Avena, dopo il crollo di oltre il 50% siamo vicini a un punto di svolta?

Gerardo Marciano

20 Agosto 2026 - 07:47

75 anni di dati svelano la stagionalità dell’avena. Agosto è il mese chiave: ora anche i grafici di lungo periodo mostrano segnali da monitorare.

 Avena, dopo il crollo di oltre il 50% siamo vicini a un punto di svolta?

Esiste un periodo dell’anno nel quale l’avena tende più frequentemente a formare un minimo? E ci sono mesi nei quali, al contrario, aumentano le probabilità di trovarsi in prossimità di un massimo? Per rispondere abbiamo analizzato 75 annate complete della serie mensile dei prezzi dell’avena pubblicata dall’USDA, utilizzando il 1949 e il periodo 1952-2025.

Per rendere confrontabili epoche caratterizzate da prezzi nominali molto diversi, ogni anno è stato normalizzato rispetto alla propria media. Il risultato mostra una stagionalità piuttosto chiara.

Agosto è il mese più debole, ma il dato più interessante viene dopo

La parte statisticamente più forte dell’anno tende a concentrarsi tra la primavera e l’inizio dell’estate.
Maggio presenta infatti il valore medio relativo più elevato, mentre da giugno la struttura comincia a indebolirsi rapidamente.

La stagionalità mostra un cambiamento molto netto tra primavera ed estate: maggio si colloca mediamente circa il 5% sopra la media annuale, mentre agosto quasi il 9% sotto. È il mese statisticamente più debole dell’anno.
Ma il dato più significativo è un altro. In 35 delle 75 annate analizzate, pari al 46,7% dei casi, agosto è stato il mese nel quale si è formato il minimo annuale. Quasi un minimo su due. Nessun altro mese presenta una concentrazione simile.

La debolezza estiva emerge anche osservando i singoli passaggi mensili. Soltanto nel 9,3% dei casi luglio è risultato superiore a giugno e soltanto nel 14,7% agosto ha superato luglio. Dopo agosto, invece, il comportamento cambia.

Settembre è risultato superiore ad agosto nel 72% delle osservazioni. La percentuale sale al 76% tra settembre e ottobre, al 77,3% tra ottobre e novembre e raggiunge l’80% tra novembre e dicembre. È probabilmente questa la sequenza più interessante dell’intera analisi: una forte debolezza estiva seguita, storicamente, da una maggiore frequenza di recuperi durante l’autunno.

Anche osservando soltanto gli ultimi 25 anni, dal 2001 al 2025, agosto continua a essere il mese mediamente più debole dell’anno. La frequenza con la quale coincide esattamente con il minimo annuale scende al 36%, ma la struttura stagionale rimane riconoscibile. Questo dettaglio è importante perché mostra che non stiamo osservando soltanto un fenomeno appartenente a decenni lontani.

Per quanto riguarda invece i massimi, la distribuzione è meno concentrata. Dicembre ha ospitato il massimo annuale nel 22,7% dei casi, gennaio nel 17,3%, giugno nel 16% e maggio nel 13,3%. Emergono quindi due aree di maggiore forza relativa: dicembre-gennaio e maggio-giugno. Naturalmente questi numeri non rappresentano una previsione. Indicano semplicemente i periodi nei quali determinati comportamenti si sono verificati più frequentemente. Ed è proprio per questo che la stagionalità diventa ancora più interessante se confrontata con ciò che sta accadendo oggi sui grafici.

Dal massimo del 2022 alla grande discesa: cosa stanno mostrando oggi i prezzi

Nel corso del 2022 l’avena raggiunse livelli eccezionalmente elevati. Sul grafico utilizzato per questa analisi il massimo si colloca intorno a 785. Da quel momento è iniziata una vera e propria carambola ribassista che negli anni successivi ha portato i prezzi fino in area 313,25 nel 2025.

Nel 2026 il mercato ha nuovamente testato la parte inferiore della propria struttura e oggi le scadenze più lontane si muovono intorno all’area dei 350. Il minimo del 2026 si è formato a giugno in area 316,25.
Il quadro diventa interessante soprattutto osservando le medie mobili di lungo periodo.

Sul grafico annuale i prezzi hanno reagito in prossimità della media mobile a 21 anni, riferimento che in passato ha rappresentato più volte una zona di sostegno per movimenti di lungo termine. Anche il grafico mensile mostra un elemento simile: il minimo dello scorso anno e la successiva fase di debolezza sono stati respinti in prossimità della media mobile a 200 mesi. Non significa che sia già iniziato un nuovo ciclo rialzista, ma indica che il mercato sta reagendo in una zona tecnicamente importante.

Sul grafico giornaliero i prezzi risultano invece compressi tra la media mobile a 21 giorni, che sta svolgendo funzione di supporto, e la media mobile a 200 giorni, che transita approssimativamente in area 354 e rappresenta la prima vera resistenza dinamica.

Verso il basso rimane fondamentale area 313,25, mentre sul settimanale il primo supporto intermedio passa in area 325. La prima resistenza realmente significativa si colloca invece a 369,75. Il suo eventuale superamento sarebbe interessante soprattutto perché permetterebbe di verificare se il mercato sia finalmente in grado di costruire una sequenza di minimi e massimi crescenti.

Più in alto rimane poi area 398, dove sul grafico analizzato transita la media mobile a 200 settimane.
La struttura tecnica può quindi essere sintetizzata attraverso cinque livelli:

313,25 – 325 – 354 – 369,75 – 398.

Non sono obiettivi di prezzo, ma livelli utili per capire se la lunga fase negativa iniziata nel 2022 stia continuando oppure se il mercato stia progressivamente cambiando struttura.

Quando statistica stagionale e grafici iniziano a guardare nella stessa direzione

Da una parte abbiamo 75 annate di storia che indicano agosto come il mese mediamente più debole dell’anno e come quello nel quale si è formato il minimo annuale nel 46,7% dei casi. Dall’altra abbiamo un mercato che arriva da una discesa durata diversi anni e che sta reagendo in prossimità di importanti riferimenti tecnici di lunghissimo periodo.

La coincidenza temporale merita attenzione. Non perché la stagionalità permetta di prevedere ciò che accadrà nel 2026, ma perché ci troviamo proprio nella parte dell’anno nella quale storicamente l’avena ha mostrato più frequentemente un cambiamento di comportamento.

Il dato forse più significativo rimane infatti la sequenza successiva ad agosto: 72% di rialzi tra agosto e settembre, 76% tra settembre e ottobre, 77,3% tra ottobre e novembre e 80% tra novembre e dicembre. Al tempo stesso, il grafico attuale presenta una struttura molto chiara. La tenuta dell’area 313,25-325 mantiene intatta la fase di stabilizzazione. Il superamento di 354 rappresenterebbe un primo cambiamento nel breve periodo.
369,75 è il livello attraverso il quale verificare l’eventuale formazione di minimi e massimi crescenti.

Infine, 398 rappresenta la resistenza di medio-lungo periodo probabilmente più significativa.
Va ricordato che l’analisi stagionale utilizza i prezzi mensili rilevati dall’USDA, mentre la lettura grafica riguarda il mercato dei futures. Sono serie differenti e non devono essere sovrapposte meccanicamente.
Ed è proprio questa distinzione a rendere più corretta la lettura dei dati.

La statistica non ci dice dove andrà l’avena. Ci dice però che agosto è storicamente il punto più delicato del suo calendario e che nei mesi immediatamente successivi la frequenza dei recuperi aumenta sensibilmente.
Il grafico, invece, ci indica i livelli attraverso i quali verificare se anche nel 2026 questa antica stagionalità troverà una conferma nei prezzi.

Dopo quattro anni di forte ridimensionamento, il mercato si trova quindi in un passaggio particolarmente interessante. Non perché sia possibile conoscere in anticipo il prossimo movimento, ma perché tempo, statistica e struttura grafica stanno convergendo in una zona del calendario che, nella lunga storia dell’avena, ha spesso rappresentato un punto di svolta.