Bmw, Mercedes e Volkswagen potrebbero presto scomparire. Economista tedesco ne è certo

Alessandro Nuzzo

26 Febbraio 2026 - 19:45

I tre marchi automobilistici premium tedeschi presto potrebbero scomparire nella forma in cui oggi sono attivi. Parola di Moritz Schularick.

Bmw, Mercedes e Volkswagen potrebbero presto scomparire. Economista tedesco ne è certo

Nel 2026 l’industria automobilistica tedesca si trova a fare i conti con una crisi che appare senza fine. I bilanci registrano utili in calo e diversi gruppi hanno avviato piani di riorganizzazione che includono anche la chiusura di stabilimenti. Tra i casi più emblematici c’è quello di Volkswagen, mentre il marchio Audi ha annunciato la cessazione delle attività nel sito di Bruxelles.

Sul fronte occupazionale il bilancio è pesante: nel solo 2025 sono andati persi circa 48.700 posti di lavoro, un dato che alimenta preoccupazioni sociali e politiche in uno dei settori simbolo dell’economia tedesca.

A pesare sulla competitività sono diversi fattori. La transizione verso l’auto elettrica procede più lentamente rispetto ai concorrenti cinesi, che nel frattempo hanno rafforzato la propria posizione globale. A questo si aggiungono i costi energetici elevati, particolarmente gravosi per un’industria manifatturiera ad alta intensità produttiva, e una domanda debole sia sul mercato interno sia su quello internazionale.

Il risultato è un comparto che deve ripensare modelli produttivi, strategie industriali e investimenti tecnologici per evitare un ridimensionamento duraturo.

Alla luce di questa crisi, che potrebbe proseguire anche nel 2026 e negli anni successivi, è intervenuto un noto economista tedesco, Moritz Schularick, presidente del Kiel Institute for the World Economy, il quale ha affermato che marchi premium tedeschi come BMW, Volkswagen e Mercedes-Benz potrebbero, entro la fine del 2030, non esistere più nella forma attuale.

Per sopravvivere Bmw, Mercedes e Volkswagen dovranno attuare trasformazioni radicali

Secondo Schularick, motori elettrici, nuovi software e l’avvento delle tecnologie di guida autonoma stanno rimodellando profondamente il modo in cui le auto vengono progettate, costruite e vendute. L’industria tedesca, un tempo leader mondiale e fiore all’occhiello per i motori termici, si è trovata impreparata di fronte a questo cambiamento strutturale.

A suo avviso, è improbabile che l’attuale struttura delle tre grandi case tedesche possa sopravvivere fino al 2030 senza trasformazioni radicali. Non si tratta di ipotizzare fallimenti improvvisi, ma di prevedere profonde ristrutturazioni, possibili fusioni o importanti investimenti strategici necessari per colmare il divario crescente con i competitor cinesi.

In tema di fusioni, Schularick ha citato anche l’esempio di Volvo, acquisita dal gruppo cinese Geely nel 2010 e successivamente rilanciata grazie a massicci investimenti che l’hanno portata a diventare un punto di riferimento in Europa nell’elettrificazione e nella sicurezza.

Secondo l’economista, la sfida non consiste semplicemente nel sostituire il motore a combustione con uno elettrico. La transizione verso la mobilità elettrica implica un cambiamento molto più profondo: occorre ripensare interamente le linee produttive, riorganizzare le catene di approvvigionamento e rivedere i modelli di business. Oggi la competizione si gioca soprattutto su batterie, gestione dell’energia ed ecosistemi digitali integrati, diventati il vero cuore tecnologico delle nuove auto.

Parallelamente si sta intensificando la competizione sulla guida autonoma e sui sistemi avanzati di assistenza alla guida. Schularick ha messo in guardia dal rischio che la Germania resti ancorata ai successi industriali del passato o si concentri eccessivamente sulle responsabilità politiche, mentre altri Paesi accelerano sullo sviluppo di veicoli autonomi, servizi digitali connessi e soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.

Secondo l’economista, il vero pericolo è perdere terreno nella prossima grande trasformazione del settore automobilistico: una rivoluzione che non riguarda soltanto il motore, ma l’intero ecosistema tecnologico che ruota attorno al veicolo.

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