Avvocati: quando il compenso è eccessivo?

Per stabilire se il compenso di un avvocato è eccessivo occorre tenere conto dei parametri forensi e della complessità dell’attività svolta. Se c’è sproporzione interviene il Consiglio dell’ordine degli avvocati.

Avvocati: quando il compenso è eccessivo?

Il C.N.F. (Consiglio Nazionale Forense) si è pronunciato per determinare a quali condizioni in compenso dell’avvocato è da ritenersi eccessivo.

Secondo il Consiglio Nazionale Forense il cliente deve tener conto di 3 fattori:

  • la tariffa vigente nel momento in cui il compenso viene calcolato;
  • la difficoltà dell’attività svolta;
  • l’ammontare del compenso ritenuto equo secondo gli usi e i costumi.

Solo dopo aver comparato questi fattori sarà possibile procedere ad un giudizio di comparazione alla fine del quale la parcella dell’avvocato sarà giudicata conforme alla prestazione oppure sproporzionata.

Facciamo chiarezza su quali sono i parametri per valutare la sproporzione e a chi rivolgersi per contestare la parcella dell’avvocato.

Il fatto

Il Consiglio Nazionale Forense si è pronunciato in merito al compenso eccessivo degli avvocati in riferimento ad un esposto che due nonni hanno presentato al Consiglio dell’ordine degli avvocati di Trieste.

Nel caso di specie i nonni avevano presentato un esposto nel quale contestavano la tariffa dell’avvocato che li aveva assistiti in una causa sull’affidamento dei nipoti davanti al tribunale dei minori. Secondo loro l’avvocato aveva chiesto un compenso sproporzionato rispetto all’attività defensionale espletata nel corso della causa, per di più senza emettere regolare fattura.

Nello specifico, l’avvocato aveva preteso un compenso di 4.449,61 euro per la redazione del ricorso e per la partecipazione a due udienze in tribunale.

In seguito la coppia di nonni si è rivolta al Consiglio dell’ordine degli avvocati di Trieste il quale ha riconosciuto l’irragionevolezza della tariffa. L’avvocato però si è opposto a questa pronuncia perché, secondo il suo parere, il Consiglio non avrebbe tenuto conto di tutte le altre attività svolte al di fuori del processo ma funzionali a garantirne il buon esito.

Quindi l’avvocato soccombente si è rivolto al Consiglio Nazionale Forense
che ha fatto alcune precisazioni in merito alla corretta determinazione del compenso. Vediamole.

La pronuncia del Consiglio Nazionale Forense

Il Consiglio Nazionale Forense ha accolto il ricorso dell’avvocato soccombente ed ha indicato i principi da seguire per determinare se una tariffa sia eccessiva o meno, prendendo come riferimento l’articolo 29 del Codice deontologico forense, che dice:

L’avvocato, nel corso del rapporto professionale, può chiedere la corresponsione di anticipi, ragguagliati alle spese sostenute e da sostenere, nonché di acconti sul compenso, commisurati alla quantità e complessità delle prestazioni richieste per l’espletamento dell’incarico.

Dunque, secondo il C.N.F., per valutare se c’è sproporzione tra la prestazione effettuata ed il compenso richiesto si deve effettuare un giudizio di comparazione tra l’attività svolta dall’avvocato ed il compenso ritenuto proporzionato; solo dopo si può confrontare questo compenso con quello richiesto e valutare se c’è realmente una sproporzione.

La tariffa è eccessiva solo laddove c’è una sproporzione notevole tra le somma richiesta e quella ritenuta corretta tenendo conto del tariffario vigente.

Come si contesta la parcella dell’avvocato?

Prima di intraprendere una causa è buona norma chiedere il preventivo all’avvocato per evitare spiacevoli sorprese. Tuttavia anche in presenza di preventivo, può accadere che la causa abbia degli sviluppi tali da determinare l’aumento della tariffa.

Il cliente, quando ritiene che la tariffa richiesta sia eccessiva rispetto alla prestazione ricevuta, può rivolgersi all’Ordine degli avvocati competente per territorio e contestare la parcella.

La contestazione deve avere forma scritta e va depositata di persona o a mezzo raccomandata a/r con la descrizione del fatto.

Nella contestazione il cliente deve sottolineare la sproporzione tra i parametri forensi (stabiliti con decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale) e la tariffa chiesta dal difensore. Se il Consiglio degli avvocati non accoglie la domanda o si esprime negativamente, il cliente può anche rivolgersi direttamente al Consiglio nazionale forense che ha sede a Roma.

In ogni caso, prima di ricorrere a questi mezzi, consigliamo di tentare una conciliazione pacifica, magari proponendo all’avvocato una soluzione di compromesso.

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