Buono Premium al 3,25%, conviene spostare i soldi entro il 5 novembre? Il confronto con conto deposito, BOT e libretto

Flavia Provenzani

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C’è tempo fino a giovedì 5 novembre per sottoscrivere il Buono Premium, il buono fruttifero postale a un anno che rende il 3,25% lordo. Abbiamo fatto i conti nel dettaglio, tasse e bollo compresi, e lo abbiamo messo a confronto con le alternative a dodici mesi. Ecco quando vale davvero la pena correre allo sportello e quando no.

Buono Premium al 3,25%, conviene spostare i soldi entro il 5 novembre? Il confronto con conto deposito, BOT e libretto

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Mancano pochi giorni alla chiusura del Buono Premium, il buono fruttifero postale di Cassa Depositi e Prestiti che promette il 3,25% lordo in dodici mesi a chi porta nuova liquidità in Posta. Sulla carta è uno dei rendimenti più alti oggi disponibili a dodici mesi tra i prodotti garantiti dallo Stato e la tassazione agevolata al 12,5% lo rende ancora più appetibile. Come spesso accade con le promozioni a tempo, però, il numero messo in vetrina va analizzato nel dettaglio, con attenzione particolare alle condizioni di accesso, al bollo, al confronto con ciò che offrono banche e Tesoro e soprattutto a quello che succederà tra un anno, quando il buono smetterà di fruttare.

Cosa offre il Buono Premium e chi può sottoscriverlo

Il Buono Premium della serie TF101A260922 è in collocamento dal 22 settembre e resterà disponibile fino al 5 novembre 2026, salvo chiusura anticipata, che CDP può decidere in qualsiasi momento. Dura un anno esatto dalla data di sottoscrizione e paga il 3,25% lordo, pari al 2,84% netto una volta applicata l’imposta sostitutiva del 12,5%. Gli interessi arrivano tutti insieme alla scadenza.

Si sottoscrive solo partendo da un Libretto di Risparmio Postale (Smart oppure Ordinario) intestato alle stesse persone del buono. I tagli partono da 50 euro e salgono per multipli di 50. Si può aderire in ufficio postale, sul sito di Poste o dalle app BancoPosta e Poste Italiane, ma l’operatività online è riservata a chi ha il libretto abilitato al servizio di Risparmio Postale On Line. La cointestazione è ammessa fino a quattro persone, ma non tra maggiorenni e minorenni.

Chi chiede il rimborso prima dei dodici mesi riceve indietro il capitale senza un centesimo di interessi. Non è un vincolo in senso tecnico, perché i soldi si possono riavere quando si vuole, ma chi esce prima del traguardo rinuncia a tutto il rendimento.

Occhio alla “trappola” della nuova liquidità e ai tempi stretti

Il cuore della promozione è la cosiddetta nuova liquidità. Il buono si può sottoscrivere solo fino all’importo dei soldi arrivati in Posta dal 18 settembre in poi, e soltanto attraverso tre canali, cioè bonifico bancario, versamento di assegni bancari o circolari e accredito di stipendio o pensione. Chi aveva già 30.000 euro sul libretto prima di quella data e non ha versato nulla di nuovo resta quindi fuori, perché la cifra sottoscrivibile non può superare la liquidità entrata dopo il 17 settembre. I contanti versati allo sportello non contano.

Tutti i prelievi effettuati dal 17 settembre in poi da qualsiasi libretto o conto BancoPosta con la stessa intestazione riducono la nuova liquidità disponibile. Chi a ottobre ha versato 10.000 euro con un bonifico e nel frattempo ha ritirato 3.000 euro dal conto postale per le spese di casa potrà sottoscrivere al massimo 7.000 euro.

Chi vuole approfittarne partendo da zero deve quindi far arrivare il bonifico dalla propria banca e trovarlo disponibile sul libretto entro giovedì. Un bonifico ordinario viene accreditato entro la giornata lavorativa successiva all’ordine, perciò chi ha intenzione di approfittare dell’offerta dovrebbe muoversi con tempestività e non ridursi all’ultima sera. Chi non possiede ancora un libretto postale deve prima aprirne uno, e questo rende la finestra ancora più stretta. Chi ha ricevuto la nuova liquidità su un conto BancoPosta o su un altro libretto e vuole sottoscrivere dal Libretto Smart deve trasferirla con un girofondo, a meno che il Libretto Smart non abbia già un saldo almeno pari all’importo da investire. Chi usa il Libretto Ordinario deve invece aver ricevuto i nuovi soldi direttamente su quel libretto, sempre che il saldo già presente non basti a coprire la sottoscrizione.

Quanto rende il Buono Premium? I cconti su 4.800, 10.000 e 20.000 euro

Il 2,84% netto non è ancora l’ultima parola, perché sui buoni fruttiferi postali si paga l’imposta di bollo dello 0,20% annuo, a meno che il valore di rimborso di tutti i buoni intestati alla stessa persona resti entro i 5.000 euro. Questa soglia crea uno spartiacque netto tra chi investe poco e chi investe di più.

Importo investitoInteressi lordiInteressi nettiBollo (stima)Guadagno finaleRendimento netto
4.800 euro (nessun altro buono) 156,00 euro 136,50 euro esente 136,50 euro 2,84%
10.000 euro 325,00 euro 284,38 euro circa 20 euro circa 264,38 euro circa 2,64%
20.000 euro 650,00 euro 568,75 euro circa 40 euro circa 528,75 euro circa 2,64%

Il bollo è stimato in modo semplificato allo 0,20% del capitale investito, perché Poste lo applica pro rata durante la vita del buono e l’importo effettivo può discostarsi di qualche decina di centesimi. La soglia dei 5.000 euro si riferisce proprio al valore di rimborso, interessi compresi, ed è complessiva, perché somma tutti i buoni intestati alla stessa persona. Per restare esenti con il solo Buono Premium bisogna quindi fermarsi a 4.800 euro, che a scadenza valgono 4.956 euro lordi.

Il confronto con conto deposito, BOT e libretto postale

Per capire se il 3,25% sia un buon affare bisogna metterlo a confronto con le alternative a dodici mesi a rischio contenuto. Il primo dato da tenere a mente è che un tasso tassato al 12,5% vale molto più dello stesso tasso tassato al 26%. Per eguagliare il Buono Premium, un conto deposito dovrebbe offrire circa il 3,84% lordo.

A metà ottobre, secondo le rilevazioni dei principali comparatori effettuate tra il 12 e il 15, le offerte migliori sui conti deposito vincolati a dodici mesi arrivavano al 4% lordo, ma quasi sempre con somme non svincolabili fino alla scadenza e con l’obbligo di appoggiarsi a un conto corrente. Per i titoli di Stato il riferimento più recente è l’asta del BOT a 12 mesi del 9 ottobre 2026 (scadenza 14 ottobre 2027), aggiudicato al prezzo di 96,881 con un rendimento lordo del 3,175%. La prossima asta del BOT annuale è fissata per l’11 novembre, a promozione postale ormai chiusa.

Strumento (10.000 euro per 12 mesi)Tasso lordoTassazioneGuadagno netto finaleSi può uscire prima?
Buono Premium 3,25% 12,5% circa 264,38 euro Sì, ma senza interessi
Conto deposito vincolato al 4% (bollo a carico del cliente) 4,00% 26% 276,00 euro Di solito no
Conto deposito al 3,50% con bollo a carico della banca 3,50% 26% 259,00 euro No
BOT 12 mesi, asta del 9 ottobre 3,175% 12,5% circa 261 euro, commissioni bancarie escluse Sì, vendendo sul mercato al prezzo del momento
Libretto Smart, somme libere 0,001% 26% negativo (circa 34 euro di bollo fisso oltre i 5.000 euro di giacenza media) Sì

Entro la soglia di esenzione, il Buono Premium batte di qualche euro anche il conto deposito al 4%. Su 4.800 euro il buono lascia in tasca 136,50 euro netti, mentre il conto deposito, tra ritenuta del 26% e bollo, si ferma a 132,48 euro. Sopra quella soglia la classifica si ribalta di poco, ed entrano in gioco fattori diversi dal rendimento puro. Il conto deposito al 4% rende circa 12 euro in più ogni 10.000, ma i soldi restano bloccati e la garanzia è quella del Fondo interbancario, fino a 100.000 euro per depositante. Il buono è invece garantito direttamente dallo Stato senza tetti e non richiede di aprire un conto in una banca nuova. Il BOT, dal canto suo, è l’unico dei tre che si può vendere prima della scadenza incassando la parte di rendimento maturata, sempre che il prezzo di mercato in quel momento non sia sceso.

Ricordiamo che buoni fruttiferi, libretti e titoli di Stato sono esclusi dal calcolo dell’ISEE fino a 50.000 euro complessivi per nucleo familiare, mentre i soldi su un conto deposito bancario rientrano nel patrimonio mobiliare dichiarato. Per una famiglia che chiede l’assegno unico, una borsa di studio o una riduzione delle rette, spostare la liquidità dal conto deposito al buono può valere molto più dei pochi euro di differenza negli interessi. I buoni sono inoltre esenti dall’imposta di successione.

Inflazione e Bce, perché il 3,25% non basta a difendere i risparmi

Il confronto con le alternative non deve far dimenticare il contesto. Secondo la stima preliminare dell’Istat diffusa il 30 ottobre, l’inflazione italiana è salita a ottobre al 5,4%, dal 4,2% di settembre, tornando ai livelli dell’agosto 2023. Se i prezzi continuassero a correre a questo ritmo, il Buono Premium, con il suo 2,84% netto, restituirebbe dopo un anno una somma capace di comprare meno di quella investita. Lo stesso vale per conti deposito e BOT, mentre il libretto fa decisamente peggio. In una fase come questa nessuno di questi prodotti fa guadagnare in termini reali, e il loro compito diventa rallentare l’erosione dei risparmi, come una diga che non ferma il fiume ma ne contiene la piena. Con un’inflazione stabile al 5,4%, lasciare 10.000 euro sul libretto a interessi praticamente nulli costerebbe invece circa 512 euro di potere d’acquisto in dodici mesi, a cui si aggiungono i 34,20 euro di bollo.

C’è un secondo fattore da considerare. Il 29 ottobre la Bce ha lasciato fermo al 2,5% il tasso sui depositi, ma in un sondaggio Reuters di inizio ottobre 64 economisti su 73 prevedevano un rialzo di 25 punti base nella riunione del 17 dicembre, dopo i due aumenti già decisi a giugno e a settembre. Se le attese verranno confermate, nei prossimi mesi BOT e conti deposito potrebbero offrire qualcosa in più, mentre il 3,25% del Buono Premium resterà fisso per tutto l’anno. Su un orizzonte di dodici mesi il costo opportunità è contenuto, ma chi sottoscrive oggi non potrà inseguire eventuali rialzi senza rinunciare agli interessi già maturati, visto che il rimborso anticipato restituisce soltanto il capitale.

Cosa succede alla scadenza?

Ed eccoci al punto che quasi nessuno guarda al momento della sottoscrizione. Dal giorno successivo al compimento dell’anno, il Buono Premium diventa infruttifero. Capitale e interessi restano a disposizione del titolare, che ha dieci anni di tempo per chiederne il rimborso prima della prescrizione, ma da quel giorno non maturano più nemmeno un centesimo. Se il rimborso finisce sul libretto, quei soldi tornano a rendere lo 0,001% lordo del tasso base del Libretto Smart, cioè dieci centesimi l’anno ogni 10.000 euro. Sopra i 5.000 euro di giacenza media scatta anche il bollo fisso di 34,20 euro.

Chi sottoscrive oggi deve quindi mettere in conto una seconda decisione a novembre 2027, quando le condizioni di mercato potrebbero essere molto diverse da quelle attuali. Conviene fissare subito un promemoria qualche settimana prima della scadenza e valutare per tempo dove reinvestire. Le strade possibili restano quelle di oggi, dalle nuove serie di buoni ai titoli di Stato fino ai depositi vincolati. Per chi resta dentro il circuito postale c’è anche il Deposito Supersmart Open, oggi al 2,25% lordo su 360 giorni e aperto ai titolari maggiorenni di Libretto Smart, con la tassazione però al 26%.

A chi conviene il Buono Premium e a chi no

Il Buono Premium è una scelta sensata per chi ha appena ricevuto o può far arrivare in Posta una somma che sa di non toccare per dodici mesi, soprattutto se l’importo resta entro i 4.800 euro, dove il bollo non morde e il buono supera anche i migliori conti deposito. È interessante anche per chi tiene d’occhio l’ISEE o vuole la garanzia diretta dello Stato senza limiti di importo, oppure per chi preferisce non aprire nuovi rapporti con banche online.

Può invece lasciare perdere chi ha bisogno di poter disporre dei soldi in qualsiasi momento senza rinunciare al rendimento. Lo stesso vale per chi non ha nuova liquidità da portare entro giovedì e per chi gestisce somme importanti ed è disposto a vincolarle in banca per qualche euro in più. Va scartato del tutto da chi sta prelevando dai propri rapporti postali, perché ogni prelievo riduce la cifra sottoscrivibile. In tutti i casi, vale la pena ricordare che la promozione è l’occasione di oggi e non un rendimento garantito per sempre. Il vero lavoro comincia il giorno in cui il buono scade.

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