Bonifico dai parenti, quando si rischia un controllo del Fisco?

Patrizia Del Pidio

27 Dicembre 2025 - 11:17

Se ricevo un bonifico da un parente rischio di incorrere in controlli fiscale? Come funziona la presunzione legale e cosa succede a chi non ha le giustificazioni per un bonifico ricevuto?

Bonifico dai parenti, quando si rischia un controllo del Fisco?

Per i bonifici dai parenti si rischia un controllo del Fisco e serve una prova documentale? Ormai, con i controlli fiscali che si spingono anche nella verifica dei conti correnti, ogni transazione in entrata e in uscita sembra essere rischiosa.
All’Agenzia delle Entrate è riconosciuto il potere di presunzione bancaria nell’accertamento fiscale che la porta a considerare tutti i bonifici in entrata come redditi.

Ogni bonifico che si riceve, quindi, può essere presunto come reddito, a meno che non si sia in possesso di una prova documentale che attesti che non lo sia. Questo accade anche laddove si riceva un bonifico per il quale non è dovuta tassazione (ad esempio una vincita al gioco, un prestito infruttifero da un amico, la restituzione di un prestito, una donazione da un lontano parente) del quale non si ha una prova documentale.

In prospettiva, quindi, ogni bonifico in entrata su un conto corrente per somme che non sono state inserite nella dichiarazione dei redditi il Fisco potrebbe chiedere il pagamento delle imposte considerandolo reddito, a meno che il contribuente, tramite prova documentale, non dimostri il contrario.

Fanno eccezione i bonifici dai parenti: la Corte tributaria regionale della Puglia con una interessante sentenza ha affermato e confermato che il Fisco ha dei limiti nelle indagini quando si tratta di bonifici che provengono da parenti. In questo caso la prova documentale che peso ricopre?

Come funzionano le indagini bancarie?

Le indagini bancarie, con controlli sui conti correnti, sui prelievi e i versamenti stanno diventando uno dei mezzi di contrasto più incisivi per l’evasione fiscale. I dati condivisi tramite l’Anagrafe Tributaria e l’obbligo per le banche di condividere i dati (comprese le operazioni effettuate) dei conti correnti dei clienti permettono all’Agenzia delle Entrate di ricostruire il denaro in entrata e in uscita di ogni contribuente. Così facendo va a stabilire se le operazioni effettuate e l’ammontare di denaro mosso siano coerenti con la dichiarazione dei redditi.

Le indagini bancarie del Fisco si collocano in un meccanismo più ampio, che è quello delle indagini finanziarie e rappresentano uno degli strumenti più efficaci per scovare il reddito non dichiarato, non solo da parte di imprese e aziende, ma anche delle persone fisiche.

Le movimentazioni che si rilevano sui rapporti finanziari (conti correnti, conti deposito, ma anche libretti di risparmio) sono utilizzate dal Fisco per i propri accertamenti in due modi:

  • tramite i versamenti, se il contribuente non ha tenuto conto delle somme in questione nella dichiarazione dei redditi;
  • tramite i prelievi se non risultano dalle scritture contabili.

La Corte di Cassazione, nella sentenza 13122 del 30 giugno 2020 ha precisato che nell’accertamento bancario esiste una presunzione del Fisco che non necessita di prove o riscontri e che può essere superata dai contribuenti solo con prova analitica documentale e con data certa.

Controlli del Fisco sulle entrate dei conti correnti

Nell’ambito dei controlli finanziari, come abbiamo detto, il Fisco ha il potere della presunzione legale che permette di valutare se i versamenti effettuati sui conti correnti siano o meno da considerare redditi non dichiarati (evasione fiscale). Il contribuente, poi, attraverso prove documentali può sempre dimostrare il contrario.

La presunzione legale, quindi, può essere superata sempre e soltanto attraverso la prova documentale, così come stabilito da diverse sentenze della Corte di Cassazione e dalla stessa Agenzia delle Entrate nella circolare 32/E del 2006.

La presunzione legale prevista dall’articolo 32 del Dpr 600 del 1973 è uno degli strumenti più potenti nelle mani dell’Agenzia delle Entrate: ogni versamento sul conto corrente che non sia giustificato è considerato imponibile, ma la giurisprudenza traccia un confine netto a questa pratica per i rapporti di solidarietà familiare

Sia la prassi sia la giurisprudenza prevedono che eventuali bonifici effettuati dai parenti possano essere esclusi dalla considerazione della valenza ai fini reddituali.

Nel caso, quindi, che si riceva un bonifico da parte di un parente stretto la presunzione legale si considera superata poiché il contesto rientra in quello di solidarietà e sostegno affettivo. Proprio in questo contesto si inserisce una sentenza della Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Puglia, a conferma dell’interpretazione di giurisprudenza e prassi.

Bonifici dai parenti, la sentenza

La Corte tributaria conferma che i bonifici dai parenti non devono essere automaticamente considerati come reddito. Nella sentenza 2760 del 26 febbraio 2025 i giudici danno ragione al contribuente che ha ricevuto due avvisi di accertamento destinati a una società a socio unico. Gli accertamenti vertevano su cinque bonifici effettuati dal socio a favore della società, ma la provenienza delle somme era ritenuta dubbia dall’Agenzia delle Entrate, visto che il socio era privo di redditi.

Sui conti personali del contribuente, inoltre, risultavano bonifici di diverso ammontare, considerati dall’Agenzia come reddito non dichiarato. In primo grado la Commissione Tributaria di Bari aveva dato ragione all’Agenzia delle Entrate, ma in secondo grado la Corte tributaria regionale della Puglia ha dato ragione al contribuente.

Le somme di denaro, per la Corte di secondo grado, provenivano da elargizioni familiari e non potevano essere considerati come redditi non dichiarati. Il contribuente, inoltre, aveva dimostrato che parte degli importi provenivano da conti correnti intestati alla madre (pensionata) e alla sorella (dipendente pubblico) del contribuente. In entrambi i casi i redditi erano stati tassati alla fonte (dall’Inps per la madre e dall’amministrazione di appartenenza per la sorella).

Per la Corte i versamenti in questione rientrano in quelli che sono visti come aiuti a livello familiare che possono essere riscontrabili quando si avvia una attività di impresa. A conferma di quanto sostenuto, inoltre, i Giudici hanno preso come esempio quella che ormai è una prassi con basi solide nella giurisprudenza: i bonifici che si ricevono dai familiari non possono essere automaticamente considerati come reddito non dichiarato. In questo caso, infatti, deve essere l’amministrazione tributaria a dover dimostrare che si tratta di somme riferite a reddito non dichiarato a patto che il contribuente fornisca una prova documentale sulla provenienza degli importi.

SONDAGGIO

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.