La Legge di Bilancio 2026 ha scongiurato il taglio temuto al 30% ma dal 1° gennaio 2027 si scende ancora. La mappa dei 4 strumenti che restano e gli errori che fanno perdere lo sconto
Installare un impianto fotovoltaico nel 2026 conviene ancora? La risposta dipende molto da una notizia che è passata in modo soft nel dibattito pubblico: con la Legge di Bilancio 2026 il Governo ha cancellato il taglio delle aliquote di detrazione che era previsto da diversi mesi, e che avrebbe portato lo sconto fiscale al 30% per la maggior parte degli acquirenti. Lo scenario reale è più favorevole: la detrazione resta al 50% per chi installa sull’abitazione principale, al 36% per le seconde case, con un tetto di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare. Ed è qui che apriamo la guida.
La buona notizia è che chi è pronto a installare adesso prende ancora la stessa aliquota del 2025. La meno buona è che si tratta di una finestra di dodici mesi: dal 1° gennaio 2027 le aliquote sono attese in calo, salvo ulteriori proroghe. La domanda quindi non è più «conviene il fotovoltaico», ma «conviene farlo entro dicembre o aspettare». E la risposta, come spesso accade, dipende da come combini la detrazione con gli altri strumenti che esistono.
In questa guida ti diciamo cosa è stato salvato e cosa cambia davvero, quali sono i 4 bonus ancora disponibili nel 2026, e qual è l’errore di combinazione che fa perdere migliaia di euro.
Cosa è stato salvato dalla Legge di Bilancio 2026
Il quadro normativo arrivato a inizio anno è netto: il bonus ristrutturazione e l’ecobonus, che assorbono anche la detrazione del fotovoltaico, restano al 50% per gli interventi sull’abitazione principale e al 36% per le seconde case e gli immobili non residenziali. Il tetto di spesa massimo è confermato a 96.000 euro per unità immobiliare. La detrazione si fruisce in 10 quote annuali costanti, scaricate direttamente nel 730 o nel modello Redditi.
Per capire l’impatto concreto: su un impianto da 6 kW con un costo medio di 12.000 euro, la detrazione 2026 vale 6.000 euro per chi installa sulla prima casa, 4.320 euro per le seconde. Le percentuali sono identiche al 2025, e questo significa che — al netto di possibili variazioni di prezzo dei pannelli — chi installa adesso fa praticamente lo stesso conto economico di chi ha installato l’anno scorso. Il taglio annunciato delle aliquote, che a fine 2025 era dato per scontato dal mercato, non si è verificato.
C’è però un cambio di scenario per il 2027: a partire dal 1° gennaio le aliquote sono previste in discesa, e nessuno oggi è in grado di dire se la prossima Manovra introdurrà una nuova proroga. Per chi ha l’investimento pronto, quindi, la finestra utile è i prossimi 8 mesi. È questo il vero cambio di paradigma del 2026: non l’aliquota in sé, ma l’orizzonte temporale che si chiude.
1) Reddito energetico, per chi ha ISEE basso
Il reddito energetico è il primo strumento da considerare e probabilmente il più sottovalutato del momento: si tratta di un fondo nazionale che eroga contributi a fondo perduto — non detrazioni a quote — per l’installazione di impianti fotovoltaici a famiglie con ISEE inferiore a 15.000 euro, oppure inferiore a 30.000 euro per i nuclei familiari con almeno quattro figli a carico. Per le annualità 2024 e 2025 il fondo aveva una dotazione complessiva di 200 milioni di euro, di cui l’80% destinato alle Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia).
Per il 2026 il rifinanziamento del fondo non è ancora stato ufficializzato con un dato definitivo, ma il Ministero dell’Ambiente sta lavorando a una nuova dotazione e a criteri di accesso più inclusivi. Vale quindi la pena tenerlo monitorato: si accede tramite ISEE, l’energia prodotta deve servire all’autoconsumo familiare, e la quota in eccesso viene immessa in rete e riconosciuta come credito sulla bolletta degli anni successivi. Per le famiglie che rientrano nei requisiti, è la formula più conveniente in assoluto, perché può azzerare gran parte dell’investimento iniziale.
2) Bonus ristrutturazione 2026, l’effetto a catena con il bonus mobili
Il bonus ristrutturazione resta al 50% per gli interventi sull’abitazione principale (36% per le seconde case) anche nel 2026, con plafond di 96.000 euro per unità immobiliare. Quando l’impianto fotovoltaico è installato nell’ambito di un intervento di ristrutturazione più ampio — non come opera autonoma — può rientrare in questo regime invece che nella detrazione fotovoltaica specifica.
C’è una conseguenza che pochi conoscono: il bonus ristrutturazione attiva anche il bonus mobili, confermato per tutto il 2026 con detrazione del 50% sull’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica alta, fino a un tetto di 5.000 euro. Significa che, se stai ristrutturando casa e installi i pannelli, puoi recuperare il 50% non solo dell’impianto, ma anche di lavatrice, frigorifero, divano e cucina nuovi. È una leva che, ben usata, riduce sensibilmente il costo netto della ristrutturazione complessiva.
L’ecobonus segue le stesse aliquote per l’abitazione principale (50% nel 2026, in calo dal 2027) e copre interventi specifici di efficientamento energetico: caldaia a condensazione, pompa di calore, cappotto termico, pannelli solari termici. Per il fotovoltaico la via è quella della detrazione classica o del bonus ristrutturazione, ma molti interventi accessori (la pompa di calore che spesso accompagna i pannelli, il cappotto) trovano qui la loro casa fiscale.
3) IVA agevolata al 10%, lo sconto trasversale
Spesso dimenticata, l’IVA agevolata è la base su cui si costruiscono tutte le altre agevolazioni. Per chi acquista e installa un impianto fotovoltaico su un’abitazione, l’aliquota IVA scende al 10% invece che al 22%. Su una spesa di 12.000 euro di impianto al netto, parliamo di 1.440 euro di IVA invece di 2.640: 1.200 euro di risparmio immediato, prima ancora di ragionare di detrazioni.
L’agevolazione vale per tutti — non c’è soglia ISEE — purché l’installazione sia su un immobile a uso abitativo da parte di una persona fisica. Il vantaggio è automatico: lo applica direttamente l’installatore in fattura, senza che tu debba presentare moduli particolari. È il pezzo di sconto più semplice da ottenere e il più sottovalutato nei conti che si fanno a tavolino.
Ricorda: i conti per la detrazione si fanno sul prezzo IVA inclusa. Quindi l’IVA al 10% non si «somma» alla detrazione — riduce la base imponibile su cui calcolare il 50% (o il 36%). Va comunque considerata come uno strumento autonomo di risparmio: il 12% di IVA risparmiata è un beneficio reale che entra in tasca subito, non spalmato in dieci anni.
4) Conto termico 3.0, lo strumento giusto per chi installa anche la pompa di calore
Le regole del conto termico 3.0 sono operative dal 25 dicembre 2025 (pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto MASE il 26 settembre 2025), e il portale GSE per le richieste è attivo dal 2 febbraio 2026. C’è stata una sospensione tecnica dal 3 marzo al 13 aprile per integrazioni alle regole applicative, dopodiché il portale ha ripreso a ricevere domande. Si tratta di un contributo erogato direttamente dal GSE come bonifico sul conto, alternativo (non cumulabile) rispetto alla detrazione fiscale.
Per il fotovoltaico residenziale c’è un punto centrale che molti continuano a non capire: il conto termico 3.0 finanzia l’installazione di impianti fotovoltaici e batterie d’accumulo a famiglie private solo se contestualmente sostituiscono l’impianto di riscaldamento esistente con una pompa di calore elettrica. Non è ammesso l’incentivo per il fotovoltaico installato da solo, sui privati residenziali. Il decreto pubblicato in Gazzetta è esplicito: per il fotovoltaico autonomo, il conto termico 3.0 vale solo per pubbliche amministrazioni, enti del terzo settore e privati su edifici a uso terziario.
In pratica: se stai pianificando una ristrutturazione che include sia i pannelli sia la sostituzione della caldaia con una pompa di calore — combinazione molto frequente — il conto termico ti permette di accedere a un contributo bonificato senza dover spalmare la detrazione su 10 anni. È il caso in cui questo strumento brilla. Se invece installi solo i pannelli, lo strumento giusto resta la detrazione fiscale al 50%/36%.
L’errore frequente: scegliere male tra detrazione e conto termico
Veniamo all’errore che fa sbagliare i conti a molti acquirenti, ed è meno tecnico di quanto sembri. Quando si installa un impianto integrato — pannelli + pompa di calore + sistema di accumulo — molti non valutano se gli convenga di più il regime della detrazione fiscale (50% spalmato in 10 anni) o quello del conto termico 3.0 (contributo bonificato in tempi più brevi). Sono regimi alternativi: si sceglie l’uno o l’altro, non entrambi sulla stessa intervento.
La regola pratica è semplice ma raramente seguita: il conto termico tende a essere conveniente quando hai poca capienza fiscale (=poche tasse da pagare nei prossimi 10 anni e quindi rischi di «perdere» parte della detrazione). La detrazione tende a essere meglio quando hai un reddito medio-alto e quindi la capienza per scaricare tutto il beneficio nei dieci anni. Un installatore serio fa il conto su entrambe le ipotesi prima di farti firmare la fattura. Un installatore meno scrupoloso ti propone solo la detrazione perché è la formula che gli semplifica la vita amministrativamente.
C’è poi una questione tecnica sulle batterie d’accumulo: nel 2026 seguono lo stesso regime dell’impianto fotovoltaico cui sono associate (50% sulla prima casa, 36% sulle seconde) se installate contestualmente e con un’unica fattura. Non c’è una «detrazione separata» più alta come a volte si legge in giro. La regola è chiara: stessa aliquota dell’impianto principale, stesso plafond complessivo di 96.000 euro per unità immobiliare.
Cosa fare adesso, in pratica
Se stai valutando un impianto fotovoltaico, il 2026 resta una finestra utile e probabilmente migliore del 2027: il calcolo della convenienza va fatto con i numeri attuali, ma con la consapevolezza che dal prossimo gennaio le aliquote scendono.
Tre passaggi consigliati. Primo, fatti fare almeno tre preventivi da installatori certificati (la differenza tra prezzo medio e prezzo top può essere del 30%). Secondo, chiedi all’installatore di fare il calcolo confrontando l’opzione detrazione 50% con l’opzione conto termico 3.0 nel caso ci sia la pompa di calore: il regime giusto cambia caso per caso. Terzo, considera che la tassazione del fotovoltaico sull’energia immessa in rete è cambiata da gennaio: il calcolo del rientro si allunga di qualche mese, ma resta entro orizzonti accettabili.
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