Le azioni Stellantis hanno vissuto uno dei peggiori quinquenni nella storia recente del titolo: dai massimi, la perdita sfiora il 74%, un dato che parla da solo e che ha bruciato il capitale di chiunque le abbia acquistate negli anni scorsi senza una strategia di uscita.
Eppure qualcosa, da marzo 2026, si è mosso in modo silenzioso ma inequivocabile: il titolo ha recuperato il 33%, in una finestra temporale che coincide con l’avvio di una rotazione settoriale che dagli Stati Uniti sembra propagarsi anche verso i titoli europei e italiani.
Se i massimi storici distano ancora un +285%, la domanda che ogni investitore accorto dovrebbe porsi non è se torneranno, ma cosa si nasconde dietro questo rimbalzo e dove si trova, sul grafico, il punto che potrebbe cambiare tutto.
Il paradosso dei dazi e la logica del mercato che guarda avanti
Partiamo dai fondamentali, perché il quadro che emerge è, a primo impatto, un vero e proprio controsenso. Nel primo trimestre del 2026, le spedizioni globali di Stellantis sono aumentate del 12% su base annua: un dato che, in un contesto macroeconomico carico di tensioni tariffarie e geopolitiche, suona quasi stonato rispetto alla narrativa dominante. Antonio Filosa, nominato lo scorso anno, ha impostato una strategia esplicita di riconquista delle quote di mercato, e i numeri, almeno per ora, sembrano dargli ragione.
Ma qui arriva il punto che fa discutere, e che merita di essere analizzato con la dovuta attenzione: l’incremento delle spedizioni è stato trainato in misura determinante dal Nord America, proprio il mercato dove le pressioni tariffarie dell’amministrazione Trump erano attese essere più acute, e dove i costi logistici hanno subito un’impennata legata anche alle tensioni nel Golfo Persico.
Come si spiega questa apparente contraddizione? La risposta sta nel modo in cui il mercato elabora le informazioni, e qui vale la pena aprire una parentesi che aiuta a capire non solo Stellantis, ma il funzionamento della Borsa in senso più ampio.
Si dice che il mercato guardi forward, ovvero in avanti: non reagisce a ciò che è già accaduto, ma a ciò che si aspetta accada.
È un concetto che i trader professionisti usano continuamente e che spesso genera paradossi apparenti. Un’azienda può pubblicare dati negativi e vedere il titolo salire, semplicemente perché il mercato aveva già scontato quei dati nei mesi precedenti e si aspettava qualcosa di peggiore. Viceversa, può pubblicare dati brillanti e crollare, se le aspettative erano ancora più ottimistiche. In parole semplici: il mercato non vive nel presente, vive nel futuro atteso.
E in questo caso, il futuro atteso si è nutrito di due elementi precisi. Il primo è la dichiarazione del DOJ americano, che ha definito illegittimi i dazi nella loro forma attuale, aprendo scenari in cui le barriere tariffarie potrebbero essere ridimensionate o rimosse. Il secondo è che la retorica aggressiva di Trump sul conflitto iraniano, pur generando volatilità, non sembra aver scalfito in modo strutturale i consumi nel Nord America, e i dati lo confermano. Il mercato ha visto questo insieme di segnali e ha cominciato a prezzare un futuro meno ostile per un produttore come Stellantis, fortemente dipendente proprio da quella regione geografica.
Quindi, almeno stando ai dati disponibili, si può dire che l’operato di Filosa si muove in coerenza con quanto dichiarato, e il mercato sembra riconoscergli questo credito prezzando aspettative più favorevoli nel breve e medio termine.
Il punto di rottura sta nel grafico: il gap down che non si è ancora chiuso
Ma è spostandosi dall’analisi fondamentale a quella tecnica che emerge il dettaglio più interessante, quello che probabilmente non trova spazio nella maggior parte delle discussioni su questo titolo.
Ad inizio 2026, le azioni Stellantis hanno aperto con un gap down dagli 8 euro ai 7 euro. Un salto di un euro che, a prima vista, potrebbe sembrare un dettaglio minore, ma che sul grafico rappresenta un vuoto volumetrico di assoluto rilievo.
Oggi, dopo un recupero del 33%, STLA è tornata stabilmente sopra i 7 euro e si trova letteralmente sull’orlo di quel gap down.
Sul grafico a candele giornaliero, il titolo ha già superato sia la media mobile a 21 periodi che quella a 50 periodi, due riferimenti tecnici che gli analisti usano per valutare la forza del trend nel breve e nel medio termine. La media a 200 periodi, che rappresenta il blocco volumetrico più significativo e il riferimento per il trend di lungo periodo, coincide proprio con l’area della chiusura del gap down, attorno agli 8 euro.
Una chiusura con forza e volumi confermati sopra gli 8 euro rappresenterebbe, per chi segue l’analisi tecnica, una conferma del trend rialzista in atto. E da lì, i target successivi che emergono dall’analisi grafica indicano un primo obiettivo attorno ai 10,5 euro: significa che fra il livello attuale e quel target esiste uno spazio teorico di circa il 47%. Non è un numero che si può ignorare, né nella direzione della possibilità né in quella del rischio.