Buone notizie per l’inflazione in Europa, ma con un avvertimento

Violetta Silvestri

19 Luglio 2023 - 12:20

Inflazione in Europa e nel Regno Unito: c’è il calo, ma la prudenza è d’obbligo per le banche centrali. I dati, infatti, hanno mostrato ancora prezzi core alti. Quale avvertimento?

Buone notizie per l’inflazione in Europa, ma con un avvertimento

Giornata chiave per l’inflazione in Europa: sono stati aggiornati i dati di Regno Unito ed Eurozona per il mese di giugno.

La frenata dei prezzi al consumo c’è e questa è una notizia che fa ben sperare in un cambiamento di passo delle banche centrali sull’inasprimento della politica monetaria.

Tuttavia, una lettura attenta di tutti gli indicatori dei prezzi mostra che c’è ancora prudenza e allerta, soprattutto a livello comunitario. Bce e Bank of England sono davvero pronte a fermare il rialzo dei tassi più severo degli ultimi anni? Cosa hanno svelato i numeri sull’inflazione di giugno.

Inflazione in Europa in calo, ma occhio a un dato

Eurostat ha comunicato che a giugno il tasso di inflazione annuo dell’Eurozona è stato del 5,5%, in calo rispetto al 6,1% di maggio. Un anno prima era all’8,6%.

L’inflazione annuale dell’Unione Europea ha mostrato un +6,4%, in evidente frenata rispetto al 7,1% di maggio. Un anno prima, il tasso era del 9,6%.

Da evidenziare, che i tassi annuali più bassi sono stati registrati in Lussemburgo (1,0%), Belgio e Spagna (entrambi 1,6%). I più alti, invece, hanno interessato Ungheria (19,9%), Slovacchia (11,3%) e Repubblica ceca (11,2%). Resta quindi chiaro il divario tra Paesi occidentali e orientali in Ue.

Rispetto a maggio, l’inflazione annua è diminuita in venticinque Stati membri, è rimasta stabile in uno ed è aumentata in uno. A giugno, il contributo maggiore all’inflazione annua dell’area dell’euro è venuto da generi alimentari, alcolici e tabacco (+2,35 punti percentuali, pp), seguiti da servizi (+2,31 pp), beni industriali non energetici (+1,42 pp) ed energia (-0,57 pp).

Tuttavia, occorre sottolineare anche che l’inflazione sottostante nell’area dell’euro, la misura chiave degli aumenti dei prezzi per la Banca centrale europea, ha accelerato più di quanto inizialmente riportato a giugno, cementando l’aumento dei tassi di interesse ampiamente previsto per la prossima settimana.

I prezzi al consumo di base, escludendo elementi volatili come cibo ed energia, sono stati in rialzo del 5,5% rispetto all’anno precedente. Ciò si confronta con una stima preliminare del 5,4% e una lettura del 5,3% a maggio.

Con l’inflazione complessiva che si è quasi dimezzata dal picco del 10,6% di ottobre, i funzionari hanno spostato l’attenzione sulla misura core, che si sta dimostrando più ostinata. Mentre la revisione al rialzo di oggi potrebbe fornire munizioni ai falchi della Bce desiderosi che gli aumenti dei tassi continuino in autunno, alcuni hanno recentemente adottato un tono più morbido.

Il capo della banca centrale olandese Klaas Knot ha affermato che l’inflazione core sembra essersi fermata, descrivendo qualsiasi rialzo dei tassi oltre luglio “come una possibilità ma non una certezza”.

Il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos, in precedenza aveva mostrato un certo ottimismo sul fatto che l’inflazione sottostante potesse raggiungere il picco.

Regno Unito: il dramma inflazione sta finendo?

L’inflazione nel Regno Unito si è notevolmente raffreddata a giugno, attestandosi al di sotto delle aspettative di consenso al 7,9% annuo.

Su base mensile, l’IPC principale è aumentato dello 0,1%, al di sotto di una previsione di consenso dello 0,4%. L’inflazione core - che esclude i prezzi volatili di energia, cibo, alcol e tabacco - è rimasta vischiosa al 6,9% annualizzato, ma è scesa dal massimo di 31 anni del 7,1% a maggio.

Il segretario capo al Tesoro John Glen ha detto alla CNBC che il calo del tasso di inflazione più grande del previsto è stato incoraggiante:

Ma non c’è compiacimento qui al Tesoro. Stiamo lavorando a stretto contatto con la Banca d’Inghilterra mentre proviamo a dimezzarlo quest’anno e portarlo alla sua norma a lungo termine del 2%.

C’è da ricordare che il Regno Unito ha sopportato un’inflazione persistentemente elevata e sia il governo che la Banca d’Inghilterra hanno avvertito che potrebbe radicarsi nell’economia, poiché una crisi del costo della vita e un mercato del lavoro ristretto alimentano gli aumenti dei prezzi salariali.

L’OCSE il mese scorso ha previsto che il Regno Unito registrerà il più alto livello di inflazione tra tutte le economie avanzate quest’anno, con un tasso annuo complessivo del 6,9%.

Il mese scorso la Banca d’Inghilterra ha implementato un eccezionale aumento di 50 punti base dei tassi di interesse, il suo tredicesimo aumento consecutivo, mentre il Comitato di politica monetaria fatica a reprimere la domanda e frenare l’inflazione.

Il clima è ancora prudente. Sebbene i prezzi dell’energia e del carburante stiano portando l’inflazione nella giusta direzione, l’inflazione di fondo e i costi alimentari ostinatamente elevati indicano che è improbabile che i numeri di mercoledì 19 luglio siano davvero un sollievo per famiglie e imprese: questa la sintesi di Suren Thiru, direttore economico dell’Istituto di Dottori Commercialisti in Inghilterra e Galles.

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