Un anticiclone incastrato tra due depressioni tiene l’Italia in ostaggio da settimane. 22 città in bollino rosso, 12.000 morti stimati in Europa. Ecco come funziona il fenomeno e quando finirà.
Caldo record e notti tropicali, l’estate 2026 si è aperta con quella che gli esperti descrivono come un’emergenza sanitaria a tutti gli effetti. E dietro non c’è il riscaldamento globale ma un fenomeno metereologico e atmosferico di cui si parla poco: il blocco Omega.
Che cos’è il blocco Omega
In meteorologia, un «blocco» è una configurazione atmosferica in cui il normale flusso da ovest verso est delle perturbazioni atlantiche viene interrotto da un anticiclone persistente, detto anticiclone di blocco. Quando questo anticiclone si incastra tra due aree di bassa pressione — una a ovest e una a est — la struttura che si forma in quota somiglia alla lettera greca Ω. Da qui il nome.
Il risultato è una sorta di ingorgo atmosferico, una vera e propria «bolla» di aria calda che è rimasta fissa sull’Europa: la corrente a getto, quel nastro di venti veloci in quota che di solito porta le perturbazioni sul nostro continente, si divide in due tronconi costretti ad aggirare l’ostacolo anticiclonico da nord e da sud.
Nel mezzo, l’aria calda rimane intrappolata come sotto una cupola. Chi sta sotto l’alta pressione ha sole e caldo continuativo; chi è ai lati, maltempo prolungato.
Il fenomeno fu studiato sistematicamente dal meteorologo D. Rex già negli anni ’50, ma è tornato di grande attualità perché la sua frequenza sull’Europa sembra aumentare nel corso degli ultimi anni.
Come si alimenta: le warm conveyor belt
Il blocco Omega di questa estate è alimentato dalle cosiddette warm conveyor belt (fasce di trasporto caldo): vasti nastri di aria calda e umida che risalgono dalle regioni subtropicali del Nord Africa verso le medie latitudini europee. A spingerli verso nord, in questi giorni, è una «goccia fredda» sull’Atlantico al largo del Portogallo — un sistema di aria fresca che genera un moto compensativo, deviando l’aria calda africana verso l’interno del continente.
In pratica: più la goccia fredda atlantica è persistente, più a lungo il caldo africano viene convogliato verso l’Europa meridionale.
I numeri dell’emergenza in Italia
Il bollettino del Ministero della Salute aggiornato al 29 giugno 2026 registra 22 città italiane in bollino rosso — il livello 3, quello di emergenza con rischi per la salute anche di persone giovani e sane, non solo per anziani e fragili. Le città interessate sono: Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona, Viterbo.
Il 30 giugno e il 1° luglio, secondo le proiezioni del Ministero, i bollini rossi saliranno a 25, con l’aggiunta di Cagliari, Catania e Trieste. Messina, con bollino giallo, resta la città più fresca del monitoraggio.
Le temperature massime hanno toccato i 40°C in diverse aree della pianura padana e del centro Italia. A Milano, il 27 giugno si sono superati i 39 gradi; nel capoluogo lombardo il Ministero ha attivato un codice calore dedicato per il triage nei pronto soccorso.
Il costo umano: 12.000 morti in Europa in tre giorni
Secondo uno studio pubblicato dall’Economist, il caldo estremo registrato tra il 24 e il 26 giugno avrebbe causato circa 12.000 decessi in eccesso in Europa. Dal 21 giugno l’OMS stima oltre 1.300 morti in eccesso legate alle alte temperature sul continente. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha ricordato che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo, a un ritmo doppio rispetto alla media globale.
Il caldo eccezionale ha interessato 193 milioni di europei con temperature sopra i 35°C. Anomalie fino a +10 gradi rispetto alle medie storiche in Italia, fino a +15/+20 gradi in Francia e Germania, con punte di 40°C registrate a Parigi.
Quanto durerà
La domanda che tutti si pongono. La risposta degli esperti è cauta ma relativamente confortante per i prossimi giorni: la svolta è attesa a partire da mercoledì 1° luglio, quando un fronte perturbato in discesa dal Nord Europa investirà l’Italia da nord. Lo scontro tra correnti fresche in quota e l’aria caldissima accumulata sul Mediterraneo potrebbe però generare temporali violenti con grandinate e downburst (violente raffiche di vento lineari), in prima battuta sulle regioni del Nord e successivamente estese al Centro-Sud.
Attenzione però: si tratta di una tregua, non di un’inversione. Dopo la fase temporalesca, l’anticiclone subtropicale africano è atteso in rimonta, con caldo e sole pronti a tornare protagonisti.
In media, un blocco Omega persiste tra i 7 e i 15 giorni; in casi estremi anche oltre le due settimane. Questo, partito intorno al 20 giugno, si sta avviando verso la conclusione del suo ciclo — ma il cambiamento climatico rende questi episodi più frequenti e intensi di quanto non fossero anche solo un decennio fa.
Cosa fare (e cosa non fare) nelle ore più calde
Il Ministero della Salute raccomanda:
- Evitare l’esposizione al sole e le attività fisiche all’aperto nella fascia 11:00–18:00, quando si concentra il massimo stress termico nelle aree urbane
- Bere acqua regolarmente, anche senza sentire sete
- Tenere chiuse finestre e persiane durante le ore calde, aprirle la notte o al mattino presto
- Controllare frequentemente anziani, bambini e persone con patologie croniche — le categorie più esposte al rischio di colpo di calore