Un rialzo può diventare più difficile proprio quando tutto sembra andare per il verso giusto. Dopo mesi di corsa, utili superiori alle attese e distribuzioni generose agli azionisti, la questione non è più dimostrare che una banca sappia guadagnare, ma convincere il mercato che possa continuare a farlo senza aumentare troppo i rischi.
Agosto aggiunge una variabile particolare. Gli scambi tendono ad assottigliarsi, le notizie societarie possono produrre movimenti più bruschi e le quotazioni arrivano al nuovo mese dopo avere già incorporato buona parte delle indicazioni emerse dalle semestrali. In queste condizioni, anche due titoli appartenenti allo stesso settore possono seguire traiettorie molto diverse.
Intesa Sanpaolo e UniCredit si presentano all’appuntamento da protagoniste assolute di Piazza Affari. Entrambe hanno appena alzato le ambizioni sugli utili, entrambe sono coinvolte in operazioni destinate a ridisegnare il sistema bancario europeo e su entrambe gli analisti mantengono un orientamento prevalentemente positivo. La storia del mese di agosto, però, non assegna loro le stesse probabilità.
Una corsa già importante prima dell’inizio di agosto
Alla rilevazione del 31 luglio, Intesa Sanpaolo si muoveva in area 6,603 euro, con un progresso mensile del 10,23%. Il titolo aveva raggiunto un massimo di 6,609 euro, trovandosi praticamente sul livello più elevato di luglio.
UniCredit quotava invece 82,37 euro, in aumento del 5,25% dall’inizio del mese, dopo avere toccato un massimo di 83,88 euro. Anche Piazza Gae Aulenti si trovava vicino ai livelli più elevati del periodo, ma con una corsa meno pronunciata.
La differenza non è marginale. Intesa entra nel nuovo mese dopo un rialzo doppio rispetto a quello di UniCredit e con una parte più consistente del potenziale indicato dagli analisti già assorbita dalle quotazioni. UniCredit ha corso meno e conserva una distanza maggiore dai target price, ma porta con sé una componente di rischio societario più elevata, legata soprattutto all’operazione Commerzbank.
La stagionalità di agosto in 39 anni di Borsa
Dal 1987 al 2025 sono disponibili 39 mesi di agosto completi per entrambe le azioni. Un periodo così esteso attraversa fusioni, aumenti di capitale, crisi finanziarie, trasformazioni del modello di business e cambiamenti profondi nella regolamentazione bancaria. I risultati non possono essere utilizzati come una previsione automatica, ma permettono di individuare differenze ricorrenti nel comportamento dei due titoli.
Intesa Sanpaolo ha ottenuto in agosto un rendimento medio del -0,60%. La mediana, meno sensibile agli episodi eccezionali, è leggermente positiva e pari allo 0,15%. Il titolo ha chiuso il mese in rialzo in 20 occasioni e in ribasso in 19, con una frequenza positiva del 51,3%.
UniCredit mostra numeri moderatamente migliori. Il rendimento medio è sostanzialmente neutrale, pari al -0,08%, mentre la mediana sale all’1,41%. Gli agosto positivi sono stati 22 su 39, corrispondenti al 56,4% del campione.
La superiorità di UniCredit non nasce da una media particolarmente elevata. Deriva da una maggiore regolarità: più mesi positivi, una mediana superiore e una minore dispersione dei risultati.
La volatilità mensile di Intesa ha raggiunto il 10,46%, contro l’8,68% di UniCredit. Il miglior agosto di Ca’ de Sass è stato quello del 2012, chiuso con un guadagno del 21,01%; il peggiore è il 2011, con una perdita del 29,83%.
Per UniCredit il massimo rialzo risale al 2009, con un +22,99%, mentre il ribasso più severo è ancora quello del 2011, pari al 24,60%.
In termini storici, UniCredit ha combinato una frequenza di successo leggermente più elevata con oscillazioni mediamente più contenute.
Gli ultimi anni rafforzano il vantaggio di UniCredit
Il divario diventa più evidente restringendo l’analisi agli agosto più recenti.
Tra il 2021 e il 2025 Intesa Sanpaolo ha registrato un rendimento medio del -0,32%, con una mediana dello 0,37%. Tre mesi su cinque si sono chiusi positivamente e la volatilità si è attestata al 3,38%.
UniCredit ha ottenuto nello stesso periodo una media dell’1,12% e una mediana del 2,18%. Anche qui gli agosto positivi sono stati tre su cinque, ma la volatilità è risultata inferiore, pari al 2,75%.
La frequenza dei rialzi è identica, ma Piazza Gae Aulenti ha prodotto risultati migliori e più stabili.
Estendendo il confronto al periodo 2020-2025, il rendimento medio di agosto sale al 2,08% per UniCredit e si ferma allo 0,69% per Intesa. Entrambi i titoli hanno guadagnato in quattro anni su sei, ma UniCredit ha battuto la rivale in cinque occasioni.
Nel campione completo UniCredit ha fatto meglio di Intesa in 22 agosto su 39. Il vantaggio medio è stato di 0,53 punti percentuali, mentre quello mediano ha raggiunto 1,07 punti.
La differenza non è statisticamente significativa: il test sulle osservazioni annuali appaiate restituisce una probabilità troppo elevata per escludere che lo scarto dipenda dalla normale variabilità dei mercati. La stagionalità non consegna quindi una certezza, ma una preferenza descrittiva che negli anni più recenti è diventata più riconoscibile.
Dopo un luglio positivo, il divario aumenta
Il 2026 aggiunge un elemento importante: entrambe le azioni arrivano ad agosto dopo un luglio in rialzo.
Nei 24 precedenti in cui Intesa aveva chiuso positivamente luglio, il rendimento medio del mese successivo è stato del -1,13%. La mediana è risultata negativa per lo 0,42% e agosto si è concluso in rialzo esattamente nella metà dei casi.
UniCredit presenta anch’essa 24 precedenti, ma con risultati migliori. Dopo un luglio positivo, agosto ha reso mediamente lo 0,34%, con una mediana del 2,23% e una frequenza positiva del 62,5%.
La prosecuzione della corsa estiva è stata più comune per UniCredit. Intesa ha mostrato una maggiore tendenza a rallentare o a restituire una parte dei guadagni accumulati nel mese precedente.
Il confronto assume ancora più peso considerando l’intensità del rialzo in corso. Intesa arriva ad agosto con un progresso mensile superiore al 10%, mentre UniCredit ha guadagnato poco più del 5%. La prima parte da una condizione potenzialmente più esposta a prese di beneficio.
Le oscillazioni all’interno del mese
Il rendimento finale non descrive tutto ciò che può accadere durante agosto.
Per Intesa Sanpaolo l’escursione media tra massimo e minimo mensile è stata del 17,32%. Il minimo si è collocato mediamente l’8,79% sotto il prezzo di apertura, mentre il massimo ha superato l’apertura del 6,51%.
UniCredit ha registrato un intervallo medio leggermente inferiore, pari al 16,54%. Il minimo si è trovato in media l’8,38% sotto l’apertura e il massimo il 6,28% sopra.
La differenza più interessante riguarda la posizione della chiusura all’interno del range. Intesa ha terminato agosto mediamente al 51,1% dell’intervallo compreso tra minimo e massimo. UniCredit ha chiuso al 57,2%, mostrando una maggiore capacità di conservare i recuperi maturati durante il mese.
Dal 2020 questa caratteristica è diventata ancora più evidente: la posizione media della chiusura è salita al 69,9% del range per UniCredit, contro il 58,4% di Intesa.
Intesa Sanpaolo: le raccomandazioni pubblicate a luglio
Il consenso su Intesa comprende 15 analisti: 12 raccomandazioni di acquisto, due giudizi neutrali e una valutazione di vendita. Il target medio a dodici mesi è pari a 6,9813 euro.
Rispetto al prezzo di riferimento di 6,603 euro del 31 luglio, lo spazio teorico è del 5,73%. Il target massimo di 7,60 euro implica un potenziale del 15,10%, mentre la stima minima di 6,07 euro segnala un possibile ribasso dell’8,07%.
Le revisioni arrivate dopo la semestrale hanno confermato un orientamento favorevole.
Il 30 luglio Kepler Cheuvreux ha mantenuto il giudizio Buy e portato il target da 6,30 a 7 euro, con un nuovo obiettivo il 6,01% sopra i 6,603 euro utilizzati come base del confronto.
Nella stessa giornata RBC Capital ha confermato Buy, alzando l’obiettivo da 7 a 7,25 euro. Il potenziale rispetto al prezzo di riferimento raggiunge il 9,80%.
Barclays ha reiterato Buy e aumentato il target da 7,10 a 7,30 euro, con un margine teorico del 10,56% rispetto alla quotazione del 31 luglio.
Il 29 luglio Jefferies aveva confermato il giudizio Buy e il target di 7,20 euro, corrispondente a un potenziale del 9,04%.
Il quadro è positivo, ma evidenzia anche un limite: il rialzo di luglio ha avvicinato il titolo ai target medi. Le valutazioni più recenti offrono uno spazio compreso prevalentemente tra il 6% e l’11%, non un divario particolarmente ampio per un’azione reduce da una corsa a doppia cifra.
I conti restano comunque solidi. Intesa ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto di 2,8 miliardi di euro, superiore ai 2,5 miliardi attesi. I ricavi hanno raggiunto 7,4 miliardi, circa il 6% sopra le previsioni, con commissioni nette in crescita del 7% e margine di interesse in aumento dell’1%. La banca ha portato l’obiettivo 2026 a oltre 10 miliardi di utile e ha indicato la possibilità di superarlo in misura significativa.
La variabile più difficile da valutare rimane l’offerta su Monte dei Paschi di Siena. Intesa ha escluso un aumento del prezzo, ma MPS continua a esplorare alternative e considera la proposta insufficiente. L’operazione può creare valore attraverso sinergie e maggiore scala, ma può anche tenere il titolo esposto a notizie politiche e societarie durante tutta l’estate.
UniCredit: un consenso più compatto
Il consensus raccolto il 7 luglio, prima dei risultati semestrali, indicava per UniCredit un target medio di 88,05 euro. Il 79% dei 14 analisti con rating esprimeva un giudizio equivalente a Buy, il 21% consigliava di mantenere il titolo e nessuno indicava Sell.
Rispetto agli 82,37 euro del 31 luglio, quel target rappresentava un potenziale del 6,90%.
Le stime aggiornate il 24 luglio, dopo la pubblicazione dei risultati, hanno mostrato un ulteriore miglioramento. Il target medio è salito da 91,13 a 91,66 euro. Su 20 analisti, 15 esprimevano una raccomandazione di acquisto, cinque un giudizio neutrale e nessuno consigliava la vendita. Il target medio di 91,66 euro implica un potenziale dell’11,28% rispetto alla quotazione di 82,37 euro.
Tra le indicazioni pubblicate nell’ultimo mese spicca quella di JPMorgan. Il 27 luglio la banca statunitense ha confermato il giudizio Overweight e alzato il target da 93 a 94 euro, con un margine rispetto al prezzo del 31 luglio del 14,12%.
Il 24 luglio DZ Bank ha ribadito la raccomandazione Buy, senza rendere pubblico un target price nella comunicazione disponibile.
Più prudente Deutsche Bank, che nella stessa giornata ha confermato Neutral e un target invariato di 77 euro. Rispetto agli 82,37 euro di riferimento, la valutazione implica un ribasso potenziale del 6,52%.
Il consenso appare più compatto di quello su Intesa: una percentuale superiore di giudizi positivi, nessuna raccomandazione di vendita e un target medio più distante dalla quotazione.
Anche i risultati sostengono questa impostazione. UniCredit ha registrato nel secondo trimestre un utile netto di 2,9 miliardi di euro, favorito dal contenimento dei costi e dalla crescita delle commissioni. La previsione per il 2026 è stata portata a un risultato nettamente superiore a 11 miliardi, mentre per il 2028 l’obiettivo supera 13 miliardi, senza considerare integralmente gli effetti del consolidamento di Commerzbank.
Il prezzo da pagare è una maggiore complessità. UniCredit ha cancellato il buyback da 4,75 miliardi previsto in precedenza per preservare un coefficiente CET1 intorno al 13% dopo il consolidamento della partecipazione in Commerzbank. La decisione ha provocato un ribasso del titolo del 3,6% nella giornata dei risultati.
Alla fine di luglio è però arrivato un possibile catalizzatore. Commerzbank ha annunciato che riprenderà il dialogo con UniCredit nelle settimane e nei mesi successivi. Il gruppo italiano ha costruito una partecipazione vicina al 48%, e il cambio di tono della banca tedesca può aprire una fase più costruttiva. Al tempo stesso, l’avvio dei colloqui aumenta la sensibilità del titolo a negoziati, condizioni di integrazione, reazioni politiche e possibili costi di ristrutturazione.
Quale può essere il titolo migliore ad agosto?
Sommando stagionalità e raccomandazioni degli analisti, UniCredit parte con un vantaggio.
Nel lungo periodo ha ottenuto un rendimento medio di agosto meno negativo, una mediana più elevata, una frequenza di mesi positivi superiore e una volatilità inferiore. Negli ultimi cinque anni ha reso mediamente l’1,12%, contro il -0,32% di Intesa, e dal 2020 ha superato la rivale in cinque agosto su sei.
Il confronto diventa ancora più favorevole dopo un luglio positivo. UniCredit ha proseguito il rialzo nel 62,5% dei precedenti e ha prodotto una mediana del 2,23%. Intesa si è fermata al 50%, con una mediana negativa dello 0,42%.
Anche le valutazioni offrono più spazio. Il target medio aggiornato su UniCredit indica un margine superiore all’11%, mentre quello di Intesa si ferma intorno al 6%. Su Piazza Gae Aulenti non risultano raccomandazioni Sell nel consenso più recente; su Ca’ de Sass compare invece un giudizio negativo.
Intesa conserva punti di forza importanti. I risultati hanno superato nettamente le attese, la crescita delle commissioni riduce la dipendenza dal margine di interesse e il modello che combina banca commerciale, risparmio gestito e assicurazioni offre maggiore diversificazione. Il rialzo superiore al 10% registrato a luglio, però, ha già incorporato parte di queste qualità.
UniCredit presenta un rischio societario più elevato, ma anche catalizzatori più potenti. Un’evoluzione favorevole dei colloqui con Commerzbank potrebbe spingere gli analisti a rivedere ulteriormente utili e valutazioni. Un peggioramento del confronto con la banca tedesca, al contrario, potrebbe riaprire i dubbi sul capitale, sui tempi dell’integrazione e sulla rinuncia al buyback.
Il vantaggio non equivale a una certezza
Le medie storiche di agosto non sono statisticamente diverse da zero con un livello di confidenza elevato. Per Intesa l’intervallo di confidenza al 95% della performance media va approssimativamente dal -3,99% al +2,79%; per UniCredit dal -2,89% al +2,74%.
Anche la differenza diretta tra le due azioni non raggiunge la significatività statistica. La stagionalità deve quindi essere considerata un elemento di contesto, non un segnale operativo autonomo.
Per chi segue i due titoli, i livelli raggiunti a luglio possono offrire una verifica più concreta. Intesa deve dimostrare di riuscire a mantenersi sopra l’area dei 6,60 euro dopo il forte rialzo mensile. UniCredit deve superare stabilmente il massimo di luglio in area 83,88 euro, evitando che le notizie su Commerzbank trasformino il mese in una sequenza di rialzi e correzioni senza direzione.
In base alla combinazione tra comportamento storico e orientamento degli analisti, UniCredit appare la candidata con le migliori probabilità relative per agosto. Intesa rimane più lineare sul piano industriale, ma parte da una corsa mensile più estesa e da target medi ormai vicini.
La scelta non può dipendere soltanto dal calendario. Agosto può indicare quale delle due regine bancarie disponga ancora di maggiore forza, ma saranno la qualità degli utili, la disciplina sul capitale e l’esito delle rispettive operazioni straordinarie a determinare la traiettoria oltre l’estate.