Nel contesto ancora incerto del settore degli spirit - tra pressioni sui dazi, cambi valutari e consumi moderati - Campari riesce a mettere a segno un trimestre che fa la differenza. E il mercato la premia. Il titolo della società milanese è in forte rialzo, superiore al 10%, spinto da un mix di numeri migliori del previsto, guidance confermata e un insieme di elementi che stanno ricompattando la fiducia degli investitori. Ma conviene comprare azioni Campari ora?
La trimestrale Campari, spiegata
Nel Q3 il gruppo Campari ha registrato una crescita organica delle vendite del +4,4%. Il margine EBITDA rettificato è salito in modo significativo: per i nove mesi al 30 settembre il margine era al 27,6%, ma per il Q3 l’EBITDA-adj organico è cresciuto del +18,8% (riportato +17,6%) rispetto all’anno precedente.
Anche il leverage finanziario è stato migliorato: l’indebitamento netto / EBITDA-adj è sceso a 2,9×. Dal punto di vista geografico, tutte le aree hanno contribuito alla dinamica organica positiva. L’APAC è cresciuta del 5% complessivo per i nove mesi, e in Q3 Australia +6%, Cina-India-Core +4%.
Il Gruppo Campari ha chiuso i primi nove mesi del 2025 con vendite nette pari a 2.281 milioni di euro, in aumento dello 0,2% su base riportata e dell’1,5% in termini organici. L’effetto perimetro è stato positivo per +1,1% (pari a 24 milioni di euro), trainato principalmente dall’inclusione del marchio Courvoisier, parzialmente compensato dalla riduzione dei marchi in agenzia e del co-packing. L’effetto cambi ha inciso negativamente per -2,4% (-55 milioni), soprattutto a causa del dollaro USA e delle valute latinoamericane.
Il margine lordo si è attestato a 1.396 milioni di euro, pari al 61,2% delle vendite nette, in crescita del +3,3% su base riportata e del +3,1% su base organica. Ciò ha determinato un incremento di +90 punti base nella marginalità complessiva (e addirittura +180 bps nel solo terzo trimestre). Il miglioramento è stato sostenuto da un mix di prodotti favorevole, dai benefici sui costi delle materie prime – in particolare l’agave – e da un impatto contenuto dei dazi, quantificato in circa 6 milioni di euro (4 milioni solo nel Q3), grazie alle scorte interne accumulate prima dell’entrata in vigore delle tariffe.
Le spese pubblicitarie e promozionali (A&P) sono salite a 395 milioni di euro, pari al 17,3% delle vendite nette, in crescita dell’8% su base riportata e dell’8,7% su base organica. Tale aumento ha comportato una diluizione del margine di 110 punti base (-90 bps nel Q3), riflettendo l’accelerazione degli investimenti nel periodo di massima stagionalità per i marchi core del gruppo. Le spese generali e amministrative (SG&A) si sono attestate a 484 milioni di euro, pari al 21,2% delle vendite nette, in lieve calo (-0,7% su base riportata). L’aumento organico dello 0,6% ha comunque generato +20 punti base di espansione del margine (+180 bps nel Q3), grazie a continui sforzi di contenimento dei costi.
L’EBIT rettificato ha raggiunto 517 milioni di euro, pari al 22,7% delle vendite nette, in aumento del +3,6% su base riportata e del +1,4% su base organica, con margine operativo stabile (e un balzo di +270 bps nel terzo trimestre), nonostante gli investimenti pubblicitari e il rafforzamento delle strutture di brand.
Tra gli altri proventi e oneri operativi figura un onere netto di 41,9 milioni di euro, principalmente legato ai pagamenti di fine rapporto al CFOO – inclusi i compensi previsti dal Last Mile Incentive – a seguito della cessazione consensuale delle sue funzioni. Tali costi, considerati non ricorrenti, ammontano complessivamente a 33,8 milioni di euro, di cui 31,2 milioni contabilizzati nel 2025, e saranno saldati in gran parte nel quarto trimestre. Il periodo include anche una svalutazione di asset legata alla dismissione di un impianto avvenuta nel primo trimestre.
Al 30 settembre 2025, il debito finanziario netto risultava pari a 2.241 milioni di euro, in miglioramento di 136 milioni rispetto a fine 2024, grazie alla forte generazione di cassa operativa e prima di considerare i proventi derivanti dalla cessione di Cinzano. Il rapporto debito netto/EBITDA rettificato si è ridotto a 2,9 volte, includendo anche earn-out e opzioni put per un totale di 152 milioni.
Perché le azioni Campari volano a Piazza Affari
L’amministratore delegato, Simon Hunt, ha dichiarato che la crescita organica del 4,4% è stata raggiunta grazie all’efficacia commerciale e alla politica di prezzo, e che l’outperformance nel sell-out rispetto al mercato è continuata nel trimestre.
Il margin improvement (EBITDA e EBIT) è stato favorito da un positivo mix di vendite (aperitivi, tequila, premiumizzazione) e da un’accelerazione dei risparmi su SG&A, che più che compensano gli aumenti nelle spese A&P previsti.
Inoltre, il gruppo ha stimato che l’effetto dei dazi per l’anno sarà circa 15 milioni di euro, al di sotto dell’attesa iniziale. Questo riduce uno dei principali fattori di rischio percepito.
Nonostante il buon trimestre, alcuni aspetti meritano una certa vigilanza. Il contesto macro resta incerto: consumi deboli nei canali on-trade, volatilità sui cambi e pressione su materie prime potrebbero pesare nei prossimi trimestri.
La crescita del +4,4% organica è positiva, ma in un settore premium spesso gli investitori richiedono target più ambiziosi. Dovremo attendere per scoprire se questo ritmo potrà essere mantenuto o accelerato.
Infine, l’area aperitivi (che include i marchi chiave) mostra segnali più tenui in alcuni mercati come l’Italia e la Germania, un rallentamento geografico che in futuro potrebbe impattare la performance complessiva.
Conviene compare azioni Campari ora?
Il titolo sta registrando un rialzo superiore al 10% superando quota €6,00 – il che implica che buona parte del rally potrebbe essere già esaurita.
I target price medi degli analisti mostrano un potenziale limitato: l’obiettivo medio si colloca nella fascia 6,60-7,00 euro circa, pur non tenendo conto dei dati pubblicati ieri dalla società. Il range dei target price viaggiano da 4,20 euro (scenario pessimistico) a 10,40 euro (scenario ottimistico).
C’è da considerare che il settore resta esposto a rischi macro e la crescita futura non è scontata.
Alla domanda “conviene comprare ora?”, la risposta è, come sempre: dipende dal profilo e dall’orizzonte dell’investitore.
Se sei un investitore a medio-lungo termine, credi nelle potenzialità della società e puoi accettare una crescita moderata con rischi controllati, allora sì: Campari può rappresentare un’opportunità ragionevole.
Ma se ti aspetti un “colpo grosso” o condizioni ultra-ottimistiche, allora probabilmente il potenziale upside residuo è limitato e i rischi potrebbero superare i margini di guadagno.
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