È un rito quotidiano che diventa sempre più costoso. Poco importa se osservato al bar, dove in media oggi una tazzina costa circa 1,2 euro (anche se, secondo alcune stime, potrebbe rapidamente avvicinarsi addirittura ai due euro), o a casa con moka e cialde. Il prezzo del caffè è sempre più alto e l’Italia non fa eccezione. D’altra parte, è impossibile non risentire di una questione di così ampie dimensioni.
Tra eventi climatici estremi (siccità, inondazioni) che compromettono il raccolto nei principali Paesi produttori (Brasile, Vietnam, Colombia), domanda in crescita nei mercati emergenti, aumento dei costi di trasporto, dazi e speculazione, concedersi un caffè sta diventando sempre più caro. È molto facile accorgersene nel nostro Paese, dove se ne beve tanto e funge anche da occasione per socializzare. Ma al di là delle polemiche per i prezzi, c’è un aspetto da considerare: anche se il costo aumenta, in Italia l’inflazione sul caffè è comunque più bassa rispetto al resto d’Europa.
Cosa dicono i dati
Secondo l’Indice dei prezzi al consumo Istat, in Italia a settembre 2025 il prezzo del caffè al dettaglio è risultato più alto di circa il 22% rispetto all’anno prima e di oltre il 50% al confronto con lo stesso mese del 2020. Le conseguenze non si sono fatte attendere. Secondo un report del Centro studi di Unimpresa, nonostante i consumi ancora elevati del mercato italiano, pari a circa 5,5 chili di caffè verde pro capite all’anno, tra 2022 e 2024 è stato rilevato un calo di circa il 7%, proprio a causa «della perdita di potere d’acquisto».
Il tema esiste e i rincari si avvertono, anche se la situazione in Italia, a ben vedere, è un po’ meno grave. L’aumento di poco più del 50% del prezzo del caffè nel nostro Paese in cinque anni, infatti, anche se allarmante è comunque più contenuto rispetto a quello registrato nel resto d’Europa: stando a Eurostat, è ben al di sotto del rincaro medio a livello Ue, pari a circa il 58%, e inferiore al confronto con la Germania (+56%) e rispetto ad altri Paesi, come la Finlandia, dove l’aumento nello stesso periodo è stato del 79% o la Svezia, dove sfiora il 115%.
Dove si consuma più caffè?
Qualcuno potrebbe osservare che la crescita del prezzo del caffè in Italia risulta comunque “amplificata” dal grande consumo che notoriamente si fa della bevanda, come rito mattutino e scusa per incontri di piacere o di lavoro, di cui si diceva prima. Ma anche in questo caso, i numeri dicono qualcosa di diverso. Secondo le stime dell’ICO, l’Organizzazione internazionale del caffè, il primo paese per consumo è la Finlandia, con circa 12 kg pro capite all’anno, seguita da Norvegia (9,9), Islanda (9), Danimarca (8,7) e Paesi Bassi (8,4), mentre l’Italia risulta molto più indietro.
Veniamo, infine, al capitolo del prezzo del caffè al bar che, a differenza di quello acquistato al supermercato, naturalmente include, tra le altre cose, energia, affitto, costi del personale e margine del barista. È sempre Unimpresa a stimare l’attuale costo medio di 1,2 euro a tazzina, in rialzo tra circa il 40 e il 50% rispetto al 2020, e a ipotizzare un possibile rincaro ulteriore del caffè al bar, che potrebbe avvicinarsi al costo medio di due euro a tazzina entro la fine del 2025. Ma come sottolineato poco tempo fa dalla Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, nonostante l’aumento significativo dei costi della materia prima e dell’energia oggi «il prezzo della tazzina in Italia» resta comunque «il più basso d’Europa».