Auto, il crollo di Stellantis coinvolgerà anche le altre case?

Antonio Zennaro

22/10/2024

Le valutazioni depresse dei titoli, che in altri momenti avrebbero potuto rappresentare un’opportunità d’acquisto, vengono ora interpretate come un segnale della trasformazione strutturale.

Auto, il crollo di Stellantis coinvolgerà anche le altre case?

Il mercato automobilistico europeo continua a mostrare segnali di debolezza, ma con alcune interessanti sfumature che emergono dai dati di settembre. Secondo le ultime rilevazioni dell’associazione europea dei costruttori (ACEA), le immatricolazioni nei paesi UE, EFTA e Regno Unito hanno registrato una contrazione del 4,2% su base annua, attestandosi a 1.118.083 veicoli. Un dato che, pur negativo, mostra un rallentamento della discesa rispetto ai mesi precedenti.

L’analisi dei singoli mercati rivela un quadro eterogeneo. La Francia guida la classifica dei ribassi con un -11,1%, seguita dall’Italia con un -10,7% e dalla Germania che segna un -7%. In controtendenza la Spagna, unico tra i grandi mercati a registrare una crescita, con un incoraggiante +6,3%.

Particolare attenzione merita la performance del gruppo Stellantis, che ha vissuto un mese di settembre particolarmente difficile. Il colosso automobilistico, che riunisce marchi storici come Fiat, Jeep, Alfa Romeo, Peugeot, Opel/Vauxhall, Citroen e DS, ha registrato una marcata flessione delle immatricolazioni, con un calo del 26% rispetto all’anno precedente. Questo risultato si riflette anche nella quota di mercato, scesa al 13,3% dal 13,7% di agosto.

Un elemento di particolare interesse emerge dal segmento delle auto elettriche. A settembre, le immatricolazioni di veicoli a batteria nell’area EU-EFTA+UK hanno mostrato una crescita significativa del 13,9%, raggiungendo 213.443 unità. Tuttavia, guardando all’intero periodo gennaio-settembre, si registra ancora un saldo negativo del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Il mercato automobilistico europeo si trova ad affrontare una fase particolarmente delicata, dove alla transizione elettrica si aggiunge la crescente pressione competitiva dei costruttori cinesi. L’incremento dell’1% nelle immatricolazioni dei primi nove mesi dell’anno nasconde infatti preoccupazioni più profonde per l’industria continentale.

La Commissione Europea ha recentemente avviato un’indagine anti-sovvenzioni sulle auto elettriche provenienti dalla Cina, aprendo il dibattito sull’introduzione di possibili dazi. Una mossa che riflette la crescente preoccupazione per la competitività dell’industria automobilistica europea, minacciata da prodotti cinesi che possono contare su significativi vantaggi di costo.
In questo contesto, la questione non è più solo quella della transizione verso la mobilità elettrica, ma della capacità dell’industria europea di competere in un mercato globale sempre più aggressivo. L’eventuale introduzione di dazi potrebbe ridisegnare gli equilibri del mercato, ma resta da vedere se questa sarà una risposta sufficiente per proteggere i costruttori europei senza penalizzare eccessivamente i consumatori in termini di prezzi e scelta.

Il sentiment negativo del settore si riflette pesantemente anche sui mercati finanziari, dove i titoli automotive europei attraversano una fase di profonda svalutazione. Gli investitori guardano con crescente preoccupazione alle sfide strutturali che il settore deve affrontare: dai costosi investimenti richiesti per la transizione elettrica, alla pressione sui margini dovuta alla concorrenza asiatica, fino ai crescenti costi delle materie prime e dell’energia.

La combinazione di questi fattori sta spingendo molti gestori di fondi a riconsiderare il proprio posizionamento nel settore automotive. Le valutazioni depresse dei titoli, che in altri momenti avrebbero potuto rappresentare un’opportunità d’acquisto, vengono ora interpretate come un segnale della trasformazione strutturale che sta attraversando l’industria, con rischi significativi per la redditività futura dei costruttori tradizionali.