Investimenti e allocazione di portafoglio: come far fruttare al meglio il proprio risparmio? Come costruire il portafoglio di investimento ideale e in quale misura scommettere su azioni, bond, ETF e oro?
Money.it ha intervistato Stanislav Polezhaev, fondatore di Bondfish ed ex investment banker, e Mehdi Zare, co-fondatore di Bani Capital ed ex Quantitative Analysis Manager per Capital One.
Entrambi hanno consigliato agli investitori e potenziali tali di optare innanzitutto per una strategia di diversificazione del portafoglio, facendo notare come il contesto macroeconomico sia stato (di nuovo) scosso da un grande evento geopolitico: la guerra USA-Iran, che ha riacceso il timore, già avallato da diversi dati macroeconomici sull’accelerazione dell’inflazione e, dunque, su tassi di interesse più alti. Sia Polezhaev che Zare hanno risposto alla domanda di Money.it su come impostare il proprio portafoglio di investimento, anche a seconda del livello di propensione al rischio dell’investitore e/o del risparmiatore.
Come si stanno muovendo le società di wealth management
“Le società di wealth management con cui stiamo lavorando hanno tuttora almeno il 40% del portafoglio investito in azioni ”, ha rivelato a Money.it Stanislav Polezhaev, fondatore di Bondfish, facendo notare che, in generale, “gli investitori stanno ancora guardando ai bond, semplicemente perché ora vale davvero la pena esserci, considerato il valore dei rendimenti”.
Menzionati dall’esperto i rendimenti attorno al 4,5% dei Treasury a 10 anni e i rendimenti attorno al 3,7% dei BTP italiani a 10 anni. Il fondatore di Bondfish ha ricordato inoltre che “ci sono molti bond high-yield disponibili sul mercato, la maggior parte dei quali denominata in dollari”.
A essere richiesti, ha rivelato Polezhaev, soprattutto “i bond di alta qualità, sia obbligazioni corporate investment grade che bond sovrani a breve e media scadenza”.
Domanda alta anche per il cash, e per l’oro, con le richieste per il bene rifugio per eccellenza che hanno testato un record all’inizio del 2026, sostenute da “banche centrali che continuano a fare acquisti”. L’interesse è anche per “azioni di qualità”. A essere ridotto è invece il mercato del “credito high-yield, dove gli spread viaggiano ai minimi in diversi decenni”.
Da cosa i gestori e gli investitori istituzionali si stanno tenendo alla larga? Polezhaev ha citato la minore appetibilità dei “bond governativi a lunga scadenza, che sono molto sensibili alle mosse sui tassi” e anche di quelle azioni che vengono considerate a rischio bolla: le cosiddette, come ha sottolineato il fondatore di Bondfish, “frothiest equities”.
Consigli sull’allocazione del portafoglio di investimento sono stati dati anche da Mehdi Zare, co-fondatore di Bina Capital, già interpellato da Money.it su come dovrebbero muoversi i piccoli risparmiatori e investitori retail.
Prima di illustrare gli asset da scegliere nel contesto attuale di grande incertezza, Zare ha parlato di “uno
shock inflazionistico mascherato da crisi geopolitica”, ricordando che “i mercati finanziari avevano iniziato il 2026 prezzando un ciclo di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve”.
Ma lo shock energetico seguito alla guerra USA-Iran ha rimescolato le carte, con “le tensioni energetiche legate allo Stretto di Hormuz che hanno riportato il petrolio sopra i 100 dollari al barile, mantenendo elevata la pressione inflazionistica”.
Zare ha ricordato quanto accaduto la scorsa settimana, ovvero la decisione della Fed di confermare i tassi sui fed funds USA al 3,5%-3,75%, annunciando però contestualmente previsioni che hanno portato i mercati a scommettere “non più su un taglio dei tassi, ma su un possibile rialzo”.
Portafoglio di investimento ideale in tempi di grave incertezza: meglio bond a breve termine. Bene anche l’energia
La svolta hawkish della Fed ha portato Mehdi Zare a osservare come ormai l’approccio tradizionale del “flight to quality” verso le obbligazioni a lunga duration in presenza di escalation di shock geopolitici sia diventato meno efficare, in quanto è venuto meno il supporto rappresentato dall’aspettativa di tassi in discesa.
Gli asset favoriti in questa fase storica caratterizzata da banche centrali che devono di nuovo tornare a fare la conta dei danni provocata da un conflitto?
Zare ha indicato tra gli investimenti da considerare “i bond governativi a breve termine e il cash, in quanto strumenti finanziari che ti pagano mentre tu aspetti e tieni le opzioni aperte”.
Bene anche “ gli asset tangibili e l’energia ”, che rappresentano strrumenti di hedge che tutelano dallo “shock dell’offerta attualmente in corso”.
“L’oro”, ha aggiunto l’esperto, “continua inoltre a svolgere il proprio ruolo storico di riserva di valore in uno scenario caratterizzato contemporaneamente da inflazione elevata e tensioni geopolitiche”.
Menzionate anche “le aziende di qualità con un elevato pricing power, ovvero quelle in grado di trasferire l’aumento dei costi ai consumatori senza perderli”.
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Tra gli asset da evitare i bond a lunga duration, puniti dalla Fed orientata ad alzare i tassi
Tra gli asset da evitare, anche Zare come ha menzionato “i bond a lunga duration, che vengono puniti quando la Fed è più orientata ad alzare i tassi che a tagliarli”.
Meglio stare lontani, inoltre, dalle “azioni growth più costose, le cui valutazioni dipendono dal ripresentarsi delle condizioni monetarie estremamente accomodanti” (speranza affossata in una situazione in cui la Fed del neo Presidente Kevin Warsh è proiettata ad alzare i tassi).
Questa dinamica, ha spiegato il manager, è emersa chiaramente la scorsa settimana, “quando il sell-off è stato guidato dai principali nomi del settore tecnologico sulla scia del tono più hawkish assunto dalla banca centrale”.
Meglio prendere le distanze anche dalle “aziende che sono esposte in modo significativo ai prezzi energetici più alti oppure al rallentamento della Cina, i cui effetti si stanno già notando in settori come quello auto dell’Europa”.
La ragione di tutti questi consigli, ha riassunto Zare, “è nel ribaltamento di una singola variabile, visto che siamo passati da una narrativa basata sulla disinflazione e sul taglio dei tassi a una di inflazione persistente e più alta per un periodo di tempo più lungo”. E ormai quasi tutti gli asset “stanno riprezzando il nuovo contesto”.
Le diverse soluzioni di investimento a seconda del livello di propensione al rischio
Ovviamente, però, non tutti gli investitori hanno la medesima propensione verso il rischio.
Stanislav Polezhaev e Mehdi Zare hanno presentato così diverse soluzioni di investimento a seconda del grado di propensione al rischio dell’investitore.
Nel ricordare che la vera “definizione di tolleranza al rischio coincide con la differenza tra l’orizzonte temporale dell’investimento e il momento in cui si ha bisogno di soldi”, dunque in cui è necessario smobilizzare l’investimento - un principio apparentemente semplice, ma “alla base della maggior parte degli errori di asset allocation” - Mehdi Zare ha spiegato che, per un investitore prudente, il rischio principale oggi è confondere sicurezza nominale e sicurezza reale.
Così l’esperto:
“Liquidità e governativi a breve scadenza sono tornati a offrire rendimenti reali positivi, un regalo dopo anni di tassi a zero. Tuttavia, in un contesto di inflazione persistente, le obbligazioni nominali a lunga duration continuano a presentare un rischio significativo di erosione del potere d’acquisto. Scadenze brevi e una quota di strumenti inflation-linked rappresentano oggi, dunque, una protezione più efficiente rispetto a un’eccessiva esposizione ai bond lunghi”.
Per un investitore con una propensione al rischio moderata, invece, il consiglio è “ricordare quanto avvenne nel 2022, ovvero quando le azioni e le obbligazioni scesero insieme, in quanto entrambi riprezzarono l’inflazione”.
In questa situazione “la diversificazione dovrebbe includere qualcosa che reagisca in modo diverso in una situazione di shock energetico, il che significa di solito inserire (nel portafoglio) asset reali, commodities, o energia, accanto al solito mix di azioni e bond”.
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Occhio al rischio rappresentato dal position sizing
Per un investitore con una propensione al rischio maggiore, “i regimi di volatilità creano opportunità”, ha ricordato Zare, avvertendo però che, “nelle fasi di mercato più instabili gli errori maggiori raramente derivano dalla tesi di investimento, quanto piuttosto dalla dimensione delle posizioni ”.
Praticamente, “il position sizing e la disciplina di ribilanciamento contano molto più della semplice convinzione sul trade”, ha ammonito il cofondatore di Bina Capital.
Ha affrontato la questione di come costruire il portafoglio di investimento ideale a seconda della propensione al rischio dell’investitore anche Stanislav Polezhaev, fondatore di Bondfish Founder, che ha così riassunto la propria view:
“Un investitore prudente e a basso profilo di rischio dovrebbe privilegiare innanzitutto la preservazione del capitale, con un’allocazione indicativamente compresa tra i due terzi e i tre quarti del portafoglio in obbligazioni di elevata qualità creditizia — prevalentemente governative e corporate investment grade a breve e media duration — oltre a liquidità e strumenti monetari, in particolare money market fund. La componente azionaria resterebbe invece più contenuta e finalizzata principalmente alla crescita nel lungo termine”.
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Oggi anche gli strumenti considerati safe offrono ritorni del 3-4,5%
Polezhaev ha messo poi in evidenza che “l’aspetto interessante del 2026 è che un posizionamento difensivo non implica più rendimenti nulli: gli strumenti considerati ’safe’ offrono oggi ritorni nell’ordine del 3%-4,5%. Inoltre, una struttura a “bond ladder”, con scadenze distribuite nel tempo, consente di gestire in modo più efficiente sia il rischio inflazione sia il rischio di reinvestimento in uno scenario futuro di tassi più bassi”.
Il fondatore di Bondfish ha continuato, osservando invece che, “per un investitore bilanciato, l’approccio classico resta un’allocazione core composta per circa il 50%-60% dall’azionario e per il restante 40%-50% dall’ obbligazionario, costruita prevalentemente attraverso ETF ampiamente diversificati, con esposizione geografica globale e focalizzazione su emittenti di qualità elevata”.
In molti di questi casi, “si osserva l’inserimento di una quota compresa tra il 5% e il 10% in oro, considerata ormai una componente relativamente standard anche nei portafogli istituzionali”, ha precisato l’esperto.
Per quanto riguarda invece gli investimenti per un investitore più aggressivo, Polezhaev ha tenuto a precisare che “un investitore con maggiore propensione al rischio e orizzonte temporale lungo può sostenere un’esposizione azionaria significativamente più elevata - nell’ordine del 70%-90% del portafoglio - includendo temi growth e mercati emergenti, purché accompagnati da un’attenta disciplina di position sizing e controllo del rischio”.
“Al contrario” - ha concluso l’esperto - “il segmento obbligazionario più rischioso, ossia il credito high yield, appare oggi meno interessante in termini relativi: gli spread offerti rispetto alle obbligazioni di qualità investment grade risultano particolarmente compressi, e il premio per il rischio assunto non appare adeguatamente remunerativo”.
In sostanza, considerando i commenti rilasciati a Money.it da Polezhaev e da Zare, si può concludere affermando che in mercati sempre più complessi e imprevedibili, non esiste un portafoglio perfetto.
Detto questo, una corretta strategia di diversificazione può fare la differenza tra rimanere ostaggi dell’incertezza e trasformare la fase di incognite in opportunità di lungo periodo.