova verifica dei requisiti prima della ricarica.

Sull’importo meglio restare cauti. In linea di principio sono 500 euro anche nel 2027, quindi 1.000 in due anni, ma il decreto affida a un decreto direttoriale del ministero dell’Agricoltura il compito di rideterminare la seconda quota «ove necessario», dopo aver verificato le risorse residue del 2026. In quale direzione, il testo non lo dice.

Chi ha in tasca una carta Dedicata a te degli anni precedenti ed è confermato nelle nuove liste continua a usarla: il messaggio INPS precisa che resta valida.

16 dicembre: cosa succede se si salta il primo acquisto

La carta va attivata con un primo pagamento entro il 16 dicembre 2026. Il decreto non fissa un importo minimo. Chi non lo fa decade dal beneficio «per il solo anno 2026», come precisa l’INPS: perde i primi 500 euro, non il posto in lista.

Per la quota 2027 c’è infatti una seconda finestra. Le carte non ritirate o non attivate entro il 16 dicembre possono essere ritirate e attivate con un pagamento dal 1° aprile al 31 agosto 2027, a pena di decadenza. Per spendere c’è un unico termine finale: l’articolo 11 del decreto stabilisce che le somme accreditate, senza distinguere tra quota 2026 e quota 2027, devono essere «interamente utilizzate entro e non oltre il 10 ottobre 2027».

Si paga nei negozi che vendono generi alimentari e solo per i prodotti di prima necessità elencati nell’allegato al decreto, alcolici esclusi. Gli esercenti che firmano la convenzione con il ministero, secondo il messaggio INPS, applicano uno sconto del 15%.

Cosa fare adesso

Domande da presentare non ce ne sono. Qualche controllo, invece, sì:

  • cercare l’elenco dei beneficiari sul sito del proprio Comune, che deve pubblicarlo in evidenza e con modalità che tutelino la riservatezza;
  • seguire le informazioni che il Comune diffonde sul ritiro e, per dubbi su inclusione o esclusione, rivolgersi ai suoi uffici, a cominciare dall’URP;
  • prenotare il ritiro attraverso i canali di Poste Italiane e presentarsi all’ufficio postale abilitato, seguendo le istruzioni per il ritiro all’ufficio postale;
  • fare il primo acquisto con largo anticipo sul 16 dicembre.

Chi d’estate prendeva un sussidio di disoccupazione e oggi non è in lista non ha, nel decreto, una strada per rientrare nel biennio. Per chi c’è, la data da segnarsi è una sola: il 16 dicembre.

DISCLAIMER
Le informazioni contenute nel presente articolo hanno natura divulgativa e non costituiscono consulenza legale o previdenziale personalizzata. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un consulente del lavoro, a un patronato o agli uffici INPS/INAIL competenti. Normative, importi e requisiti possono cambiare: verificare sempre la data di questo articolo e l’eventuale aggiornamento della materia.

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