Molti automobilisti scelgono carburanti premium convinti che siano migliori per il motore, spendendo cifre elevate. Ma è davvero così? La verità degli esperti.
Fare il pieno di benzina è ormai diventato un vero e proprio lusso, nonostante questo ancora molti automobilisti commettono un errore che, a lungo andare, rischia di appesantire ulteriormente la spesa. Nel tentativo di proteggere il motore o migliorare le prestazioni del mezzo, si scelgono sistematicamente i carburanti ‘premium’ o ad alto costo.
Sulla carta il ragionamento sembra logico, se costa di più allora la qualità deve essere superiore. In realtà, dietro questo automatismo si nasconde una trappola commerciale (e psicologica) che finisce per svuotare il conto corrente senza alcun reale beneficio tecnico sotto il cofano.
Carburante premium, spendere di più conviene davvero?
La percezione del consumatore medio è strettamente legata all’associazione diretta tra il prezzo di un bene e la sua qualità intrinseca. Questo luogo comune si applica a qualsiasi comparto del mercato, dagli abiti al carburante. In particolar modo, Mónica Marí (responsabile esperta nel settore della distribuzione di carburanti) sottolinea come la tendenza a considerare il prodotto più costoso come automaticamente superiore sia uno dei miti più difficili da superare, al punto che molti conducenti pagano regolarmente per un carburante di cui in realtà il loro veicolo non ha alcun bisogno.
La tendenza a scegliere formulazioni speciali o della benzina a 98 ottani è spesso alimentata dalla convinzione che con queste miscele il motore possa erogare maggiore potenza e, al tempo stesso, subire meno usura e consumare di meno nel lungo periodo. Tuttavia, nella stragrande maggioranza delle vetture che compongono il parco circolante, la benzina standard a 95 ottani adempie in modo impeccabile alla propria funzione protettiva ed energetica. Ciò significa che l’investimento in miscele speciali non ha alcun ritorno pratico.
Bisogna inoltre considerare che i carburanti moderni escono dalle raffinerie già provvisti di pacchetti di additivi di base formulati per garantire l’efficienza e la protezione degli organi meccanici, in conformità con le rigide normative europee.
Perché conoscere la propria auto permette di risparmiare
Il contesto normativo non è l’unico aspetto di cui tener conto. Molto spesso si viene tratti in errore dalla mancata conoscenza delle specifiche tecniche della propria vettura. Ogni propulsore moderno, infatti, viene progettato, ingegnerizzato e calibrato per lavorare in condizioni ottimali con un preciso indice di ottano o con determinate proprietà di accensione.
In generale, per la quasi totalità delle vetture di piccola e media cilindrata, comprese le motorizzazioni ibride e molti dei SUV più venduti in Italia, le case automobilistiche indicano espressamente l’utilizzo della comune benzina a 95 ottani (RON). Sebbene non causi effetti dannosi, utilizzare un carburante a 98 o 100 ottani in un motore ottimizzato per la 95 non produce alcun beneficio. La centralina elettronica del veicolo, di fatto, non è programmata per variare i parametri di anticipo dell’accensione oltre i limiti dello standard base, rendendo del tutto inutile il maggior potere antidetonante del carburante più costoso.
Consultando il manuale d’uso e manutenzione della vettura oppure verificando l’adesivo posto all’interno dello sportellino del serbatoio, è possibile conoscere con certezza il tipo di carburante adatto.
Pompe bianche e low cost: ci sono rischi?
Un timore speculare e particolarmente diffuso sul mercato italiano riguarda le cosiddette ’’pompe bianche’’, ovvero i distributori indipendenti e le stazioni di servizio a marchio low cost. Intorno a queste realtà esiste un pregiudizio latente secondo cui un prezzo sensibilmente inferiore alla pompa debba necessariamente derivare da un carburante di qualità scadente, «tagliato» o potenzialmente dannoso per i delicati sistemi di iniezione dei motori moderni.
Si tratta di un falso mito, smentito analizzando la filiera logistica nazionale. In Italia, infatti, qualsiasi carburante immesso sul mercato e destinato all’autotrazione deve sottostare a normative europee e nazionali estremamente rigide (la norma UNI EN 228 per la benzina e la norma UNI EN 590 per il gasolio).
Dunque, i distributori indipendenti attingono ai medesimi depositi fiscali e alle stesse raffinerie a cui si rivolgono i grandi marchi multinazionali. A fare la differenza sul prezzo sono precisi modelli di business aziendali, come l’assenza di imponenti campagne pubblicitarie oppure il ricorso massiccio al self-service automatizzato. Inoltre, queste realtà scelgono strategicamente di ridurre i margini di guadagno per singolo litro per puntare su elevati volumi di vendita. Va da sé che pagare meno alla pompa non significa mettere a rischio la salute del motore, ma semplicemente evitare di pagare il valore immateriale del brand, esattamente come accade nel settore della moda.