Come si calcola il TFR? Guida completa al calcolo del Trattamento di fine rapporto: formula, importi annui e rivalutazione aggiornata al 2026.
Con il termine Trattamento di fine rapporto (TFR), spesso indicato anche come liquidazione o buonuscita, si fa riferimento alla somma che spetta al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla causa.
Si tratta di una componente essenziale della retribuzione, che torna oggi al centro dell’attenzione anche alla luce delle novità introdotte dalla legge di Bilancio 2026, intervenuta esclusivamente sulle regole di destinazione del TFR, rafforzando il meccanismo del silenzio-assenso verso la previdenza complementare, senza però modificare i criteri di maturazione e calcolo.
Il TFR resta infatti una forma di retribuzione differita, che matura progressivamente nel corso della carriera lavorativa. Ogni anno il dipendente accantona una quota del proprio stipendio che confluisce nel trattamento di fine rapporto, secondo regole precise stabilite dal Codice civile. Comprendere come si calcola il TFR e quanto matura per ogni anno di lavoro e è quindi fondamentale per stimare correttamente l’importo finale spettante.
Un altro aspetto centrale riguarda la rivalutazione del TFR se lasciato in azienda, un meccanismo pensato per preservare nel tempo il valore delle somme accantonate, tenendo conto dell’andamento dell’inflazione. Proprio la rivalutazione incide in modo significativo sull’importo complessivo che il lavoratore riceverà al termine del rapporto di lavoro.
Per questo motivo, al di là delle scelte sulla destinazione del TFR, conoscere nel dettaglio il calcolo del trattamento di fine rapporto resta essenziale; ecco tutto quello che serve sapere a riguardo.
Cos’è il Tfr?
Come anticipato, il Trattamento di fine rapporto (TFR), comunemente chiamato anche liquidazione, è la somma che il datore di lavoro deve corrispondere al dipendente al termine del rapporto di lavoro. Tuttavia, i tempi di pagamento variano a seconda del settore di appartenenza, con regole differenti per i lavoratori del settore privato e per quelli del settore pubblico, dove i tempi di erogazione possono essere più lunghi e la somma viene spesso dilazionata in più rate.
È importante sottolineare che il TFR non è un bonus o un regalo da parte del datore di lavoro, ma una parte della retribuzione del lavoratore che viene accantonata mensilmente e liquidata solo al termine del contratto. Si tratta quindi di una forma di retribuzione differita, pensata per garantire al dipendente un sostegno economico dopo la fine del rapporto di lavoro.
Il TFR spetta a prescindere dalla motivazione che ha portato alla cessazione del rapporto lavorativo. Chi è prossimo alla pensione, chi ha un contratto a tempo determinato in scadenza o chi sta valutando di presentare le dimissioni avrà quindi tutto l’interesse a capire quanto ha maturato fino a quel momento. Conoscere il proprio TFR è quindi essenziale per poter pianificare con maggiore consapevolezza il futuro economico e valutare eventuali scelte legate alla sua destinazione.
Guida al calcolo
Se stai per lasciare il tuo posto di lavoro è naturale chiedersi quanto si prende di TFR.
A riguardo, però, va sottolineato che la disciplina del TFR non è sempre stata quella attuale. Introdotto per la prima volta negli anni Venti con la Carta del Lavoro del 1927, fino agli anni Ottanta il trattamento di fine rapporto veniva calcolato in proporzione all’anzianità di servizio del lavoratore. La cosiddetta “liquidazione” si determinava infatti prendendo come riferimento l’ultima retribuzione percepita, moltiplicata per il numero degli anni di servizio. Un sistema che legava fortemente l’importo finale allo stipendio degli ultimi anni di carriera.
Oggi, invece, il calcolo del TFR segue regole completamente diverse ed è disciplinato dall’articolo 2120 del Codice Civile, il quale stabilisce che, in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto a un trattamento di fine rapporto.
La stessa norma precisa che il TFR si calcola sommando, per ciascun anno di servizio, una quota pari all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5, con riduzione proporzionale per le frazioni di anno e con il computo del mese intero quando il rapporto è durato almeno 15 giorni.
In termini pratici, quindi, per conteggiare il TFR si accantona ogni anno una somma pari alla retribuzione annua lorda divisa per il coefficiente 13,5.
E ricordiamo che il Trattamento di fine rapporto matura progressivamente nel corso della carriera lavorativa e, nella maggior parte dei casi, continua a maturare anche in presenza di assenze purché retribuite, come ferie, malattia, festività e permessi previsti dalla legge. Non matura invece durante i periodi di assenza non retribuita, come scioperi o aspettative per motivi di studio e formazione.
In un anno di lavoro ordinario, dunque, il lavoratore matura integralmente la quota di TFR risultante dal calcolo previsto dalla legge.
È così possibile stimare quanto spetta di TFR per ogni anno di lavoro in funzione della retribuzione annua percepita.
Nel dettaglio, all’aumentare della RAL cresce in modo proporzionale anche l’importo della liquidazione maturata: con una retribuzione annua di 20.000 euro si accumulano circa 1.481 euro di TFR all’anno, mentre con una RAL di 40.000 euro il TFR annuo sale a circa 2.963 euro. Ovviamente si tratta di valori lordi e indicativi, calcolati sulla base del coefficiente stabilito dall’articolo 2120 del Codice Civile e riferiti ad anni di lavoro completi.
In presenza di periodi di lavoro inferiori all’anno, invece, la quota di TFR viene ridotta in proporzione. Se, ad esempio, un lavoratore con RAL di 28.000 euro ha lavorato solo quattro mesi nell’anno, il TFR maturato sarà pari a un terzo della quota annua, per un importo complessivo di poco superiore a 690 euro.
Esempio pratico
Prendiamo come esempio un lavoratore che ha lavorato per 36 mesi prima di presentare le dimissioni percependo negli anni una retribuzione sempre crescente pari a: 20.000 euro, 22.000 euro e 25.000 euro lordi.
Per farsi un’idea di quanto si è maturato negli anni, quindi, bisogna dividere per il coefficiente 13,5 la retribuzione annua, e poi sommare il tutto. Nel dettaglio, avremo che:
- 20.000/13,5 = 1.481,48 euro;
- 22.000/13,5 = 1.629,62 euro;
- 25.000/13,5 = 1.851,85 euro.
Il risultato è che in tre anni è stato accantonato un Tfr pari a 4.962,95 euro. Tuttavia, non sarà questo l’importo effettivamente percepito dal lavoratore dal momento che ci sono altri due fattori da considerare: il tasso di rivalutazione e la tassazione.
Come si rivaluta il Tfr
Per far sì che l’effettivo valore reale del Tfr non venga alterato nel tempo, ogni anno sulla quota accantonata si applica un tasso di rivalutazione.
Questo è pari ad un tasso fisso dell’1,5%, al quale si aggiunge una quota variabile pari al 75% dell’aumento dell’inflazione certificato a dicembre dall’Istat rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. L’ammontare accumulato nell’ultimo anno, però, non viene rivalutato dal momento che non è oggetto di erosione inflazionistica.
Dal momento che il tasso dell’1,5% è annuale, questo va rapportato al numero di mesi trascorsi dall’inizio dell’anno.
Esempio pratico
Gli importi del Tfr, quindi, vengono rivalutati al 31 dicembre di ogni anno. Per vedere in che modo questa rivalutazione incide sull’importo riprendiamo l’esempio precedente, ipotizzando che il rapporto di lavoro sia cessato il 31 dicembre e che negli anni precedenti l’inflazione sia aumentata costantemente nella misura dell’1%.
Le quote accantonate, quindi, sono rivalutate ogni anno per un tasso di rivalutazione del 2,25%, risultato di 1,5% + 0,75% (1%*75%). Il risultato finale è il seguente:
- rivalutazione per il primo anno di lavoro: 1.481,48*2,25%= 33,33 euro
- rivalutazione per il secondo anno di lavoro: 1.629,62€*2,25%= 36,66 euro
- nel terzo anno di lavoro, invece, non è prevista alcuna rivalutazione della quota del Tfr accantonata.
Ai 4.962,95 euro risultanti dal precedente calcolo, quindi, bisogna aggiungere altri 70 euro circa, arrivando così a 5.032 euro. È importante precisare, però, che si tratta di un importo lordo, dal momento che bisogna tener conto della tassazione prevista per il Trattamento.
Tasso di rivalutazione 2024
Sul tasso di rivalutazione del TFR, come visto sopra, incide direttamente l’andamento dell’inflazione registrata nei mesi precedenti. Dopo il forte aumento dei prezzi osservato negli anni successivi allo scoppio della pandemia, il meccanismo di rivalutazione ha continuato a riflettere, seppur in misura più contenuta, l’evoluzione del costo della vita.
A tal proposito, a novembre 2025 la percentuale utile per la rivalutazione del trattamento di fine rapporto maturato al 31 dicembre 2024 è pari al 2,061356%, corrispondente a un coefficiente di rivalutazione pari a 1,02061356.
Tale valore viene applicato alle somme accantonate dai datori di lavoro fino al 31 dicembre 2024, mentre le quote di TFR riferite agli ultimi 12 mesi non sono soggette a rivalutazione.
Tassazione del Tfr
La tassazione del Tfr è un tema particolarmente complesso; per calcolare il netto dal lordo, infatti, non si applica la tassazione Irpef ordinaria per aliquote e scaglioni previste per l’anno di liquidazione del Tfr, bensì un’aliquota media che viene conteggiata prendendo le aliquote Irpef negli anni in cui le singole quote sono state maturate.
Questo avviene per il rispetto del principio dell’equità dell’imposizione fiscale, con il quale si stabilisce che il reddito prodotto su più anni non possa essere tassato con le aliquote di riferimento dell’anno di liquidazione, bensì sulla base di un’aliquota media.
Vista la complessità del procedimento del calcolo del Tfr netto dal lordo, abbiamo deciso di trattare l’argomento in una guida specifica (clicca qui), dove trovate tutte le informazioni sulla tassazione del TFR così da farvi un’idea di quanto effettivamente andrete a percepire al momento dello scioglimento del rapporto di lavoro.
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