Bitcoin, l’ultima fermata shock per i prezzi. “La bolla sta implodendo”

Laura Naka Antonelli

16/02/2026

Prezzi del Bitcoin in ripresa dopo la recente emorragia, ma una soglia chiave è stata di nuovo già bucata. E c’è chi non esclude uno scivolone epocale.

Bitcoin, l’ultima fermata shock per i prezzi. “La bolla sta implodendo”

I prezzi del Bitcoin segnano un lieve recupero viaggiando al di sopra di $69.000. Ma diversi sono gli analisti che non nutrono grandi speranze su una ripresa delle quotazioni che possa essere considerata sostenibile nel tempo. Sicuramente non le nutre un esperto che, nel manifestare tutto il suo scetticismo nei confronti della criptovaluta numero uno al mondo, ha così sentenziato: “ La bolla sta implodendo ”.

Certo, il peggio sembra per ora passato, se si considera il terribile tonfo di una decina di giorni fa, che ha visto i prezzi avvicinarsi alla soglia pericolo di $60.000, scivolando a un valore inferiore di circa il 50% rispetto al massimo storico testato a ottobre, e del 30% circa in un solo mese. I prezzi del Bitcoin oscillano ora al di sopra della soglia di $69.000 e, durante il fine settimana, sono arrivati a riagguantare anche quota $70.000.

Tuttavia, il dietrofront si è palesato già nelle prime ore di oggi, lunedì 16 febbraio 2026, portando così i prezzi a toccare anche quota $68.000, dopo essere scesi sotto $69.200, livello che alcuni esperti hanno considerato di supporto. Al momento, le quotazioni del Bitcoin tornano a riavvicinarsi alla soglia di $70.000 punti. Ma, secondo un esperto, da qui a parlare di fase rialzista ce ne passa eccome. Tanto che la previsione non è di un recupero, ma di un’ultima fermata a dir poco shock.

Prezzi Bitcoin, la previsione shock. Crollo fino a $10.000 con crisi finanziaria simile a quella del 2008

A fare la terribile previsione, tra le più bearish per i prezzi del Bitcoin, è stato lo strategist di Bloomberg Intelligence Mike McGlone, che ha commentato quanto sta accadendo alla stregua di un esito praticamente fisiologico, legato al ciclo “boom and bust che ha interessato il comparto delle criptovalute, a seguito della notizia della vittoria di Donald Trump alle elezioni del 2024.

Non per niente McGlone ha detto che “ Cryptos got Trumped ”, nel corso di una intervista rilasciata a Bloomberg Television, lanciando un messaggio chiaro a tutti: i ripetuti sell che si stanno abbattendo sulle valute digitali si spiegano con l’impressione che, in generale, i più illustri rappresentanti dell’universo crytpo siano stati, semplicemente, scaricati.

Per primi, dal Presidente americano Donald Trump.

Quell’euforia successiva all’esito dell’Election Day si è totalmente volatilizzata, al punto che l’esperto crede che i prezzi del Bitcoin crolleranno fino a $10.000, travolti da un crash di mercato che potrebbe eguagliare la crisi finanziaria globale del 2008.

McGlobe ha ricordato tra l’altro che il Bitcoin non beneficia di quella caratteristica che fa invece la fortuna dell’oro e che risiede, praticamente, nell’unicità del metallo giallo.

La moneta digitale fa fronte alla competizione di molti asset, la cui quantità è tra l’altro anche stratosferica, in quanto si parla di milioni di rivali.

Le rivali, ricorda McGlone, sono le cosiddette altcoin, nate come funghi nell’arco di pochi anni:“Se nel 2009 c’era solo un Bitcoin, ora ce ne sono 28 milioni ”, ha fatto notare l’esperto di Bloomberg Intelligence, aggiungendo che “il problema è che il (memecoin) Shiba Inu vale ancora $3 miliardi. E poi c’è il Dogecoin, che vale ancora $15 miliardi”.

Da non dimenticare il fattore Fed, con il prossimo presidente Kevin Warsh

Ma, anche se non ci fossero alcune distorsioni di mercato, un altro elemento che, secondo lo strategist, non rema a favore del Bitcoin èìdi natura macroeconomica: si tratta della nomina di Kevin Warsh, da parte del Presidente americano Donald Trump, alla carica di prossimo presidente della Fed al posto dell’attuale, Jerome Powell, il cui mandato è ormai agli sgoccioli.

Per quanto la speranza di Trump sia di avere un numero uno della Federal Reserve che sia finalmente, per lui, pronto a tagliare i tassi sui fed funds in modo importante, molti fanno notare che Warsh è tutto fuorché ultra dovish.

Gli esperti ricordano infatti le critiche che l’ex governatore della Fed ha rivolto alle manovre di politica monetaria ultra accomodanti adottate in passato dall’istituzione, così come l’attenzione rivolta all’inflazione.

Ciò significa, secondo l’esperto di Bloomberg, che è improbabile che Kevin Warsh torni a far scaldare l’inflazine degli Stati Uniti, soprattutto in vista delle elezioni di metà mandato di quest’anno.

In più, Fabian Dori, direttore degli investimenti presso Sygnum Bank, ha scritto in una nota riportata da Bloomberg che un altro fattore che va contro il Bitcoin è rappresentato dalla restrizione delle condizioni di liquidità.

Dori si è riferito al ciclo di “boom-and-bust” delle criptovalute, che tende a durare quattro anni, a causa del fenomeno dell’halving che caratterizza la criptovaluta e che vede la blockchain ridurre la quantità di ricompense distribuite ai miner della rete.

Oggi, la ricompensa per la convalida dei blocchi di transazioni è pari a 3,125 Bitcoin. Entro la metà del 2028, con il prossimo halving previsto, queste ricompense scenderanno a circa 1,56 Bitcoin.

Partendo da questo assunto, Dori ha spiegato che “le preoccupazioni che il ciclo storico quadriennale si ripeta stanno portando alcuni detentori di lungo periodo a immettere sul mercato parte delle loro riserve”.

Contrariamente all’esperto di Bloomberg Intelligence, Dori è tuttavia tuttora fiducioso nei confronti del Bitcoin, guardando almeno in un’ottica di lungo periodo.

Tra i motivi citati, i fondamentali stessi del mercato, la crescita dell’attività on-chain e le stablecoin. Tanto che il suo verdetto è molto diverso da quello di McGlone:

“Guardando avanti, il mercato è vicino all’esaurimento e in una fase di paura massima. Ci aspettiamo volatilità nel breve termine, ma la tesi di investimento di lungo periodo resta pienamente intatta”.

Non la pensa così l’esperto di Bloomberg Intelligence, che paventa un crollo addirittura fino a quota $10.000, rispetto agli attuali $69.000 circa.