Artemis II, è partita la missione spaziale NASA verso l’orbita della luna

Giulia Sami

2 Aprile 2026 - 12:29

Più di mezzo secolo dopo l’Apollo 11, il razzo SLS è partito dal Kennedy Space Center verso l’orbita lunare, dando il via alla missione Artemis II. Ma senza allunaggio.

Artemis II, è partita la missione spaziale NASA verso l’orbita della luna

Poco dopo la mezzanotte di oggi, 2 aprile 2026, il razzo SLS (Space Launch System) si stacca dal suolo terrestre in prossimità del Kennedy Space Center e inizia il suo viaggio spaziale. La direzione è la stessa di cinquantasette anni fa: la Luna.

Ma, a differenza dell’Apollo 11, il programma Artemis II non prevede allunaggio. Gli astronauti, infatti, si limiteranno a orbitare intorno al nostro satellite per dieci giorni, prima di fare ritorno. Si tratta del primo volo umano oltre l’orbita terrestre bassa dai tempi di Apollo 17, l’ultima missione del programma Apollo, avvenuta nel 1972.

I dettagli della missione Artemis II

Il lancio del razzo SLS dà il via alla missione Artemis II. Il nome non è casuale: nella mitologia greca, la dea Artemide era la sorella gemella di Apollo. E oggi, più di mezzo secolo dopo l’Apollo 11, l’uomo torna a superare l’orbita terrestre verso il sorvolo della Luna prima del rientro, a una distanza di 400.000 chilometri dalla Terra, superando il record dell’Apollo 13.
A portare gli astronauti fino all’orbita lunare sarà, per la prima volta, la navetta Orion, chiamata Integrity.

Dopo vari rinvii, la missione Artemis II della NASA è decollata dalla rampa 39B del Kennedy Space Center, in Florida, alle 00:35 ora italiana del 2 aprile 2026 (le 18:35 del 1° aprile in Florida). La missione non include un allunaggio: è previsto invece un sorvolo della Luna, con rientro sulla Terra programmato per l’11 aprile alle 02:10 italiane.

Per la prima volta dal programma Apollo gli esseri umani viaggiano oltre l’orbita terrestre bassa. Infatti, l’ultima missione di questo tipo risale al 1972 con Apollo 17. Artemis II segna anche un primato di diversità: a bordo ci sono per la prima volta una donna (Koch), una persona di colore (Glover) e un astronauta non americano (Hansen).

Le operazioni di preparazione al lancio di Artemis II sono iniziate circa 49 ore prima del decollo, con il caricamento dei propellenti criogenici (ossigeno e idrogeno liquidi) nei serbatoi dell’SLS, un’operazione delicata che ha richiesto temperature estremamente basse. Il rifornimento è stato effettuato in due fasi, a riempimento lento e rapido, con circa 742.000 litri di ossigeno liquido e oltre 2 milioni di litri di idrogeno liquido, seguito da una pausa programmata per verificare i principali parametri del veicolo.

Durante il conto alla rovescia sono emerse alcune anomalie, relative al Flight Termination System - un sistema di sicurezza del razzo che lo distrugge automaticamente se devia dalla traiettoria prevista, per proteggere persone e aree abitate intorno al lancio - e al Launch Abort System - un sistema d’emergenza che, in caso di problemi durante il decollo, può staccare rapidamente la capsula con gli astronauti dal razzo per metterli in sicurezza - entrambe risolte rapidamente.
Anche le condizioni meteo, con venti al suolo e nubi cumuliformi sotto osservazione, si sono rivelate favorevoli, con l’80% di probabilità di successo nella finestra di lancio, nonostante l’attività solare intensa dovuta a un’espulsione di massa coronale.

Dopo l’ultima serie di verifiche e la pausa a circa 10 minuti dal decollo, il direttore delle operazioni Charlie Blackwell-Thompson ha dato il via definitivo, e alle 00:35 italiane del 2 aprile 2026 il razzo SLS è finalmente partito dalla rampa 39B del Kennedy Space Center.

La preparazione dell’equipaggio dell’Artemis II

Si tratta del primo programma di Artemis con equipaggio, composto da: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e la specialista di missione Christina Koch (tutti e tre della NASA), con lo specialista di missione Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese. Koch, la prima donna a partecipare a un volo lunare, ha dichiarato:

“Speriamo fortemente che questa missione segni l’inizio di un’era in cui chiunque potrà guardare la Luna e considerarla una vera e propria destinazione”.

I quattro astronauti si sono preparati alla missione con una lunga quarantena iniziata il 26 gennaio, in cui hanno affrontato controlli medici, seguito il programma di sonno controllato e il piano nutrizionale per mantenere energia e idratazione in vista del lancio.

In occasione della missione, sono state realizzate delle tute apposite per gli astronauti. Sono state create su misura per i componenti, per garantire una maggiore mobilità, e al tempo stesso sono state migliorate lato sicurezza. Lo strato esterno è ignifugo, e la cerniera più robusta permette agli astronauti di indossare la tuta con più facilità. I guanti sono stati resi più compatibili con il touchscreen e gli stivali sono rinforzati in caso di incendio. I miglioramenti apportati al design e all’ingegneria delle tute hanno l’obiettivo di offrire un ulteriore livello di protezione agli astronauti.

Charlie Blackwell-Thompson, direttrice del lancio per il programma Exploration Ground Systems della Nasa, ha condiviso un messaggio per i quattro astronauti:

“Oggi portate il lavoro di migliaia di persone e le speranze di milioni. Il team è pronto, il veicolo è pronto. Voi siete pronti”.

Cos’è accaduto dopo il lancio dell’SLS

Dopo il decollo, i booster laterali dello SLS si sono separati pochi minuti dopo aver esaurito il carburante, lasciando il compito di spinta ai quattro motori dello stadio principale, che si è staccato circa 8 minuti e mezzo dopo il lancio, cadendo in mare. Successivamente, lo stadio superiore, l’Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS), ha portato la navicella Orion in orbita attorno alla Terra. Qui il pilota Victor Glover ha completato con successo tutte le operazioni di prossimità, separando Orion dall’ICPS e simulando manovre di avvicinamento e rotazioni usando lo stadio come riferimento.

Orion resterà in orbita per circa 23 ore, raggiungendo un’altitudine massima di 70.000 chilometri, mai raggiunta dai tempi delle missioni Apollo, prima di dirigersi verso la Luna. La missione durerà circa 10 giorni, durante i quali l’equipaggio testerà tutti i sistemi della capsula in condizioni operative reali, inclusi navigazione, comunicazioni, supporto vitale e manovre manuali, come prova generale per i futuri allunaggi. Se tutto andrà bene, stabiliranno un record allontanandosi dalla Terra più di qualsiasi essere umano prima di loro.

Durante il viaggio verso il nostro satellite, gli astronauti raccoglieranno dati sull’ambiente dello spazio profondo, comprese le radiazioni cosmiche. Il momento principale sarà il sorvolo della Luna tra circa 5 giorni, durante il quale la capsula passerà vicino alla superficie senza entrarvi in orbita, osservando anche il lato nascosto. La gravità lunare verrà utilizzata per modificare la traiettoria e avviare il ritorno sulla Terra, con rientro nell’atmosfera e ammaraggio previsto nell’oceano l’11 aprile.

Se la missione avrà successo, Artemis IV, prevista per il 2028, segnerà il ritorno degli esseri umani sulla superficie lunare dopo oltre 50 anni. Il programma Artemis ha però obiettivi ben più ambiziosi rispetto alle missioni Apollo: non si tratta solo di tornare sulla Luna, ma di costruirvi basi permanenti che fungeranno da punto di partenza per l’esplorazione di Marte.

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