“Busta paga più alta, taglio dell’Iva, nuove aliquote Irpef e riduzione dei bonus”: l’intervista a Osnato (Fratelli d’Italia)

Giacomo Andreoli

25/01/2023

25/01/2023 - 11:53

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Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, spiega a Money.it cosa ci sarà nella prossima riforma fiscale e quali sono gli obiettivi successivi del governo Meloni.

“Busta paga più alta, taglio dell'Iva, nuove aliquote Irpef e riduzione dei bonus”: l'intervista a Osnato (Fratelli d'Italia)

Ridurre l’Irpef per la classe media e l’Ires per le aziende, cancellare l’Irap e rivedere le tabelle dell’Iva, ragionando su aliquote agevolate per alcuni beni di largo consumo. E poi rivedere deduzioni e detrazioni, togliendole a qualcuno e dandone di maggiori ad altri, assieme alla cancellazione di alcuni bonus ritenuti “inutili”. Sono questi secondo Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, gli obiettivi della prossima riforma fiscale, annunciata dal viceministro all’Economia Maurizio Leo.

L’esponente di Fratelli d’Italia, intervistato da Money.it, spiega che il governo dovrebbe approvare la riforma entro l’estate. Si vuole passare dalle attuali quattro a tre aliquote Irpef e avviare la sperimentazione della flat tax per i dipendenti, a partire da quella incrementale.

Quindi, sull’aumento degli stipendi, Osnato dice che se il contesto economico e finanziario lo permetterà, l’esecutivo vorrebbe aumentare il taglio del cuneo fiscale di un altro punto entro i 35mila euro di reddito, aiutando stavolta anche le imprese.

Infine boccia la revisione degli estimi catastali, compresa la versione “soft” su cui erano d’accordo anche Lega e Forza Italia durante il governo Draghi.

Volete riformare l’Irpef, passando da quattro a tre aliquote (al 23%, al 27% e al 43%), in continuità con quanto era stato previsto del governo Draghi. Quando può entrare in vigore la riforma e dove troverete i fondi per coprirla?

Ci sono tax expenditures, detrazioni e deduzioni da rivedere, così come una montagna di bonus. Valgono decine di miliardi, da lì si può attingere per coprire serenamente una riforma dell’Irpef che porti le aliquote da 4 a 3. Detto questo, come è accaduto per la flat tax, riteniamo che si generi un circolo virtuoso che porti ulteriori introiti per lo Stato anche in modo indiretto. Il viceministro Leo ha spiegato che la riforma può essere presentata in primavera e può fare la doppia lettura in Parlamento già prima dell’estate. Speriamo che quindi possa incidere già sulla prossima legge di Bilancio.

A proposito di detrazioni e deduzioni. Pensate di rivederle dando di più a chi ha di meno e di meno a chi ha di più?

Mi pare naturale, giusto ed equo. Direi che è un intervento in linea con quello che questo governo ha già fatto finora in questa legge di Bilancio. Poi sui bonus c’è da fare un lavoro di ricognizione generale per risparmiare innanzitutto su quelli che sono poco utilizzati, che non producono effetti volano di media durata sull’economia o che sono universali, cosa che consideriamo un controsenso. I bonus devono dare spinta a un settore economico o aiutare chi è in difficoltà, altrimenti non servono.

L’esborso maggiore per lo Stato è nel settore dell’edilizia. Avete ridotto il Superbonus al 90% e limitato gli interventi possibili, ci saranno nuove strette?

Il settore dell’edilizia non va certo mortificato, perché è storicamente un traino per l’economia italiana. Secondo noi è stato illuso da una modalità sbagliata con il Superbonus al 110%, ma altri tipi di bonus hanno funzionato. Bisogna fare modifiche per semplificare le modalità per attingere a questi bonus, evitando truffe o cose opache come è successo con il bonus facciate.

Si è parlato poi di una sorta di anticipo della flat tax per i dipendenti, pensando a un primo scaglione Irpef al 15%. Si può fare già in questa riforma entro una soglia reddituale di 20mila euro?

Ancora è presto per dire quale può essere la fascia di reddito a cui applicarla, ma l’idea è coerente con la nostra prospettiva di flat tax. Vogliamo anche fare la flat tax incrementale per i dipendenti. Sono due progetti che porteremo avanti con coerenza nei prossimi anni, con qualcosa già a partire da questa riforma.

Nella riforma fiscale eliminerete l’Irap e abbasserete l’Ires?

Mi pare che il viceministro Leo abbia parlato in tal senso, sono due obiettivi da raggiungere appena possibile.

Per quanto riguarda l’Iva, invece, pensate a nuovi interventi dopo l’abbassamento per i prodotti d’igiene femminile e per l’infanzia in legge di Bilancio? I costi del carrello della spesa sono ancora altissimi...

Tutto questo dipenderà dal permanere della crisi energetica, che fa mantenere l’inflazione a livelli così alti. Sicuramente, a seconda del contesto, capiremo se dare delle agevolazioni su alcuni beni. Detto questo, più in generale l’idea è rivedere le tabelle Iva nella riforma fiscale, rimodulandole a seconda dell’attuale situazione economica. Più che fare un intervento temporaneo di azzeramento dell’Iva sui beni di largo consumo (come era stato ipotizzato dal governo Draghi n.d.r.) pensiamo più a una riforma strutturale con aliquote agevolate su alcuni prodotti, sempre tra quelli di largo consumo. Alcuni di questi hanno un’aliquota al 22%, si potrebbe agire riducendo la percentuale.

Sul taglio del cuneo fiscale cosa avete intenzione di fare nel 2023? Si può salire di un punto per i redditi fino a 35mila euro?

La prospettiva è arrivare al taglio di 5 punti entro il 2027: tre a favore dei lavoratori e due a favore delle imprese, almeno per la platea che ha specificato nella domanda. Spero che già nella prossima finanziaria si possa andare in quella direzione, ma molto dipenderà dalla crisi energetica internazionale. Se ci sarà spazio l’idea è sicuramente di salire almeno di un altro punto, cominciando ad agevolare anche le imprese.

Sulla riforma del catasto Fratelli d’Italia ha spiegato che non serve accelerare, eppure, con il governo Draghi, Lega e Forza Italia avevano raggiunto un accordo per aggiornare le rendite senza innovazioni di carattere patrimoniale, cioè senza riflessi su Imu e Isee. Ora anche quella revisione salta?

Noi non facevamo parte di quel centrodestra che era d’accordo. Io non credo che nella riforma fiscale bisogna intervenire sul catasto, poi se vogliamo trovare delle modalità, a prescindere da questa riforma, sulla modernizzazione del catasto possiamo fare qualcosa. Ovviamente, però, nessuna operazione sarà propedeutica ad alzare le tasse sugli immobili.

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