Bitcoin in compressione sotto 80.000$. Ecco perché può scattare un +15% o un -20%

Claudia Cervi

30 Aprile 2026 - 15:38

Bitcoin resta bloccato sotto 80.000$, con posizioni short ai massimi. Tra compressione e volatilità in calo, il prossimo movimento può valere fino al +15% o al -20%. Ecco i livelli chiave.

Bitcoin in compressione sotto 80.000$. Ecco perché può scattare un +15% o un -20%

Bitcoin si è fermato sotto 80.000 dollari, ma il mercato è compresso. E, dopo queste fasi, spesso arrivano movimenti violenti.

Bitcoin è stato protagonista di un rimbalzo significativo negli ultimi tempi, un rally che ha fatto ben sperare in un ritorno sui livelli di inizio anno a 90.000 dollari. Il ritorno verso area 80.000 però ha frenato ogni ambizione di recupero. Tra posizionamento estremo sui derivati, volatilità in calo e primi segnali di ritorno della domanda, lo spazio che si sta creando è ampio.

Bitcoin fermo sotto 80.000$: cosa sta succedendo?

L’allungo partito con l’operazione Epic Fury in Iran si è spento in in area 80.000, dopo un guadagno di oltre il 15%.

Tra i 78.000 e i 79.000 dollari c’è il livello medio di carico dei compratori più recenti. Quando il mercato rimbalza su quel livello, il prezzo generalmente smette di salire. In effetti nelle ultime sedute si è visto abbastanza chiaramente: i detentori di breve periodo hanno iniziato a incassare, uscendo dal mercato. I profitti realizzati sono arrivati fino a circa 4 miliardi di dollari all’ora, un livello che raramente lascia spazio a ulteriori salite nel breve.

I compratori non sono abbastanza forti da assorbire chi vende e il mercato si blocca. Ora infatti il prezzo si muove in una fascia compresa tra 65.000 e 80.000 dollari.

La resistenza resta concentrata tra 79.000 e 80.000 dollari, un livello che negli ultimi mesi ha già respinto più volte i tentativi di recupero. Superarlo cambierebbe radicalmente la struttura di mercato.

Sotto, invece, si è formato un cluster di accumulazione importante tra 65.000 e 70.000 dollari. È qui che molti investitori hanno costruito posizioni negli ultimi due mesi. In particolare, i 68.000 dollari rappresentano il supporto più delicato: una violazione netta di quest’area indebolirebbe l’intera struttura di breve periodo.

Fintanto che i prezzi restano in questo range, il mercato resta sospeso, ma il segnale che può cambiare tutto non è il prezzo: è come si stanno posizionando gli operatori.

Cosa può muovere il prezzo, livelli chiave e volatilità

Rispetto alle fasi precedenti, oggi la pressione di vendita si sta attenuando su Bitcoin.

Per mesi il mercato spot è stato dominato da vendite continue. Adesso, però, il delta dei volumi sta risalendo verso la neutralità e iniziano a comparire i primi segnali di domanda. Non siamo ancora in una fase di accumulazione, ma è un primo indizio.

Anche dal lato istituzionale si intravede una stabilizzazione. I deflussi dagli ETF si stanno riducendo e l’open interest sul CME ha smesso di scendere. Il dato più significativo arriva però dai derivati. Qui il mercato è molto più sbilanciato di quanto sembri, con posizioni short ai livelli più elevati mai registrati. Generalmente, però, più aumentano le coperture contro i ribassi, più aumentano le probabilità di movimenti improvvisi al rialzo.

Differenziale tra il prezzo dei future perpetui e quello spot Differenziale tra il prezzo dei future perpetui e quello spot Fonte Glassnode

Se il prezzo dovesse superare la soglia degli 80.000 dollari, una parte di queste posizioni sarebbe costretta a chiudersi in fretta, alimentando un effetto squeeze. Le prime aree sensibili sono 82.000 e 84.000 dollari. È lì che i flussi di copertura potrebbero amplificare il movimento.

Un altro aspetto da considerare è la volatilità: Bitcoin si trova ora in una fase di attesa, dunque la volatilità sta diminuendo rispetto alle settimane precedenti. Il mercato, per ora, non sta pagando premi elevati per movimenti estremi, ma proprio questa calma apparente rende i prossimi livelli ancora più importanti.

Se anche area 82.000-84.000 dollari venisse superata, il quadro cambierebbe: molte posizioni short dovrebbero essere ricoperte spingendo il prezzo al rialzo del 15-20%, verso 92.000-96.000 dollari, sui massimi del 2026.

Per arrivarci, però, servono volumi spot in aumento e un rientro più convinto degli istituzionali. Senza questi due elementi, il rischio è che il rialzo si fermi prima e resti solo un rimbalzo tecnico. A quel punto è possibile che tornino le pressioni dei venditori per target a 60.000 dollari (-20% dai livelli attuali).

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