Piazza Affari è chiusa da venerdì 3 aprile a lunedì 6 aprile. Quattro giorni senza contrattazioni in una fase in cui lo scenario internazionale può cambiare nel giro di poche ore. È una pausa che pesa più del solito, perché capita in un momento in cui l’incertezza non è più solo una percezione ma viene messa nero su bianco.
Le agenzie di rating stanno già ricalibrando le aspettative: Standard & Poor’s ha tagliato la crescita italiana allo 0,4% e le nuove proiezioni della Banca d’Italia fotografano un quadro più fragile, esposto soprattutto al nodo energia.
Il petrolio resta osservato speciale. Se dovesse restare a lungo sopra i 100 dollari, l’inflazione potrebbe tornare a salire. E a quel punto la BCE dovrebbe fare una scelta difficile: sostenere la crescita o fermare i prezzi.
Se fino a poche settimane una recessione tecnica era solo uno scenario teorico ora sta iniziando a prendere forma.
Martedì, alla riapertura, non tutti i titoli si muoveranno allo stesso modo. Alcuni saranno molto più esposti di altri. Ed è lì che si vedranno i movimenti più veloci.
Quando il mercato è aperto, queste tensioni si vedono subito nei prezzi. Se è fermo, si accumulano e alla riapertura si scaricano tutte insieme.
Per questo ci sono azioni che, più delle altre, funzionano come indicatori in tempo reale di quello che sta succedendo.
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I titoli più esposti al cambio di scenario
Dallo scoppio della guerra in Iran alcuni titoli hanno reagito prima di altri, perché più esposti alle dinamiche su tassi, energia e crescita.
Le banche sono sempre le prime a muoversi quando cambia la percezione sui tassi e sul rischio economico. Nomi come UniCredit, Intesa Sanpaolo e BPER Banca restano tra i più sensibili: se il mercato inizia a prezzare uno scenario più difficile, il tema del credito torna subito centrale. Ma con un’ipotesi di tassi più alti, sono anche quelli che possono continuare a sostenere il listino.
Subito dopo ci sono i titoli legati all’energia, che in questo momento sono tra i più osservati in assoluto. Eni e Saipem reagiscono in modo diretto a quello che succede sul petrolio e sul gas. In uno scenario di tensioni prolungate, sono tra i primi a muoversi. Ma proprio per questo possono diventare anche più volatili.
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Petrolio, tassi e inflazione: chi si muove e perché
Banche ed energia reagiscono per prime, ma è guardando il resto del listino che si capisce davvero come il mercato sta reagendo.
Le utility, con Enel in testa, sono considerate più difensive, ma sono anche molto sensibili ai tassi e perderebbero slancio se la BCE dovesse mantenere una linea più rigida. E si vede anche da come si è mosso il grafico di Enel nell’ultimo mese, con cambi di direzione repentini.
Poi ci sono i titoli più legati al ciclo tecnologico, come STMicroelectronics. Sono tra i più sensibili ai tassi: se l’inflazione torna a salire e i tassi restano alti più a lungo, fanno più fatica. Ma allo stesso tempo sono tra i primi a ripartire quando il mercato intravede uno scenario più stabile. La zona dei 30 euro resta un livello chiave e il fatto che i prezzi siano così vicini rende questa fase più delicata.
Infine, i titoli più vicini all’economia reale come Ferrari, Stellantis e Amplifon. Quando perdono forza, è spesso il segnale che il mercato sta cambiando aspettative.
Cosa aspettarsi alla riapertura dei mercati
Martedì la riapertura potrebbe essere anche violenta. Dopo quattro giorni di stop, è facile aspettarsi movimenti meno ordinati, con differenze più evidenti tra un titolo e l’altro.
Alcuni partiranno con i prezzi già allineati, con gap evidenti fin dall’apertura. Altri titoli potrebbero invece recuperare successivamente quello che non è stato prezzato durante la pausa.
In questi giorni non ci sono solo le notizie sulla guerra a muovere i mercati. Tra aprile e maggio gran parte delle società del FTSE Mib staccherà la cedola: un passaggio atteso e già in buona parte scontato. Ma nelle prossime settimane inizieranno ad arrivare anche nuovi segnali sul fronte macro e societario: dagli outlook di istituzioni come FMI e Commissione europea alle prime indicazioni delle aziende sui prossimi trimestri. E in una fase così basta poco per spostare la direzione del mercato.
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