Chi era e cosa ha fatto Ayman al Zawahiri, il chirurgo capo di Al Quaeda dopo Bin Laden

Rosaria Imparato

2 Agosto 2022 - 13:25

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Chi era al Zawahiri e cosa ha fatto: dalla laurea in medicina agli attacchi dell’11 settembre e a Charlie Hebdo. Com’è diventato il braccio destro di Bin Laden e il primo terrorista internazionale.

Chi era e cosa ha fatto Ayman al Zawahiri, il chirurgo capo di Al Quaeda dopo Bin Laden

Ayman Muḥammad Rabi al-Zawahiri è, o meglio era, l’ex braccio destro di Osama Bin Laden. È stato in cima alla lista dei ricercati per terrorismo per decenni. Era profondamente coinvolto nell’organizzazione dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre.

Domenica mattina, alle 6.48, ora di Kabul, gli americani hanno attaccato con i droni, colpendolo mentre era sul balcone di casa sua. Quello era l’orario in cui al-Zawahiri è andato in terrazza, come era solito fare. Abitava insieme alla sua famiglia al terzo piano di un edificio in una zona residenziale della capitale afghana, nel quartiere di Shirpur, sotto il controllo del ministero della Difesa afghana.

L’attacco è avvenuto quando a Washington era sabato sera, le 21.48, e a Kabul invece era domenica mattina presto. L’annuncio è arrivato il giorno dopo, fatto direttamente dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden: “Giustizia è stata fatta”, ha esultato. «Non importa quanto tempo serve, o dove ti nascondi. Se sei una minaccia, gli Usa ti scovano».

Questa è la fine della sua storia. Vediamo com’è iniziata, dalle origini in una famiglia della borghesia egiziana a come è diventato il braccio destro di Bin Laden, prendendone il posto alla guida di Al Quaeda dopo la sua morte.

Chi era e cosa ha fatto al Zawahiri: le origini borghesi e la laurea in medicina

Al Zawahiri è nato al Cairo il 19 giugno 1951in una rispettabile famiglia borghese di medici e studiosi. Suo nonno, Rabia al-Zawahiri, era l’imam di al-Azhar, il centro della cultura islamica sunnita in Medio Oriente. Il padre Mohammed era un professore di farmacologia. Uno dei suoi zii invece era primo segretario generale della Lega araba.

Zawahiri ha dato segni precoci di interessamento alla militanza islamista: già a 15 anni viene arrestato perché membro della Fratellanza musulmana. Si tratta della più antica e più grande organizzazione islamista dell’Egitto, che continua a essere ritenuta fuorilegge (ora come allora, quando fu arrestato Zawahiri).

Nel 1974 si laurea in medicina all’Università del Cairo, e prosegue gli studi con un master in chirurgia conseguito quattro anni dopo.

Il carcere e le torture, i viaggi nel mondo e il sodalizio con Al Quaeda

In un primo momento Zawahiri porta avanti la tradizione di famiglia, aprendo una clinica medica in un sobborgo del Cairo, ma non dura molto. Già nel 1973, quindi prima della laurea, si unisce alla Jihad islamica egiziana, e inizia a lavorare con gruppi islamisti radicali che si operano per il rovesciamento del governo egiziano. Dopo l’assassinio del presidente Anwar Sadat durante una parata militare al Cairo nel 1981, Zawahiri viene arrestato insieme a centinaia di altri sospetti membri del gruppo. Durante il processo di massa, Zawahiri emerge come leader degli imputati. Tra le sue dichiarazioni, riportate dall’Agi: «Siamo musulmani che credono nella loro religione. Cerchiamo di stabilire uno Stato islamico e una società islamica».

Zawahiri non risulta coinvolto omicidio di Sadat e viene scagionato, ma deve comunque scontare tre anni in carcere per possesso illegale di armi. In carcere, secondo le testimonianze dei suoi compagni di prigionia, è stato torturato e picchiato durante tutto il periodo di detenzione. È abbastanza probabile che proprio quest’esperienza lo abbia trasformato in un estremista fanatico e violento.

Rilasciato nel 1985, inizia un periodo in cui viaggia per il mondo. Parte per l’Arabia Saudita, poi a Peshawar in Pakistan e successivamente nel vicino Afghanistan. Qui svolge una doppia professione: da un lato continua a lavorare come medico, e dall’altro fonda e gestisce una fazione della Jihad islamica egiziana. Durante l’occupazione sovietica il suo gruppo mette in atto una serie di attacchi ai ministri del governo egiziano, tra cui il premier Atif Sidqi. La loro attività durante la metà degli anni ’90 ha portato alla morte di oltre 1.200 egiziani. Viene condannato a morte in contumacia.

Negli anni successivi al ritiro sovietico dall’Afghanistan, Zawahiri ha vissuto in Bulgaria, Danimarca e Svizzera. Per andare nei Balcani, in Austria, Yemen, Iraq, Iran e Filippine ha usato un passaporto falso.

Nel 1997 al-Zawahiri si trasferisce di nuovo in Afghanistan, a Jalalabad, dove risiedeva Osama Bin Laden. Nel 1998 formano il Fronte islamico mondiale per la Jihad contro ebrei e crociati. Inizia il sodalizio con Al Quaeda e la guerra all’Occidente, in primis gli Sttai Uniti. La prima proclamazione del fronte è una fatwa che permette l’uccisione di civili statunitensi. La parola fatwa significa «novità», «chiarificazione», «gioventù», «perfezione», «spiegazione», «ricerca una decisione da una corte», ma in questo caso è una condanna a morte per blasfemia.

Zawahiri, medico chirurgo e terrorista, ucciso dai droni statunitensi

Sei mesi dopo, il 7 agosto 1998, arrivano i due attacchi simultanei alle ambasciate americane a Nairobi, Kenya e Dar es Salaam, Tanzania, in cui vengono uccise 223 persone. Il Dipartimento di Stato statunitense offrì una taglia fino a 25 milioni di dollari per informazioni in grado di condurre direttamente alla sua cattura o alla condanna. È così che matura l’attacco dell’11 settembre, per cui l’Interpol ha emesso un ordine di arresto a suo carico il 25 settembre 2001. Il 10 ottobre 2001 al-Zawahiri compare in una prima lista redatta dall’FBI sui 22 terroristi maggiormente ricercati.

Oltre agli attacchi dell’11 settembre, Zawahiri si è attribuito anche l’attacco a Charlie Hebdo del 2015 a Parigi, che avrebbe ordinato personalmente.

Ayman al-Zawahiri è stato uno degli uomini più pericolosi nel mondo per almeno vent’anni, dagli anni ’90 a quando Osama Bin Laden è stato ucciso il 2 maggio del 2011. Secondo le ricostruzioni della CIA, la conferma che il terrorista internazionale numero 1 al mondo si trovasse a Kabul, in città, non nascosto in qualche caverna, è arrivata ad aprile. La settimana scorsa, a fine luglio, il breafing decisivo alla Casa Bianca, e infine il via libera del presidente Biden, udici anni dopo Bin Laden.

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